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Storie e storielline. Il libro di Aldo Cazzullo sulla Bibbia

Aldo Cazzullo sta conoscendo un grande successo con il suo libro "Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia".
Il libro delude. La Bibbia è presa troppo alla lettera e il suo linguaggio allusivo non è messo nella luce giusta.
Le vicende familiari di Cazzullo e la sua "scoperta" del testo sacro

“Il Dio dei nostri padri. Il grande romanzo della Bibbia” (HarperCollins, Italia, 2024) è stato il libro più letto durante lo scorso anno, pur in questa nostra epoca di superficialità, con figli e nipoti attaccati al cellulare e ai social e viventi in un continuo presente, senza passato e senza domani. 

Forse il successo è legato alla notorietà del suo autore, Aldo Cazzullo, giornalista, scrittore, vicedirettore del Corriere della Sera, titolare inoltre di una trasmissione TV molto popolare, “Una giornata particolare”. 

La delusione e le sue ragioni

Devo però confessare che questo libro, acquistato con molte aspettative, mi ha deluso, rivelandosi superficiale, banale e anche un po’ noioso e ripetitivo.

Ho studiato la Bibbia per sette anni, con la guida di insegnanti molto brave e preparate, e forse non sono in grado di giudicare un’opera comunque onesta, dove l’autore fa con la Bibbia ciò che aveva fatto con Dante: ci racconta la storia, in modo chiaro e comprensibile a tutti, non nella prospettiva del religioso e dell’esegeta, ma prettamente letteraria. Ma la mia familiarità con la Bibbia, mi ha insegnato che il linguaggio biblico non va preso alla lettera. E' linguaggio simbolico, allegorico e immaginifico e va inserito nei vari contesti storici e sociali dei diversi libri che la compongono. 

Queste “storielline”del Vecchio Testamento sono presentate invece come assolutamente vere – non importa, ad esempio,  se compare sotto vari multipli il numero 7, numero magico per eccellenza, se l’esercito degli Ebrei è ricchissimo di uomini come non lo fu mai, se ci sono stupri, tradimenti, massacri, se Dio in certe pagine appare spietato e feroce e non sembra rivolgersi a tutti gli esseri umani, ma ad una strettissima minoranza.

La storia della Bibbia e la nostra storia

Continui sono poi i riferimenti dell’autore all’attualità, alla nostra vita, passando attraverso le vicende storiche e i capolavori dell’arte, perché la Bibbia ci conduce alle radici della nostra cultura, cristiana e occidentale. Infatti, se la generazione dei nostri nonni ha vissuto “sotto l’occhio di Dio”, quella successiva ha coltivato il dubbio e quella dopo ancora nemmeno quello, per questo  penso che la lettura della Bibbia oggi abbia perso l’ importanza che aveva un tempo.

Così, per non fare un torto alla miriade di storie raccontate, forse è necessario spogliarci del modo moderno di vedere le cose in forma razionale e andare al di là delle singole parole e delle loro connessioni. Anche se per me non è facile.

Cazzullo si lascia prendere dal fascino millenario delle storie presentate  con grande ricchezza storico- letteraria: Adamo ed Eva, Caino e Abele, Noè, Mosè, Davide che taglia la testa di Golia, fino a Salomone. E poi le grandi donne: Giuditta, Ester, Susanna. 

L’autore è davvero affascinato dal libro, tanto che ammette: ”non so se l’abbia scritto Dio, ma sicuramente è scritto da dio”.

Una parola di uomini che parla - anche - di Dio

Ho imparato però che la Bibbia  - come del resto commenta Avvenire - è essenzialmente parola di uomini, dove si parla moltissimo di cose umane, e talvolta anche di Dio, mentre gli stessi Salmi sono preghiere tutte umane, dove Dio è il destinatario, non il mittente. 

Solo occasionalmente si trovano nel Vecchio Testamento  messaggi divini di amore e armonia, di misericordia, di compassione, anche se  Dio sembra privilegiare i più deboli e fragili: Abramo e Sara vecchi, Isacco cieco, Mosè balbuziente, Davide pastorello, Giuditta vedova.

Un grosso limite è che vengono considerati dall’autore soltanto i libri più noti dell’Antico Testamento, come se il Nuovo non fosse parte della fede: i riferimenti a Gesù si ritrovano qua e là, come profezia di Isaia e Ezechiele. E nelle ultime pagine.

Qui – come già nel prologo - Cazzullo ci confessa che la Bibbia gli è capitata per caso  tra le mani (è stata una rivelazione!) sul comodino del padre, ormai morente, credente e con la speranza che ci sia un aldilà, dopo un’esperienza di pre - morte. 

Le pagine che lo scrittore dedica a Lazzaro e alla sua resurrezione ne sarebbero una conferma. Perché occorre anche lasciare, secondo me,  uno spiraglio aperto al mistero, a un Salvatore che viene a riscattare l’umanità, e al desiderio di tornare a vedere Dio.

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