Milioni di persone piangono a Teheran e dintorni durante i funerali di Alì Khamenei, guida suprema uccisa dagli israeliani, il primo giorno della guerra in atto. I pianti impressionano perché piangono tutti, giovani, uomini e donne maturi. Ma mentre adesso tutti piangono, prima del 28 febbraio tutti protestavano contro quello stesso Khamenei per il quale piangono adesso.
Queste sono le sensazioni scontate di un lettore medio che ha letto normalmente i giornali, in queste settimane. Ma la sensazione scontata suscita una domanda altrettanto scontata. Come è possibile che si passi dalla protesta di tutti al pianto di tutti? Difficile immaginare che coloro che protestavano, prima, si siano messi a piangere, dopo.
Per la verità, queste sono le stranezze dell’informazione. Quando avvengono delle manifestazioni contro il regime degli ayatollah la notizia racconta dei giovani di Teheran che protestano. Quella è la notizia e chi la ascolta e la vede pensa che in Iran tutti i giovani e non solo i giovani protestano. Quando si fanno i funerali della guida suprema la notizia racconta di uomini e donne che piangono sconsolati e chi la ascolta e la vede pensa che in Iran tutti gli uomini e le donne iraniani piangono per la morte di Alì Khamenei. Si deve pensare che nessuno piange prima e nessuno protesta dopo?
Si può risolvere così la contraddizione. Ma si può pensare che il problema – notare come è originale l’affermazione – “sta alla radice”. E cioè: ogni informazione è parziale e, per forza di cose, semplifica. Non si può informare sempre di tutto. La realtà è più complessa dell’informazione che ne parla.
Ma questo ci getta in una sottile forma di inquietudine. Siamo sommersi da un mare di notizie, ma, nello stesso tempo, dobbiamo prendere atto che le molte notizie non ci informano su tutto. Ci informano su qualcosa di molto importante, forse. Ma solo su qualcosa.
Si può concludere, se si vuole, con una verità di alta filosofia. Questa: il reale ci sfugge sempre. Possiamo immaginare di possederlo perché ne siamo informati, ma è solo una immaginazione: immaginiamo di sapere tutto, ma, in realtà, sappiamo solo una piccola parte di quello di cui si parla, cioè solo qualcosa, e cioè molto poco.