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Arcabas/Una chiesa, un percorso d’arte e di vita

St Hugues en Chartreuse

 

Dopo aver ottenuto l’incarico di insegnante presso la Scuola di Arti decorative di Grenoble (siamo nel 1950) il giovane artista si stabilisce in città con la sua famiglia ma non smette di cercare. Il suo sogno (il suo bisogno, diceva spesso) era quello di “trovare un muro di chiesa ancora bianco da dipingere”.  Sente il bisogno di riproporre, in un certo senso, quella “biblia pauperum” che dai muri delle chiese antiche trametteva fede e conoscenza ai fedeli, in modo immediato, istintivo, concreto.

 

UN MURO DI CHIESA ANCORA BIANCO DA DIPINGERE. E così Jean Marie e Jacqueline - che lo accompagnava sempre, sostenendo ogni suo progetto - iniziano a battere il territorio dell’Isère alla ricerca di una chiesa… La voce del giovane artista e della sua donna che visitano ogni singola chiesa si sparge finché l’insegnante della scuola di St. Hugues en Chartreuse li contatta e li invita ad andare a vedere quella del suo paese e, in una fredda giornata di fine anno (era il 1951), entrano nella chiesa, in corso di ristrutturazione.

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L'esterno di St. Hugues

Era (è…) una brutta costruzione, alta e stretta, costruita nel 1860 per il paese che ne era sprovvisto grazie all’aiuto dei Padri della vicina Certosa (è quella Grande Chartreuse che si può vedere nello splendido film “Il grande silenzio” di Philip Gröning girato nel 2005).

Arcabas diceva spesso che si trattava di “un insieme di statue tagliate nella margarina e di una serie di stalle piene di tarli”. Eppure, nonostante questo giudizio davvero impietoso, Arcabas intravede una possibilità per quella chiesa. Vi si ferma tutto il giorno, guardando e immaginando e sognando. Alla fine la maestra che l’aveva invitato lo conduce alla canonica per presentargli il parroco di St. Pierre e di St. Hugues, l’Abbé Raymond Truffot.

UN VECCHIO PRETE E UN GIOVANE ARTISTA. Truffot era un prete all’antica, “duro come il ferro, con una fede possente, che parlava chiaro, guardava ruvido, si arrotolava sigarette in continuazione e girava in moto”.  I due si guardano, si studiano, mentre Jacqueline si mette da parte, convinta che l’audacia e la passione del giovane Jean Marie verranno accolte dal vecchio prete, che lei definì sempre uno straordinario conoscitore di uomini. Quando Truffot chiede ad Arcabas di dire chiaramente cosa vorrebbe, ha una risposta semplice e schietta: aver campo libero di dipingere ciò che ritiene giusto, quando e come vuole. Non chiede altro in cambio, il lavoro non sarà retribuito. Davanti allo sguardo intento del prete, Arcabas illustra le idee che gli sono venute e propone di preparare una bozza di quello che vorrebbe fare. Il prete, che sarà amico di Jean Marie e Jacqueline per tutta la vita, è conquistato dalla passione del giovane artista e ne parla col sindaco Villard che si lascia coinvolgere e porta la proposta e il bozzetto al Consiglio Comunale che l’approva all’unanimità. Jean Marie era felice e la sua mente si riempiva di idee e di spunti che annotava continuamente. Alla fine l’artista e il prete decisero di prendersi tutto il tempo che serviva: nessuna scadenza, nessuna fretta. La chiesa era affidata all’artista, sulla fiducia.

interno st hugues
L'interno di st. Hugues

LA CHIESA IN FRANCIA NEGLI ANNI 50. Ora dobbiamo capire il contesto storico nel quale inizia l’avventura di Arcabas a St. Hugues. Gli anni ’50, il dopoguerra, sono, in Francia come in Europa, gli anni del rilancio dell’economia, della ripresa delle nascite. Nella chiesa, sono gli anni che vedono riempirsi i seminari, rinnovare le liturgie; sono di quegli anni l’emozionante scoperta della Bibbia nelle varie lingue, i tanti cantieri che sorgono per la ricostruzione delle chiese… Sono anni di forte ripresa della fede, di una fede senza trionfalismo, senza apparati: è la chiesa dei preti operai, dell’Azione Cattolica che esce per le strade, della “via nascosta” di Nazareth (dell’intuizione dei Piccolo Fratelli di De Foucault), della valorizzazione del lavoro e della quotidianità. Paradossalmente, gli anni ’50 coincidono però anche con la constatazione di una certa “decristianizzazione” del popolo e di scelte della Chiesa che mirano a contrastare novità ritenute pericolose.  Arcabas vive tutto questo e concepisce un misto di fede e semplicità severa che possiamo vedere nella “prima fase” di St. Hugues.

