Uccide sgozzandola per strada la ragazza che desiderava. Viene messo in carcere dove si impicca con le lenzuola della cella. E' Stefano Argentino (foto), 27 anni, di Siracusa. Da morte a morte senza intermedi, violentemente. Una follia individuale che sarebbe stata meno follia se fosse stata meno individuale
Leggo sul Corriere di oggi. Stefano Argentino, 27 anni, di Siracusa si è suicidato in carcere. Si è impiccato con le lenzuola della cella del carcere. Il ragazzo era accusato di aver sgozzato per strada a Messina Sara Campanella, la collega di università ventiduenne che Argentino perseguitava. Giuseppe Cultrera, l’avvocato di Argentino, accusa lo stato: aveva chiesto una perizia psichiatrica per il suo cliente, ma il gip gliela aveva negata.
Impressiona questa vicenda, con i suoi passaggi tragici. Un ragazzo che uccide – e a quel modo – e poi si uccide: un faccia a faccia così violento con la morte.
Sono facili le considerazioni morali su una notizia del genere, facili e, in qualche modo inevitabili. Impressiona soprattutto, un dato, il più evidente. In questa storia tutto è estremo, da una morte all’altra, da un omicidio a un suicidio. Mancano i momenti intermedi, quelli che avrebbero potuto seguire l’omicidio e anticipare il suicidio. Momenti del tipo: capire perché lo ha fatto, cercare di accettare una qualche forma di pentimento, di autocritica… Cercare di evitare contatti con la ragazza, farsi aiutare a superare voglie malate di vendetta. Ecco: farsi aiutare. Ammazzare una ragazza che, mi è parso di capire, non aveva nessuna colpa (e comunque nessuna colpa può giustificare un ammazzamento di quella ferocia) ammazzare in quel modo è una forma di follia individuale. Non è difficile immaginare che una follia simile non sarebbe scattata se non fosse stata individuale. In quel caso, soprattutto la seconda follia, il suicidio, non avrebbe avuto seguito.
Credo si debba supporre che qualcuno gli abbia anche parlato. Ma non è riuscito a guarirlo. Stefano Argentino è rimasto murato nel suo dedalo. Le malattie dell’anima, infatti, sono molto più micidiali delle malattie del corpo.