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Remember Gaza

Gaza

Il dramma di Gaza e l’arte. In occasione di una Biennale di Venezia, incontro con Emily Jacir, artista nativa di Ramallah. In questi giorni Jacir è presente a una mostra, a Brescia

Donna, artista. E palestinese

Dimenticare le orribili scene di violenza perpetrate dagli israeliani a Gaza e in Cisgiordania non sarà facile. Non serviranno i distinguo, valutare con competenza le ragioni dell’inizio delle atrocità, spegnere le immagini massmediologiche, mettere la testa sotto il cuscino, abbandonare desolati ogni speranza di pace duratura. Niente sarà come prima.

Ci resta il dovere di registrare qualche testimonianza che agisca in questa nostra realtà che (ancora per quanto?) non è in guerra ma che invoca a gran voce il riarmo, dell’Europa e delle nazioni.

A una delle ultime Biennali di Venezia ho avuto la fortuna di avere un breve colloquio con Emily Jacir, un’artista palestinese nata a Ramallah nel 1970, ospite del padiglione egiziano. Non le avevo mai parlato e ignoravo la sua attività artistica prima di aver visto il suo video proiettato nella mostra che testimoniava le difficoltà della sua gente a muoversi, sui continui checkpoint e asfissianti controlli alle frontiere. Nel breve occasionale incontro tra due sconosciuti, aveva tuttavia accennato al desiderio di organizzare a Gaza una Biennale Palestinese, impresa avversata dalle autorità locali perché considerata un inutile spreco di risorse e dagli occupanti israeliani un’autentica assurdità mai realizzabile. In questi ultimi travagliosi tempi, ho saputo che in effetti le opere per una mostra nazionale a Gaza City erano state raccolte e selezionate ma, ahimè, sepolte e distrutte in uno scantinato sotto i calcinacci dei bombardamenti israeliani.

Una mostra a Brescia

sana giulia

Sotto l’egida di Brescia Musei, in S.Giulia è allestita (fino al 22 febbraio) una mostra molto interessante che si intitola  “Material for an exibition. Storie, memorie e lotte della Palestina e del Mediterraneo”. Tra gli espositori c’è anche Emily Jacir, l’artista palestinese che avevo incontrato a Venezia e che continua la propria vita da esule un po' errabonda tra la Sicilia, Roma, Austria e Stati Uniti.

Una tenda. Per non dimenticare

A Brescia l’artista espone una tenda per rifugiati a misura di famiglia, su cui sono stampati tutti i nomi dei villaggi palestinesi occupati e spopolati da Israele nel 1948.  C’è anche un’opera composta da mille libri bianchi sui quali l’artista ha riprodotto i colpi d’arma da fuoco con cui il Mossad ha ucciso nel 1972 il poeta Palestinese Vael Zuaiter, perforando il libro "Le mille e una notte" che il poeta portava nel taschino.

 

EMILY JACIR belongings Memorial to 418 Palestinian Villages which were Destroyed, Depopulated and Occupied by Israel in 1948

L’istituzione museale bresciana ha il merito di aver riportato l’attenzione sulla creatività artistica che si interroga sui diritti umani violati, operando direttamente con gli esponenti di una cultura, quella palestinese, che si vorrebbe annientare come si sta facendo per un intero popolo.

Accanto alle numerose letture delle poesie dei poeti palestinesi, sentite anche a Bergamo, sarebbe auspicabile ospitare anche una presenza concreta di opere provenienti da quella terra martoriata e la riscoperta della cultura di un popolo così violentemente martoriato.

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