I populismi alla ricerca di riferimenti religiosi. La fede che rischia di essere ridotta a strumento del potere. La difficile posizione del credente
Il pratone di Pontida e lo State Farm Stadium di Glendale
I giorni appena trascorsi hanno visto eventi di varia portata e di varia natura nei quali alti valori e bassa politica si sono allegramente mischiati. Di due di questi eventi si è soprattutto parlato. A Pontida i grandi ideali localistici della Lega di Bossi, di Zaia, di Castelli… hanno dovuto fare i conti con la nuova Lega muscolosa e straripante di Vannacci. Con Salvini, in mezzo, a mediare.
Al di là dell’Atlantico allo State Farm Stadium di Glendale, i funerali di Charlie Kirk hanno visto intrecciarsi riti vagamente religiosi di beatificazione popolare del nuovo martire, con vigorose rivendicazioni identitarie e politiche. E Trump, anche lui in mezzo, a raccogliere le maggiori rendite possibili.
Non siamo più illuministi
Due eventi molto diversi, dicevo. Ma non completamente. Sia Pontida che Glendale mettono in scena alcune costanti che attraversano l’Atlantico e segnano buona parte della stessa Europa. Costanti interessanti e inquietanti. I vari populismi sono alla ricerca del “particulare”: gli interessi legati a un territorio, a un’area particolare, politica o culturale. Il paradosso è che il particulare è diventato universale. Si cerca il proprio orticello per rinchiudersene e difendersi dal resto del mondo. Ma lo si fa dappertutto.
I grandi philosophes del ‘700 francese, maestri dell’illuminismo, affermavano che se avessero dovuto scegliere fra essere cittadini della Francia e cittadini dell’Europa avrebbero scelto l’Europa, se avessero dovuto scegliere fra essere cittadini dell’Europa e cittadini del mondo, avrebbero scelto il mondo. Oggi anche la Francia è diventata piccola. Come l’Italia, come gli USA e tutti gli altri (ex)grandi paesi del pianeta. Siamo arrivati alla cultura antilluminista estrema? Forse. Certo non siamo più illuministi.
Che c'entrano Dio e il Vangelo
L’illuminismo settecentesco oscillava anche tra l’ateismo di Diderot e il teismo di Voltaire. Non esiste nessun Dio, diceva Diderot, esiste l’”orologiaio dell’universo”, diceva Voltaire.
Pontida e Glendale hanno giocato con temi religiosi. Per quanto ne so, Salvini non esibisce più rosari, ma alza la mano per indicare il cielo. Vannacci ha scritto: “Io non sono una persona religiosa” (…), ma ha aggiunto, bontà sua, che “I crocifissi fanno parte della nostra vita e sono un segno identitario della nostra Europa”. Dunque, parola di Vannacci, la religione serve e interessa solo perché serve.
Al State Farm Stadium di Glendale i funerali di Charlie Kirk sono stati anche un fiorire di gesti e parole religiose e, spesso, cristiane.
Anche questo è un tema interessante. I populismi che inseguono l’identità ricorrono a temi religiosi per darle fondamento. Il populismo si nobilita con questo “battesimo”, ma prende della religione quello che serve. La religione, invece, diventa utile a qualcosa di importante, ma si ritrova imbastardita a strumento del potere.
La fede "discreta". Il rischio dell'assenza
Cose note, queste. Con una annotazione da fare “a casa nostra”, per noi credenti seguaci, da sempre, non dei crocifissi appesi alle pareti, ma dell’uomo del Golgota che i crocifissi ricordano. Pontida e Glendale ci ricordano che abbiamo messo in frigo la fede cristiana. Diciamolo in termini meno depressi: la fede vissuta da questa parte dell’Atlantico e su questa sponda del Mediterraneo è una fede discreta che non pretende (più) di dettare programmi sociali e nemmeno particolari regole morali, a parte quelle condivise da tutti. Fatica perfino a sostenere le sue idee su matrimonio e aborto e quando le sostiene deve precisare di farlo senza particolari pretese, quasi scusandosi di farlo.
Alla fine, la fede cristiana, di fronte al mondo, si definisce più con quello che non è che con quello che è: si è ritirata in chiesa (o in sagrestia). E’ la Meloni di Rimini che plaude ai ciellini di non essere rinchiusi in sagrestia ma lo fa perché sa che i ciellini la votano. Sono Salvini e Vannacci perché sanno che qualche crocifisso serve. Basta non parlare di immigrati, benedire Netaniahu e, visto che ci siamo, anche Putin e Trump.
Ecco l’estrema sintesi alla quale i populismi inchiodano i cristiani. La fede che è utile ha dimenticato il sabato santo. La fede che ricorda il sabato santo non è più utile. O, perlomeno, fatica a capire in che cosa può esserlo.
I cristiani di oggi vivono su questo difficile, scomodo crinale. E avviene che spesso sono divisi tra loro, anche per questo.