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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

La sala delle decisioni importanti. Miti antichi, cronache moderne

Provincia di Bergamo sede

 

La sala delle decisioni importanti.
Anche Bergamo ha la sua “situation room
(vedasi Stanza Ovale alla Casa Bianca di Washington)

 

 

Si tratta del salone di Ulisse in condominio tra l’Istituzione Provincia e l’Istituzione Prefettura nel palazzo di via Tasso, utilizzato per scambio di informazioni e confronto tra più Enti, in particolare in momenti che richiedono decisioni condivise e urgenti.

 

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Salone di Ulisse - Palazzo della Provincia, 1869

Nome della sala e decorazione: auspici di linee politiche

Il salone - affacciato al colonnato centrale del fronte del palazzo - è occupato da un tavolo monumentale: il “tavolo” per antonomasia delle concertazioni politiche.

Pareti e soffitto sono decorati da una serie di affreschi strappati e riportati che illustrano le vicende di Ulisse, in particolare “L’assegnazione da parte di Agamennone delle armi di Achille ad Ulisse e il suicidio di Aiace.”

L’eredità politica di Achille

Il tema del ciclo figurativo, strettamente connesso alla destinazione ufficiale della sala, riprende vicende dell’Odissea: Achille è morto; le sue armi giacciono ai piedi del trono di Agamennone che deve decidere se assegnarle a Ulisse o ad Aiace in implicita scelta di linea politica: mediazione o aggressione, astuzia o strenuo eroismo.

 

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Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco - Ulisse e Agamennone, affresco 1540

Ulisse, colto nel trasporto oratorio, vince; Aiace, deluso e amareggiato, non sopportando l’onta e le prospettive politiche, si trafigge.

 

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Giovanni Battista Castello, detto il Bergamasco - Aiace si trafigge, affresco 1540

Dal mito alla cronaca

Il mito classico rappresentato sul soffitto propone tre modelli di eroe, cioè tre modelli di politica: Aiace, strenuo eroe totale; Agamennone, accentratore; Ulisse, mediatore. Sulle pareti - in basso Marte con i guerrieri, in alto Apollo, Minerva e le Muse - le immagini raccontano la supremazia dell’intelletto e delle Arti della pace, su violenza, conflitto e guerra.

Nel salone di Ulisse - a Bergamo luogo destinato ad accogliere il potere presente e futuro - si offre la “consegna” ai contingenti uomini del locale governo nel solenne mandato al dialogo per concertazione, mediazione, incontro, pacificazione.

Tasse, arte e antichi miti

L’intero ciclo di affreschi, soffitto e pareti - fu commissionato negli anni intorno a metà ‘500 dalla famiglia Lanzi a Giovanni Battista Castello detto il Bergamasco per il salone della villa di Gorlago dove in età veneta si teneva l’ufficio dell’estimo (definizione della tassazione da imporre a terreni e fabbricati).

Gli affreschi e il loro autore - nato a Gandino e morto alla corte di Madrid dopo aver lavorato con grande successo a Genova - godettero a livello locale - per qualità pittorica e di messaggio - di grande, meritata fama.

Storia di una scommessa

A metà Ottocento la villa, ridotta ad usi agricoli, si trovava in grave stato di abbandono e il salone adibito “per porvi bachi da seta” con l’aggiunta di una “mal tenuta stufa che affumicava i dipinti”.

Per contrastare l’irrimediabile perdita del ciclo pittorico - tra le poche opere del Castello rimaste nel territorio bergamasco - il principe Giovanelli, nuovo proprietario, offrì in regalo i dipinti al Comune di Bergamo. Dopo vivaci polemiche, si decise lo strappo con sperimentali, rischiose tecniche di avanguardia. Si trattava di staccare svariati quintali di antico intonaco, arrotolarli e trasferirli ricomponendo il ciclo decorativo in una nuova sede.

Dopo altre discussioni si concordò la collocazione in una sala appositamente dimensionata nel palazzo in costruzione “in Borgo” - nella Città Bassa - per la nuova Amministrazione Dipartimentale.

L’intera operazione di stacco, trasporto e ricomposizione - compiuta con successo e corale stupore nel 1869 - fu curata dal restauratore Antonio Zanchi e dallo scenografo Carlo Rota (che aggiunse anche qualchecosa di suo).

Per la cultura politica

Chi a suo tempo commissionò i dipinti a Gorlago volle rivolgere ammonimento di giustizia ed equità ai notabili che stabilivano gli estimi.

Chi volle trasportare i dipinti nel nuovo palazzo propose, in nobile decoro, alta cultura politica per il nascente Stato, finalmente unito nelle diversità.

(Messaggio non sempre pervenuto).

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