I naufragi di immigrati continuano e spesso non fanno più notizia. In passato sono avvenuti grandi e drammatici naufragi di migranti. L’immagine di un naufragio del passato in un capolavoro di Théodore Géricault, “La zattera della Medusa” e le immagini di quelli di oggi. Per non dimenticare
Naufragi:
1890 piroscafo Ortigia: 170 morti davanti alle coste argentine. Migranti del sud Italia.
1891 nave Utopia: oltre 800 morti al largo di Gibilterra. Emigranti italiani dal Piemonte, Liguria, Veneto, Toscana.
1898 nave Bourgogne: 650 morti accertati al largo delle coste canadesi. Emigranti del centro e sud Italia.
1906 nave Sirio: circa 500 morti al largo della Sardegna. Emigranti del sud.
1927 nave Principessa Mafalda: 670 morti davanti alle coste del Brasile. Emigranti italiani veneti, lombardi, piemontesi.
Perché non sono rimasti a casa loro?
Non è solo un elenco di disgrazie. “Perché non sono restati a casa loro?” “Dobbiamo accoglierli tutti?” “Se la sono cercata…”La nostra memoria è labile o preferisce non ricordare. I naufraghi di ieri e quelli di oggi non fanno più notizia. Spesso quelli di oggi, come quelli di ieri, non hanno nome.
Gli emigranti sono transitati da questa vita piena di speranze a una morte anonima. Oggi, come ieri, la morte in fondo al mare è decretata dalle scelte politiche dalle potenze istituzionali, dagli accordi tra paesi aguzzini che alimentano la tratta degli schiavi, dalle paure indotte verso l’emigrazione fonte di insicurezza e messa in dubbi dei priviegi.
Studiando il famoso quadro di Théodore Géricault, “La zattera della Medusa", dipinto ad olio su tela realizzato nel 1818-19 e conservato al Louvre di Parigi, mi è venuta la curiosità di conoscere le notizie sui naufragi che hanno riguardato i nostri emigranti dalla fine dell’Ottocento agli inizi del Novecento. Ne è scaturito l’elenco precedente.
“Mio fratello che guardi il mondo, e il mondo non somiglia a te,
mio fratello che guardi il cielo, il cielo non ti guarda;
se c’è una strada sotto il mare, prima o poi ci troverà,
se c’è una strada dentro i cuori degli altri, prima o poi si traccerà” (Ivano Fossati).
Il dramma della “Medusa”. Il capolavoro di Géricault
Il dipinto di Géricault, quando fu esposto al Salon Ufficiale di Parigi, generò controversie, condanne ufficiali e commenti negativi da parte dei critici dell’epoca. Acquistato dal Louvre dopo la morte dell’artista a soli 33 anni, oggi il dipinto è considerato lo spartiacque e il punto di rottura con il neoclassicismo imperante. È icona del preromanticismo; ha influenzato i lavori di Delacroix, Turner, Courbet, Manet.

La fregata francese “Meduse” naufraga nel luglio 1816 al largo della Mauritania per incagliamento e imperizia del comandante. Oltre 250 persone si salvano con le scialuppe ma altre 150 (le più besse nella sfera sociale) si imbarcano su una zattera di fortuna lunga 20 metri e larga 7. La zattera fu dapprima trainata dalle scialuppe, ma il carico umano troppo pesante fece rompere le funi. Da quel momento iniziò un viaggio al limite di ogni esperienza umana. Dopo 13 giorni alla deriva, i superstiti furono soccorsi dal battello Argus che transitava occasionalmente da quel tratto di mare. Solo 15 persone, delle 150, fecero ritorno a casa. Un cerusico-barbiere che era sulla zattera, al processo parlò delle discriminazioni verso i non privilegiati al momento del naufragio: neri, mozzi, giovani lavoranti quasi tutti di origine africana.
I giornali più illuminati di quel tempo hanno illustrato la tragedia e seguito il processo, dando al naufragio una risonanza internazionale.
” Tutta la nostra società è a bordo di quella zattera. L’uomo di colore che issa uno straccio sul pennone per segnalare la posizione al battello di soccorso, è simbolo della battaglia per l’abolizione dello schiavismo”.

I naufragi di ieri e quelli di oggi
Il Mediterraneo continua oggi ad essere teatro di tragici naufragi. In questi primi due mesi del 2026, oltre 480 morti e dispersi accertati sono finiti in fondo al mare. Il 6 febbraio al largo della Libia sono annegate 53 persone, inclusi due neonati. Due soli superstiti.
Nel gennaio è stata segnalata la morte di circa 50 persone, a seguito di una traversata dalla Tunisia in condizioni di meteo avverse.
Notizie che durano pochi giorni, quasi mai segnalate dalle autorità italiane. Sparite dall’attenzione dell’opinione pubblica come sono spariti in fondo al mare i migranti. Criminali assassini sono i trafficanti in terra e in mare ma cinici, disumani e volutamente complici i governanti di qua e di là del Mediterraneo, Mare Nostrum. Non si vogliono governare i flussi di persone in movimento. Si costruiscono contratti capestro con i paesi che detengono i migranti nei lager e li fanno partire su natanti impossibili dopo il pagamento di cifre notevoli. Le capitanerie di porto fanno finta di non vedere. Si colpiscono le navi umanitarie che si chiamano Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving, Sea Watch, SOS Humanity, Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere. Il diritto marittimo internazionale è completamente ignorato. I principi umanitari sono regolarmente calpestati.

Dicono i volontari: “Ci puniscono perché ci siamo rifiutati di collaborare con le milizie libiche”. “Stanno studiando il blocco navale come interdizione all’ingresso nelle acque territoriali”. Il decreto-legge del governo italiano di fatto cancellerebbe ogni diritto d’asilo, gettando alle ortiche ogni concetto di solidarietà umana.
“Mare nostro che non sei nei cieli e abbracci i confini dell’isola e del mondo / sia benedetto il tuo sale, sia benedetto il tuo fondale / accogli le gremite imbarcazioni senza una strada sopra le tue onde / i pescatori usciti nella notte, le loro reti tra le tue creature che tornano al mattino con la pesca dei naufraghi salvati” (Erri De Luca).
