Il viaggio dei Magi, la nascita e la morte. Oltre i nostri rassicuranti e fragili stereotipi. Contemplare il mistero attraverso la forza evocativa dell'arte
La chiamata delle genti
La pagina dell’evangelista Matteo che racconta l’Epifania propone nei termini di una narrazione quasi fiabesca i grandi temi che S. Paolo enuncia nella Lettera agli Efesini: il mistero delle genti chiamate a formare lo stesso corpo, a essere partecipi della stessa eredità e promessa per mezzo del Vangelo manifestato nel bambino di Betlemme.
Ogni stirpe della terra entra nell’elezione di Israele, il popolo “figlio”, drammaticamente incapace di riconoscere la propria esistenza come benedizione per le Nazioni e per tutti.
Ad accorgersi della nascita di Gesù non sono infatti i sacerdoti e gli scribi vicini ad Erode, preoccupati della conservazione dell’ordine più che di scrutare i segni della vita. Lo accolgono invece coloro che, pur lontani per lingua, costumi, scritture, cercano le cose alte e inaccessibili; eppure, prossime e intime a ogni uomo in qualsiasi terra egli abiti: altezza e profondità del vangelo e del bene.
Il Trittico dell’Epifania di Hieronymus Bosch

Un dipinto di Hieronymus Bosch tocca questi argomenti e descrive l’Epifania nello stile sorprendente e acuto del grande artista olandese vissuto tra ‘400 e ‘500.
Il Trittico dell’Epifania di Madrid inserisce la scena dell’adorazione dei Magi in un luminoso paesaggio apparentemente molto lontano dalle allucinate e sulfuree rappresentazioni consuete al pittore. Sono tanti, diversi, contraddittori, i personaggi e gli elementi presenti nell’opera.

Nella faccia interna dello scomparto sinistro è raffigurato il donatore (Pietro Bronckhorst) col protettore San Pietro. Nello sfondo, sotto una tettoia di fortuna adattata alle rovine di un edificio pagano, san Giuseppe si volta e ci guarda, da solo, in disparte, seduto sulla cesta rovesciata del bucato. Sta asciugando al fuoco i pannolini del piccolo Gesù in questo tenero, ingenuo e umanissimo frammento di pittura.
Sottili manifestazioni del male presente nel mondo sono il rospo in equilibrio sopra la chiave di volta della porta gotica, i demoni dipinti alla sua base, la danza paesana al suono della cornamusa.
Nella parte centrale c’è la capanna, precaria e malconcia, pare già un miracolo che non crolli.
La Vergine tiene ritto sulle ginocchia il piccolo figlio davanti ai tre re, solenni nei loro abiti meravigliosamente trapunti di simboli e storie. Dal buio dell’interno lo sguardo mite del bellissimo e morbido asinello veglia sulla madre col bambino.

Sulla soglia della porta strane e inquietanti figure deformi e cattive sbirciano invece malignamente.
Sono state variamente interpretate, rappresentano forse i poteri del mondo che vedono come una terribile minaccia il re di giustizia appena nato (così farà Erode).

Non sappiamo dire se è semplice curiosità oppure un desiderio di tenerezza e di pace quello dei pastori e suonatori che s’arrampicano sugli alberi e sul tetto e s’affacciano da uno squarcio nella parete per vedere e scoprire ciò che accade.

Dietro la capanna e oltre lo schermo di un muraglione si apre uno dei bellissimi, luminosi paesaggi dell’arte fiamminga, arioso nelle ondulazioni e nel quieto degradare di boschi, acque e piccole valli tra piani e lontananze che sfumano e si perdono.
Nel cielo brilla rassicurante la stella sopra una Gerusalemme fantastica dalle strane torri, la grande città indifferente, immersa nei suoi traffici e nei suoi pensieri. Così, del tutto ignari della nascita divina, sono i cavalieri e gli eserciti in guerra, come accade oggi e in ogni tempo.



Nello scomparto di destra Santa Agnese con la donatrice che porta lo stesso nome (Agnese Bosshuyse); dietro di loro l’agnello con il bastone del Buon Pastore, per difendere l’umanità dal male raffigurato dall’orso e dal lupo che assalgono i viandanti nelle campagne sul fondo.
Il viaggio dei Magi di Thomas Stearns Eliot
Solo la fede, l’urgente necessità interiore e l’interrogazione, soltanto i desideri e i sogni presenti nella nostra vita aiutano a cercare e riconoscere le cose nascoste fin dalla fondazione del mondo; in esso nascita e morte, bene e male, si affrontano.
Alcune di queste profonde e drammatiche domande s’intravedono anche nella celebre poesia che T. S. Eliot dedica al viaggio dei Magi. Ne riportiamo l’ultima parte:
“…
Tutto questo fu molto tempo fa, ricordo,
E lo farei di nuovo, ma considerate
Questo considerate
Questo: ci trascinammo per tutta quella strada
Per una Nascita o per una Morte? Vi fu una Nascita, certo,
Ne avemmo prova e non avemmo dubbio. Avevo visto nascita e morte,
Ma le avevo pensate differenti; per noi questa Nascita fu
Come un’aspra e amara sofferenza, come la Morte, la nostra morte.
Tornammo ai nostri luoghi, ai nostri Regni,
Ma ormai non più tranquilli, nelle antiche leggi,
Fra un popolo straniero che è rimasto aggrappato ai propri idoli.
Io sarei lieto di un’altra morte.”
L’inquietudine umana interroga la Morte e la Vita, rimanendo spesso aggrappata ai propri idoli, dentro città indifferenti, sguardi maligni, sanguinosi e assurdi conflitti.
Ma la parola che chiude la poesia non ha l’assoluto di una lettera maiuscola: è “un’altra morte”.
Adorando la fragilità santa e mortale di un bambino può essere regalato di sperare e contemplare la Vita.