Nell'attacco all'Iran iniziato sabato 28 c'è la prova, ennesima, della cattiva coscienza di ciò che oggi ci ostiniamo a chiamare Occidente.
L’Occidente e la sua cattiva coscienza
Quello che conta per le nostre opinioni pubbliche, ancora una volta, sarà portarli tutti in salvo, i nostri "connazionali", sì che il nostro governo debba rispondere non di cosa stia facendo per evitare la ridefinizione dei rapporti internazionali attraverso la prepotenza (l’hanno chiamata «guerra mondiale a pezzi») ma solo dello scampato pericolo degli italiani. L'ennesimo.
Le nostre risibili, ambigue “crociate"
Con l'agonia, sarà da capire quanto lunga, della rivoluzione islamica del '79 assistiamo alla resa dei conti intorno a uno degli ultimi tentativi novecenteschi di fuoriuscita dall'ordine capitalistico-occidentale (manca Cuba all'appello, ma ha l'embargo contato), a rischio di implosione nell'autoritarismo religioso e poliziesco.
Fanno specie i commenti dove la critica politica tradisce, piatta, i luoghi comuni intorno alla cultura islamica e la demonizzazione ottusa di simboli storico-religiosi e del rapporto tra "società civile" e "religione" in quei mondi (salvo poi difendere, in Italia, le "radici cristiane" con crocefissi e presepi fraintesi e branditi come pistole scaccia-immigrati).
Usiamo la vicenda globale delle libertà femminili come grimaldello per scardinare ogni credibilità storica delle comunità che si vogliono alternative a quello che per noi è l'unica prospettiva non di convivenza civile, ma di sviluppo economico ordinato secondo i nostri interessi: basti vedere, nonostante la comune problematica dei diritti civili, la differenza di rapporti con l’Iran e con i paesi del Golfo.
Poi, dopo, il disincanto e le macerie
Per questo motivo abbiamo, in tempi passati, giustificato l' assoggettamento e la devastazione dell’ Afghanistan in nome della liberazione dal burqa, fingendo in mala fede che organizzazioni socio-culturali secolari potessero essere dismesse in pochi anni e sotto la minaccia dei nostri fucili. Non è accaduto e non poteva accadere. Lo stesso si vuole millantare in Iran.
In concreto, qualunque sia la piega che questa vicenda prenderà, non sarà quella di una occidentalizzazione sbrigativa e liquidatrice (la dea «prosperità» sui cui altari Trump sacrifica ogni decenza e ogni scrupolo). Faremo i conti con le macerie e con il disincanto di coloro che, con autentico spirito democratico, in Iran confidano in una possibile liberazione dalla tirannide a colpi di missili. E basterà che i giovani iraniani rivendichino sotto altre forme l'autodeterminazione, vera, del loro paese per ritornare nel mirino dei "liberatori".
L’Occidente e i suoi interessi anzitutto
Anziché dotarsi di uno straccio di consapevolezza storico-culturale come presupposto per confrontarsi ed interagire diplomaticamente con le mille diverse esperienze storiche che chiamiamo Islàm; anziché porsi il problema di come riconoscere, nel rispetto reciproco, il diritto di quei mondi ad un ruolo e un futuro autonomi ma anche solidali, queste aggressioni fanno capire che ai potenti del nostro Occidente interessa che gli “altri” siano compatibili e funzionali ai loro interessi, alle loro "crescite", ai loro "sviluppi".
Pretendiamo che non si armino per quella stessa deterrenza in nome della quale noi pretendiamo di armarci e Trump di usare le armi. In realtà non riteniamo di avere nulla da riconoscere e da garantire se non la subalternità degli interlocutori e l’arroganza del nostro dominio.
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