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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Sette opere di misericordia per il giubileo 2025. “Pellegrini di speranza”

Caravaggio

Produzione deSidera - Teatro de Gli Incamminati

 

Pellegrini di speranza Produzione deSidera Teatro de Gli Incamminati

 

Una “cosa” interessante la sera di venerdì 4 luglio in Santa Maria Maggiore: un’immagine ha preso forma in modi insoliti e suggestivi

 

Le sette opere di Misericordia Michelangelo Merisi da Caravaggio
Le sette opere di Misericordia Michelangelo Merisi da Caravaggio. Pio Monte della Misericordia, Napoli 1606

 

Il primo elemento di interesse sta nel fatto che non si sa come definire l’iniziativa; definirla spettacolo è ridurla e snaturarla; lo stesso dire lezione drammatizzata di storia dell’arte o riflessione in tema di misericordia. Anche “sacra rappresentazione” risulta categoria parziale: è stata una “cosa” bella e nuova per tanti motivi.

Il bello

Profondo il testo (Francesco Niccolini), coinvolgente la lettura drammatizza dei due attori (Benedetta Giuntini e Luigi D’Elia), struggente in suono vagante di un sassofono (Dimitri Espinoza), fulminanti i tagli di luci e di ombre - drammaticamente caravaggeschi - che hanno reso la Basilica coprotagonista della narrazione.

Il nuovo

Nuovo in due aspetti

Il dipinto - protagonista principale della vicenda - non si è mai visto: solo evocato, raccontato, montato e rimontato senza mai poterlo vedere in una sorta di ascesi visiva, digiuno di immagini per “sguardi” forse più puri sull’arte.

La messa in scena realizza - esito non facile - una sintesi di più ambiti culturali e di arte: prosa, musica, pittura, teatro, storia, architettura: anche coinvolgente azione pastorale.

Misericordia

Protagonista latente della “cosa” è la misericordia: il dipinto di Caravaggio è testimonianza suggestiva, quasi esegesi del passo del Vangelo (Mt 25, 25-46).

Prima del dipinto - che Caravaggio esegue a Napoli nel 1606 per il Pio Monte della Misericordia - l’azione teatrale mette in scena (senza mostrarli) due dipinti in tema di misericordia: il “Polittico della Misericordia”, dipinto da Piero della Francesca a metà ‘400 e la “Madonna del popolo” che Federico Barocci dipinge dopo poco più di un secolo.

 

Piero della Francesca Polittico della Misericordia
Piero della Francesca Polittico della Misericordia. Sansepolcro, 1450 ca

 

Tutti guardano in alto

L’interpretazione drammaturgica dei due dipinti si concentra sugli sguardi del popolo: tutti gli sguardi sono rivolti verso l’alto, negli spazi “altri” del divino.

Piero della Francesca illustra l'antica antifona “Sub tuum presidium” (III° secolo): “Sotto la tua protezione troviamo rifugio …Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova...“; e ancora in una devozione già diffusa nel XIII° secolo,  Maria dice: “Il mio ampio mantello è la mia misericordia. Misericordiosa mi rese mio Figlio. Vieni tu dunque a riparati sotto il mio mantello.”

Federico Barocci illustra - con cattolica ortodossia - il popolo che nel subbuglio del vivere quotidiano chiede, prega e aspetta la Provvidenza; Maria intercede; Cristo, con mano aperta, elargisce nella luce celeste tra cori di angeli.

Nessuno guarda in alto

Caravaggio definisce la composizione su due registri nettamente distinti tra alto e basso; nessuno guarda in alto.

In basso in un vicolo buio persone offrono e ricevono atti di misericordia senza avvertire di essere osservati.

In alto Maria, un gioioso Bambino e due angeli guardano la scena.

Un angelo con le ali bianche apre le braccia ad angolo retto; trattiene lo sporgersi della Madre e del Bambino e anche sorregge l’altro angelo - con ali nere - come a trattenerlo dall’immischiarsi nel tramestio del vicolo.

L’ombra delle figure celesti si proietta sul muro della prigione e l’ala dell’angelo s’incastra tra le sbarre della finestra: solo ombra e battito d’ala collegano il mondo celeste con quello terreno.

Caravaggio non separa le opere di misericordia in una composizione didascalica; le affastella sovrapponendole in un vortice di forme che è il turbinio della quotidianità, dove la misericordia diventa un globale progetto di vita, di società e di storia. Due luci squarciano il buio: la fiamma di una torcia avanza nel vicolo e il riverbero di una luce d’incerta provenienza.

Dalla vita al teatro, dal teatro alla vita

Dallo “smontaggio” dell’opera di Caravaggio - suggestione di maggior interesse dell’iniziativa “deSidera” - la “misericordia” diventa responsabilità laica esposta al giudizio della storia; assume una dimensione moderna, in grande assonanza col sentire contemporaneo, coinvolgente e inclusiva, contagiosa: non - o non solo - intervento atteso “dall’alto”, ma “stile” per la qualità delle relazioni tra persone nel tempo ordinario.

La suggestione dell’insieme non è solo di Michelangelo da Caravaggio, ma anche di chi lo ha interpretato (forse abusando un poco dell’ambiguo fascino delle personali vicende di un artista tormentato dalla vita).

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