La violenza esplosa negli USA è stata sfruttata dalla Meloni per denunciare l'odio della sinistra. Ma l'odio, anche quello degli anni di piombo, era in realtà molto di destra. E fare la vittima non serve, soprattutto non serve per il bene della comunità intera, anche di coloro che non hanno votato Giorgia Meloni ma che di quella comunità fanno parte
Riprendo volentieri, proiettandolo sulla società politica italiana, Il caso dell’uccisione del rappresentante della destra americana Kirk, che è stato oggetto qui di una preziosa riflessione di don Alberto.
La violenza degli USA e la polemica di Meloni. Con qualche dimenticanza
Opera di un isolato giovane americano antitrumpiano, fanatico delle armi, l’uccisione di Kirk ha scatenato, insieme con riflessioni comprensibili e corrette sulla connessione tra psicologia e politica, anche alcune reazioni, a nostro avviso, improprie e più propagandistiche che culturali. Anche in Italia.
È bastato che un italiano squilibrato “di sinistra” postasse sul suo sito l’immagine di Kirk a testa in giù come secondo una esecuzione politica antifascista, per fare dire non a qualche individuo singolo, ma alla Presidente del Consglio, Meloni, che ci troviamo di fronte ad un frutto della propaganda di odio dei cattivi maestri della sinistra che si annidano ora nei salotti italiani.
Senza ricordare che le armi circolano con tanta facilità in America proprio per volontà della destra che non vuole abolirne la proliferazione. Senza pensare che l’aggressività (e le aggressioni anche politiche) che il più delle volte si esercita oggi in Italia è opera della destra estrema che fa uso disinvolto di armi e armi improprie. Senza pensare al linguaggio usuale che usa la destra estremista italiana contro ogni avversario ideologico e politico. E che usa anche la Presidente Meloni, che imposta tutta la sua oratoria politica sulla contrapposizione-divisione dell’amico vs. nemico e con toni non certo gentili e cortesi.
Sia permesso alla nostra vecchiaia esternare – di passaggio - un rimpianto, appunto, senile: quanto più sobri gli antichi politici che non andavano sbaciucchiandosi, come gli attuali, negli inconti internazionali e prendevano sul serio l’avversario e le sue opinioni, cercandone le ragioni e puntando sulla persuasione razionale più che su una simpatia e antipatia “di pelle”!
Tutti sospettano che sotto queste parole forti di condanna prinunciate dalla Meloni stia la vicinanza alle elezioni regionali. Ma la Presidente sta compiendo comunque, consciamente o inconsciamente [?], una operazione che risulta simile a quella che venne chiamata la “strategia della tensione”, quando a gita in Italia il fantasma improbabile degli insanguinati “anni di piombo”, a giustificazione delle difficoltà che sta attraversando e per motivare la sua base.
La violenza di sinistra degli "anni di piombo" era anche di destra
Ora però sappiamo non tutto, ma almeno in che misura quei fatti degli anni di piombo siano stati genuinamente di sinistra e quanto invece siano stati inquinati dalla destra (atlantica e nostrana, fascista e piduista) che si è avvalsa spesso di utili idioti della sinistra extraparlamentare per far ricadere le colpe di tutti i disordini e i delitti politici su quella parte politica: il caso più illustre – come si sa – si dà col sequesro e col delitto di Aldo Moro, opera esecutiva formale delle Brigate Rosse ma avvenuta con il sostegno e la regia di tanti poteri occulti conservativi.
Sappiamo anche quanto le violente esternazioni di principio dell’estremismo di sinistra siano state funzionali alle ben più pericolose reazioni fattuali d’una destra economico-sociale prepotente che ha immobilizzato l’ascesa della questione sociale in Italia ed ha bloccato una sana alternanza democratica.
La Meloni "non si lascia intimidire". Ma i mezzi per intimidire li ha più lei che la sinistra
La Presidente Meloni paventa (o finge di temere) un montare dell’odio politico in Italia contro di lei, per evocare l’idea che è vittima dell’odio del nemico. E proclama arditamente che lei comunque non si lascerà intimidire: come se il nemico della Meloni in Italia (la sinistra) avesse maggiori mezzi di intimidazione di quelli che possiede la sua maggioranza, mai così alta e potente, mai così incline a soffocare ogni dissenso con la forza (si veda la nuova legge sull’ordine pubblico).
In realtà è lo stile politico della destra al Governo che è sempre divisivo e contrappositivo; che aspira a eliminare tutti gli organismi di controllo degli organi intermedi e terzi; che è insofferente a sottomettere la politica al giudizio di legalità; che non accetta nemmeno le conferenze-stampa per non essere costretta a confrontarsi con le critiche e preferisce i monologhi affidati ai suoi blog; che è insofferente perfino del legittimo (e obbligatorio) dialogo parlamentare che viene spesso scavalcato; che divide maggioranza e minoranza in maniera incomunicante.
Per Meloni l'opposizione dovrebbe tacere fino alle prossime elezioni
Il fatto è che la sua parte politica, nel nome d’una democrazia solo formale (cioè relegata solo al momento elettorale) considera l’opposizione un nemico che non dovrebbe più parlare fino alle prossime elezioni, non un competitore che potrebbe dare qualche apporto ad un buon governo. Così si creano i presupposti per una società di odio continuo alternato, in cui chi vince prende tutto e chi perde sta a subire, covando la rivincita per prendersi tutto a sua volta.
Ma così nel nome dell’interesse della maggioranza si infrange il principio della pace sociale e del bene comune nel nome dell’interesse della maggioranza. Ma ormai chi ha ben chiara la distinzione tra bene comune e interesse generale? Su di essa non sarà inopportuno tornare a riflettere perché il bene comune è, per la dottrina sociale della Chiesa ma anche per ogni visione personalistica della politica, il fine della politica stessa; e l’interesse generale deve fare i conti con quello. E ciò si ottiene con la relazionalità e il confronto sostanziali tra forze diverse.
Ogni opposizione diventa odio e così si accresce pesantemente l'odio che si vuole denunciare
Perciò la Presidente Meloni farebbe bene, prima di levare la pagliuzza della violenza ideologica dall’occhio del nemico casalingo, che è ben lontanto dal fomentare azioni violente, a togliere la trave della violenza e ideologica e politica che grava sul suo.
È lei al potere ed è lei che ha responsabilità ben maggiori, perché ha la forza della maggioraza e delle repressione, superiori a quelle della critica. Non sia lei a provocare, col vittimismo, atti di risposta violenta ad un odio che in Italia per ora ha solo la forma della opposizione critica.
E non avvenga che, qualificando come odio qualsiasi opposizione politica, si finisca proprio coll’accrescere l’odio. Involontariamente o, peggio, di proposito. Magari per voincere una elezione regionale.
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