UNA “MISSIONE” LUNGA 40 ANNI. Jean Marie iniziò subito a lavorare, ma l’opera di decorazione della chiesa di St. Hugues si protrarrà per quasi 40 anni. Il primo ciclo, quello dei 10 comandamenti, venne realizzato tra il 1952 e il 1953. Il secondo, quello dei salmi, nel 1972 e il terzo, quello delle Scritture, nel 1985-86. Successivamente Arcabas continuò a dotare la chiesa di elementi artistici, dalle vetrate alle sculture, dall’altare all’ambone al battistero. L’ultima opera è il magnifico Cristo morto in bronzo del 1991.

Oggi entrare nella chiesa di St. Hugues di Chartreuse è un’emozione incredibile: l’impatto è davvero notevole. Poi, occorre avvicinarsi pian piano e guardare i vari elementi, uno per uno, con calma, con il desiderio di ascoltare ciò che ogni opera ha da dire. Ciò che Arcabas ha incaricato ogni opera di dirci…

PER LA GLORIA DEL DIO VIVENTE. Il significato del lavoro che Arcabas ha fatto in questa chiesa è, io credo, racchiuso in un dipinto che egli pone all’ingresso della chiesa - a sinistra di chi entra - nel momento in cui inizia la terza fase della sua opera, quella relativa alle Scritture.

E’, di fatto, un atto di affidamento al Signore dell’impresa alla quale sta per dedicarsi. Lo fa con la schiettezza che gli è tipica, con l’ardore e la passione che accompagnano questa lunga dedizione alla fede e alla bellezza, con la conoscenza delle Scritture che ha saputo e voluto inseguire con lo studio e la meditazione assidui e con l’aiuto del suo amico curato, al quale lo legheranno per sempre gratitudine, ammirazione e rispetto, ricambiati.

dedica chiesa st. hugues
La dedica dea chiesa di st. hugues

Anno di grazia 1986. Quest’opera è fatta per la Gloria del Dio vivente. Egli mi ha dato gli occhi per vedere la bellezza della sua creazione e la mano per dirla. Onore e gloria a YWH, la sua mano sul mio capo! Che non si dica: sono degli idoli! (Geremia 10-3,4,5). “La religione dei popoli è vento, niente più. Si taglia del legno nella foresta e l’artigiano scolpisce un idolo. Lo si orna d’oro e d’argento. Lo si deve fissare con martello e chiodi perché stia ben dritto. Come uno spaventapasseri in un campo di cetrioli; questi dèi non parlano e bisogna portarli perché non si spostano da soli”. Che non si dica questo! Perché intorno ai colori e alle forme del mondo io ti ho riconosciuto nella mia gioia, cantando Te, i tuoi angeli e i tuoi profeti, ripetendo quello che hanno detto e perché siano capite queste parole di Gesù (Ap 22, 16-17): “Io, Gesù, ho inviato il mio messaggero per dirvi queste cose riguardo alle Comunità. Io sono la radice e il germoglio di Davide, la fulgida stella del mattino” E lo Spirito e la Sposa dicono: “vieni!”. E chi ascolta dica “Vieni!”. E chi ha sete venga e chi vuole prenda l’acqua della vita come dono gratuito. Io sono un agnello del tuo gregge, Signore. Accogli la mia preghiera.”

Dal 1984 la chiesa di St. Hugues è stata dichiarata dal Consiglio Generale dell’Isère Museo Dipartimentale Arcabas. E’, di fatto, la sintesi dell’intera opera di questo straordinario artista del quale possiamo vedere l’evoluzione artistica attraverso le 111 opere che racchiude e i tre grandi cicli che la compongono.

Oggi Arcabas e Jacqueline riposano nella loro chiesa, dietro una semplicissima targa che riporta i loro nomi.

1 commento

  1. Buongiorno Alberto
    Ho letto con un po’ di invidia l’ articolo su questo artista che è riuscito a trasformare la sua atte in una missione.
    Anch’io lavoro con le immagini e cerco di infondere nel mio lavoro un senso di sacralità o perlomeno di auto osservazione profondo.
    Mi piacerebbe avere un suo parere sui soggetti che creo e perciò le lascio il link del mio sito sperando nella sua sincerità più totale.
    Grazie mille Alfredo
    https://alfredocolleoni.it/

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