Papa Leone non è l’uomo di Chiesa spirituale che ignora il mondo, ma che si interessa del mondo proprio perché spirituale. Il confronto con Papa Francesco: i luoghi comuni sono tutti da rivedere.
Il viaggio in Africa e quello che ne è seguito sembra aver restituito alla Chiesa e all’opinione pubblica un’immagine più definita di papa Leone. La polemica con Trump ha giovato. La qualifica di “inaccettabile” con cui il Papa aveva bollato la minaccia di Trump di distruggere tutta la cultura iraniana aveva segnato una netta presa di distanza. La polemica è proseguita con le sparate di Trump, le lezioni di teologia di Vance, da una parte, e le affermazioni impegnative di papa Prevost, dall’altra. Durante il viaggio in Africa, il Papa ha denunciato i “deliri di onnipotenza” e le prevaricazioni di una manciata di tiranni che dominano la comunità internazionale. La precisazione da parte del Vaticano che i discorsi erano stati preparati prima e non potevano essere una risposta alle precedenti accuse trumpiane ha dato a quei discorsi un peso ancora maggiore. Si trattava di una linea, di una visione d’insieme molto divaricata rispetto a quella del Presidente USA. Non poteva essere ridotta alla semplice risposta a una singola accusa.
Domenica scorsa si leggeva il vangelo del buon pastore che conosce le sue pecore e che è molto diverso dal ladro che rapina e saccheggia. Papa Leone prendeva spunto da quell’immagine per riprendere le sue accuse. Chi devasta la terra, chi alimenta la violenza e i conflitti, chi trasforma il male in sistema «è un ladro», diceva il Papa: ruba la speranza, sottrae il futuro, spezza l’orizzonte di pace che appartiene a tutti. E ancora denunciava chi scatena o prolunga guerre sanguinose, chi diffonde violenza e paura come strumenti di potere.
L’insieme di queste prese di posizione sono importanti. Finora il Papa era considerato timido, riservato, più interessato al mondo dello spirito che a quello della società e della politica. E quindi appariva molto diverso da papa Francesco, più immediato, più istintivo, tanto che, quando necessario, non aveva paura di mandarle a dire.
Dopo le prese di posizione recenti, papa Leone appare non come lo spirituale che ignora il mondo, ma che si interessa del mondo proprio perché spirituale. Come deve essere per un credente nell’uomo del Golgota, Figlio del Padre e, quindi e di conseguenza, fratello degli uomini.
Si potrebbe dire che papa Leone assume atteggiamenti che rimandano, in qualche modo, alla figura del profeta. Il profeta, infatti, si interessa di politica interna e anche di politica estera, ma lo fa come testimone di una parola che “viene dall’alto”.
Per cui, alla fine, se si vuole tornare al confronto tra papa Leone e papa Francesco si può dire che si tratta più di accentuazioni diverse, più di un diverso modo di porsi che un diverso modo di pensare. Tutti e due testimoni e, tutti e due, in modi diversi, profeti.
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