Si moltiplicano i confronti fra il nuovo Papa e il suo predecessore. Ma sono confronti che denunciano non le differenze di Francesco e di Leone, che sono soltanto di stile, ma le prevenzioni di chi i confronti li fa. Si usa papa Leone per immaginare una Chiesa "in ordine" rispetto alla Chiesa "disordinata" di Papa Bergoglio
Da qualche tempo si sente pulsare nell’informazione la fregola di cercare le differenze tra papa Bergoglio (Francesco) e papa Prevost (Leone XIV). Di per sé la cosa potrebbe non stupire, se non fosse che questa ricerca di differenza, per gli argomenti a cui si appunta e per il modo in cui è condotta, mi pare che celi una voglia di rivincita di una tendenza, forse meno religiosa che politica, di tipo moderato o conservativo. E quasi una volontà di liquidare l’esperienza, effettivamente dirompente, del papato di Francesco.
Una teologia improvvisata e una nostalgia reazionaria
Non mi pare infatti che si vadano individuando differenze là dove esse siano significative, ma che si stiano ingigantendo diversità molto accidentali, facendole assurgere a differenze teologiche decisive, o che si indichino come posizioni teologiche specifiche di papa Leone posizioni che in realtà furono anche di Francesco, e non solo di lui.
Fatto sta che organi di informazione che magari non sanno quanti sono i sacramenti e nemmeno la differenza tra sacramenti e devozioni, si impancano a dare significati teologici profondi a gesti che sono soprattutto di diverso stile comunicativo. Ecco allora che per questi comunicatori può assumere un forte valore di ritormo alla tradizione la consegna diretta (non più per via diplomatica) del pallio ai Metropoliti, voluta da Leone XIV, che, sia pur ripresa di un gesto antico, non può certo essere vista come emblema del ripristino della Tradizione che sarebbe stata ferita. Mi piacerebbe proprio sapere quanti cattolici osservanti comuni sappiano che cosa sia il pallio (con due elle: da non confondere con quello delle contrade di Siena) o un metropolita; e quanto comporti per la vita cristiana odierma la diversa modalità di consegna del pallio.
Una Chiesa che dovrebbe ricuperare chissà quale potenza perduta
Così pure è stato sottolineato con enfasi che dopo dodici anni (cioè il tempo del pontificato di Francesco), un Papa (Leone XIV) è tornato a mostrarsi nella solenne Sala Regia, la cosiddetta “sala del trono”. E l’ammirazione tocca il culmine quando un organo di stampa romano (guarda caso, di destra) afferma di avere assistito in quell’occasione a una scena capace di riportare in Vaticano il peso della storia e della tradizione, perché il pontefice si è seduto sotto l’imponente dipinto del Vasari che raffigura Papa Gregorio XI nel suo ritorno da Avignone a Roma, un’immagine altamente simbolica per il papato. E vede nel gesto “un forte richiamo all’identità romana della Chiesa e all’unità cattolica, in quanto rievocativo di una solennità che sembrava perduta”. Come se i Papi (il Papa) precedenti (precedente) avessero intaccato l’unità della Chiesa di Roma. Come se la Chiesa di Roma dovesse reinsediarsi nell’immaginario comune come una potenza mondana: forse per respingere, non più l’antica potenza ottomana, ma i poveracci che arrivano sui barconi.
Un altro giornale, dopo avere titolato che Leone XIV, a proposito del celibato ecclesiatico, è intento a “pensarci su”, osserva che questo atteggiamento di pensamento “fa tremare i riformisti”. Come se i Papi precedenti non ci avessero ”pensato su” e avessero già deciso, senza pensarci, cose che in realtà non hanno ancora deciso proprio perché meritano di essere pensate.
Il ritorno a Castelgandolfo come ritorno a una Chiesa smarrita
In questa ondata di presunto ritorno alla Tradizione qualcuno vede aprirsi con l’era di Leone XIV perfino rosee prospettive al ripristino dell’eucaristia sulla lingua; e ignora che la prima eucaristia era assunta con la mano (come un cibo qual era ed è) e che la distribuzione sulla mano è comunque già ben descritta e perfino normata nelle catechesi mistagogiche di S.Cirillo vescovo di Gerusalemme: e siamo nel sec.IV.
