L’asino a Betlemme

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Costruiamo il presepio. Oggi
Nel presepio entra da protagonista anche la natura.
Anche gli animali. La tradizione parla del bue e dell’asino.
L’asino soprattutto. E’ lì solo per esserci e per dare calore

Davanti al presepe: l’asino, il bue ed io.

Tutto cominciò con Francesco

Tommaso da Celano racconta che Francesco, nel momento in cui giunse dalle parti di Greccio, chiamò a sé un ricco signorotto locale e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio il Natale di Gesù, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei rappresentare il Bambino nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno fra il bue e l’asinello».

San Francesco ha sempre avuto su di me una grande attrattiva, fin da quando avevo circa 16 anni, periodo in cui mi ero affacciato alla fede con il senso critico della ragione, domandandomi a più riprese ed in diverse occasioni come si potesse ragionevolmente negare l’esistenza di Dio di fronte alle meraviglie del Creato e soprattutto dell’Uomo. Con il suo “Cantico delle creature” («Altissimu, onnipotente, bon Signore, / Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione», che allora si studiava in III Liceo come il primo testo di Storia della Letteratura), Francesco lo aveva ben intuito: di fronte al mistero della Vita, non si può fare altro che stare in contemplazione. E il presepio non è altro che questo.

Via tutti gli orpelli delle elucubrazioni della teologia e dei paludamenti della religione, nel presepe Francesco vuole rappresentare l’essenziale della nostra fede: un bambino nato in una mangiatoia.

I tempi di Francesco, come quelli di oggi, erano e sono tutt’altro che propizi ad un tale rinnovamento: gli uomini si sbudellavano gli uni con gli altri in guerre senza fine, come hanno sempre fatto e continuano a fare. I Crociati tagliavano le teste per liberare il Santo Sepolcro; gli eserciti comunali non esitavano a decimarsi; gli eretici venivano massacrati. Proprio come oggi in diverse parti del mondo e soprattutto in Ucraina.

L’asinello, il contemplatore silenzioso

Il presepio è dunque una provocazione, di fronte alla quale mi sono sempre chiesto: ma tu dove ti poni? da chi ti vorresti sentire rappresentato? 

 “Il bue e l’asinello non sono presenti nel Vangelo, bensì nella tradizione apocrifa, indicando rispettivamente il popolo ebraico e quello pagano: secondo tale accezione, il muso degli animali sprofondato dentro al fieno della stalla andrebbe inteso come l’auspicio cristiano, quando i popoli del Pianeta, finalmente riuniti, riceveranno l’Eucarestia”.

Ma a me non interessano le interpretazioni teologiche, bensì ciò che mi detta dentro davanti al presepe. Così ho sempre visto nell’asino l’immagine umile di chi contempla in silenzio, senza “fare” nulla, se non “esserci”, lì, dando calore semplicemente con la sua presenza, sempre disponibile per essere utile, per fare il bene.

Si, quasi al termine della settima decade, vorrei essere come un asinello, umile, disponibile, buono, che dà fiducia. 

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