Strutture, solitudine, cura interiore

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I preti terribilmente soli. Pareri di laici/01
A seguito dell’articolo di Daniele Rocchetti, molti preti hanno risposto. Alcune testimonianze sono state pubblicate. Ma hanno risposto anche alcuni laici. Pubblichiamo volentieri

Le questioni che l’articolo pone sono tante e richiederebbero ciascuna una tematizzazione più ampia. Detto questo provo a fare sintesi di alcune tensioni che vedo: 

1. La questione delle strutture da gestire é reale. Le risorse sono quelle che sono ed il rischio che un prete passi il suo tempo a correre dietro alle urgenze é alto, senza peraltro esserne preparato e competente fino in fondo.

Qui dentro c’è il rischio che si smarrisca il senso del proprio essere, il desiderio di trasmettere ed incarnare il Vangelo che chiede di occuparsi sì delle cose dell’umanità ma avendo sempre un orizzonte di senso che stimola. Impossibile delegare in parte la gestione delle strutture qualora fosse troppo pesante e tenendo solo le fila (cosa che richiede fiducia nei collaboratori)?

2. La questione della solitudine é reale e urgente. É possibile oggi vivere una vita serena in solitudine? Non lo so. Credo che questo abbia a che fare con la personalità di ciascuno. Certamente anche questo chiede una tematizzazione molto profonda: sono in grado di accettare la proposta che la Chiesa fa ad ogni presbitero di custodire il celibato?

Una domanda che chiede anni di scavo interiore, di esperienze nel mondo e di confronto. Detto questo la fraternità può essere un ottima occasione: tuttavia chiede costanza, compromessi, fatiche. E’ sicuramente meno comoda di una solitudine in cui ciascuno decide da solo. Il rischio di una solitudine incolta e l’immaturità relazionale e la chiusura in sé stessi che apre spazi di risentimento difficilmente gestibili. 

3. La questione della cura interiore é decisiva. Credo che tuttavia la fatica a coltivare spazi di silenzio e di preghiera sia una questione trasversale del credente. Ogni cristiano e ogni cristiana (presbitero, laico o laica, religioso o religiosa) é chiamato a vivere uno spazio in cui prendersi in mano, leggere la Parola, abitare il silenzio, dialogare con il Signore.

Occorre avere il coraggio di farlo. Cosa che può risultare impopolare, con il rischio di essere etichettati come persone che hanno buon tempo. Eppure é proprio questo fermarsi che dà alla vita una densità diversa.

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