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Strada facendo

Il governo. La “lotta continua” e i suoi rischi

politici in discussione

 

Meloni ha parlato ieri al Parlamento. Calma e professionale il mattino al Senato, agitata e aggressiva il pomeriggio alla Camera. Il doppio volto della Presidente del Consiglio sembra dire sinteticamente il desiderio di obbedire al ruolo e, insieme, la difficoltà a farlo.

 

 

Perché per il governo attuale non è il dibattito che prevale, con qualche punta polemica, ma il contrario: prevale la polemica con qualche - rara - pausa di dibattito.

Il referendum del 22, 23 prossimi ha fatto, in modo del tutto evidente, da acceleratore. I politici più in vista sono i più arrabbiati. Il politico posato, ragionatore, dialogante è passato di moda. Mattarella resta l’esempio più noto di questo tipo di politico. Non è passato di moda perché presidente. Mentre sono fuori gioco i vari Mario Draghi, Paolo Gentiloni, Enrico Letta… tanto per fare qualche nome.

Fa un po’ riflettere questo modo “moderno” di fare politica. Sia per gli aspetti, per così dire, umani , sia per gli aspetti più precisamente politici.

Il continuo faccia a faccia, il dire aggredendo, il rispondere sempre quando si è aggrediti ha qualcosa di vagamente infantile. Si pensa di essere forte perché “si risponde a tono”.

Ma proviamo a immaginare. Un tale mi aggredisce. Ho sentito l’aggressione, naturalmente, ma non rispondo. L’aggressore voleva ferirmi. Il segno che la ferita avrebbe funzionato doveva essere la mia reazione. Che, invece, non c’è stata. Alla fine, io, aggredito, finisco per essere forte, lui aggressore, finisce per essere debole. 

Nella politica chi è ministro, ricopre un ruolo, come si usa dire: decide, comanda. Deve parlare con tutti e spiegare tutto, almeno fino a dove ci riesce, perché questa è la democrazia, ma non dovrebbe litigare con nessuno. Perché, se litiga, si mette alla pari e quindi finisce per “dimenticare” il suo ruolo.

Ecco: si potrebbe dire che nell’azione politica del governo attuale conta poco il ruolo, ma la capacità di contestare, discutere, polemizzare. Alla fine, il cittadino fatica a ricordare che cosa i vari ministri devono fare. Talvolta arriva a dimenticare che sono ministri. 

Ma se dimentico che cosa fa un ministro e se, per caso, dimentico perfino che sia ministro, rischio di non sapere più che cosa sia la politica. 

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