E’ santa Lucia. Le emozioni dei bambini e quelle, di riflesso, degli adulti, fanno dimenticare la storia drammatica e meravigliosa della santa. Il grande pittore Lorenzo Lotto l’ha raccontata in una meravigliosa pala del 1532
Dramma in figura
Lorenzo Lotto dipinge la storia di Lucia come narrata nella “Legenda aurea” - vite dei Santi - compilata nel Duecento da Jacopo da Varagine.
Racconta e dipinge in tre atti scanditi tra pala e predella, suddivisi in 7 scene; utilizza - con straordinaria creatività - la pala centrale come “pausa d’ingrandimento” del momento centrale del dramma: dalla scena l’azione si “muove” dalla predella alla pala centrale, tornado poi alla predella.
Personaggi: Lucia, la madre Euticia, Sant’Agata in visione nel sogno, il console Pascasio, il fidanzato, molti ruffiani.

Atto primo (figura 2 - con 4 scene)
Le 4 scene sono ambientate nel transetto nel Santuario di Sant’Agata dove Lucia - vestita di giallo e incoronata d’alloro - accompagna la madre Euticia, sofferente da anni di emorragie incurabili. Dal soffitto del transetto pendono gli “ex voto”, segni dei numerosi miracoli di Agata.

Scena 1
Sul limite a sinistra le due donne assistono alla messa mentre il celebrante legge il passo del Vangelo che descrive la miracolosa guarigione della donna - l’Emoroissa - affetta dallo stesso male di Eutica.
Scena 2
Sempre nell’ombra le donne pregano per la guarigione di Eutica davanti alle reliquie di Sant’Agata. Lucia si assopisce e nel sonno ha la visione della Santa circondata da angeli.
Scena 3
La luce aumenta. Lucia si risveglia, vede la madre improvvisamente guarita; capisce il miracolo, vuole seguire l’esempio di Agata nella fede e nel servizio ai poveri e decide di rompere la promessa di matrimonio.
Scena 4
Lucia, ormai in piena luce, distribuisce i beni della dote matrimoniale ai poveri. Un gatto nero scappa; un cagnolino bianco fa le feste. Tutto è chiaro e lo spazio è in piena luce.
Atto secondo (figura 3 con due scene e un intermezzo)
L’azione si sposta nel palazzo di Pascasio. La scena è divisa da un tendone scuro con in cima una rotella (critici e storici si sono per secoli scervellati per trovarne un significato).

Scena 1
Lucia è sola ai piedi dell’alto trono del console romano Pascasio che la interroga sulla sua fede e le impone di adorare gli idoli; Lucia rifiuta e, determinata nella nuova vocazione, si proclama cristiana.
Intermezzo con - “zoomata” (figura 1 - azione d’ingrandimento sulla grande pala centrale)
La rotella sulla grande tenda scura si é “spostata” (ruotata) in alto nella pala centrale sul pavimento della sala del trono, come per accompagnare lo spettatore al cento del dramma.
Il fidanzato pieno di collera denuncia Lucia, colpevole in particolare di aver “sperperato” la dote con i poveri; Pascasio allora ordina di trascinarla al bordello perché si abusi di lei fino a farla morire.
Lucia eretta e fiera proclama: “Il corpo si contamina solo se l’anima consente”. Arrivano i ruffiani per trascinare Lucia al ludibrio ma una colomba bianca dal cielo la rende inamovibile: nessuno, con tutte le forze possibili, riesce a spostarla.
Scena 2
Adiratissimo Pascasio ordina furioso che la giovane venga trascinata via da una coppia di buoi. E di nuovo lo spirito della colomba viene in soccorso a Lucia che resta immobile anche quando i buoi diventano quattro.
Atto terzo (figura 4)
La scena finale del dramma si svolge all’aperto nella piazza dove la luce s’incupisce.

Nonostante le coppie di buoi crescano: tre, poi quattro e poi ancora e ancora…Lucia, fuori scena, resta immobile e inamovibile.
Con l’immagine, drammaticamente tagliata all’estrema destra, Lorenzo Lotto conclude la narrazione evocando le oscure forze aizzate contro la libera e coraggiosa donna, lasciando in sospeso la conclusione tragicamente violenta.
Epilogo
La “passio” invece va oltre e racconta il martirio; racconta che gli occhi di Lucia brillano di bellezza, di verità, di speranza; emanano luce al punto che il boia - come disegna Botticelli - prima di pugnalarla, l’acceca e le stappa gli occhi.

Per questo Lucia diventerà patrona della vista e la sua festa verrà fissata nel calendario vicino al ritorno della luce del solstizio d’inverno.
Dante farà di lei - “…nimica di ciascun crudele...” - la messaggera di Maria che porta luce allo smarrito nella “selva oscura”.
P.S.
Al di là di passio più o meno fantasiose, il culto di Lucia - diffuso da Oriente a Occidente - è testimoniato già nel IV secolo dall’epigrafe rinvenuta nelle catacombe di Siracusa che racconta di “…forte e tenerissima devozione per la sua Santa Lucia…” e di anniversario commemorato con festa liturgica.