Per non dire dell’entusiasmo con cui la solita stampa tradizionalista ha salutato l’abbandono di Casa Santa Marta e il ritorno della residenza pontificia nei Sacri Palazzi; e contrappone nel nome della tradizione il ripristino della residenza estiva del Papa Leone a Castelgandolfo di contro alla assenza di vacanze di Papa Francesco. Come se la Tradizione non avesse cose più importanti da tradere (consegnare) che questi gesti.
Un'ostilità di vecchia data verso Papa Francesco
Che cosa cela questa smania di trovare differenze a tutti i costi, di limitato significato religioso, e di gonfiarle, senza costrutto per la fede attuale? Non un gusto spirituale o storico, a nostro avviso, ma una volontà di screditare papa Francesco contrapponendogli quel Leone che – guarda caso! - egli stesso s’è portato a Roma dalle foreste equatoriali e che ora da Papa ha tutto il diritto e il dovere di interpretare il munus petrino secondo il suo particolare carisma, senza vederlo in contrapposizione a quello di papa Francesco..
Che certi ambienti non abbiano mai simpatizzato per Francesco non stupisce. Come ha ben detto un nostro amico cattolico democratico (Franco Monaco), ora, dopo la scomparsa di papa Bergoglio, costoro possono dare libero sfogo al loro vero sentimento ostile verso il vecchio papa. E celebrano Leone, dipingendolo come opposto a Francesco, e da lui “differente”, come un “grandissimo papa” per preparazione e raffinatezza, non mediatico e controverso come il predecessore (come dice l’onnipresente Paolo Mieli). Altri opinionisti della stessa testata (“Corriere della Sera”), non da oggi ma da gran tempo, specie negli anni de “i due papi” (Ratzinger e Bergoglio), si sono applicati a seminare zizzania, attingendo a fonti per lo più anonime ma ostili a Francesco.
Da ultimo realizzando quella sgradevole intervista a padre Georg, l’ex segretario di Benedetto XVI, che sfogava il suo risentimento contro Francesco bollato come il papa “dell’arbitrio”. Salotti di cui conosciamo interessi attuali e storiche ascendenze, con entusiasmo si costruiscono una immagine di un papa Leone (dimenticando le ragioni del suo stesso nome) che finalmente metterà le cose a posto.
Salotti teologici di cui conosciamo il DNA sociale
Ma se è facendo notare queste differenze accidentali (a cui i possono aggiungere quelle più folkloristiche ancora, quali la passione per il tennis o per il padel, o qualche frequenza dell’Harri’s bar, e perfino qualche seduta di fisioterapia) che questi salotti teologici, di cui conosciamo il DNA sociale, vogliono aprire a Papa Leone la strada per intraprendere differenze più sostanziali, secondo noi resteranno delusi.
L’attesa più grande di questi improvvisati teologi è in realtà che papa Leone sconfessi la linea di radicalità evangelica intrapresa da papa Francesco, Ma questa, nei suoi punti fondamentali come pace-guerra, migrazioni, paradigma economico, ecologia integrale, resta immutata. E nessu no di questi comparatori riesce a trovare differenze. Così è bastato che si annunciasse ufficialmente dal Vaticano l’istituzione di una Messa per la custodia della creazione perché essi cominciassero a staccare il Papa dalla Curia (come se questa avesse agito di testa sua) e mettessero in guardia il nuovo Papa a non cadere nel pericolo dell’ideologia ecologista: quasi che la custodia del creato sia un’operazione rivoluzionaria innovativa e non la più alta forma di conservazione; aquasi che non appartenesse alla tradizione originaria della chiesa l’uso comune dei beni della terra.
Intanto papa Leone conferma papa Francesco e papa Benedetto XVI e papa Giovanni Paolo II...
Né più né meno né diversamente da papa Francesco, papa Leone ha parlato già più volte nel suo incipiente Pontificato, apertamente e chiaramente, contro la guerra e contro il riarmo, disattendendendo le aspettative di quegli ambienti. Ha parlato come Francesco, come Benedetto XVI, come Giovanni Paolo II, come Paolo VI, come papa Giovanni XXIII, come papa Pio XII, come papa Pio XI, come papa Benedetto XV, come papa Pio X. E fermiamo qui la tradizione: questa sì veramente Tradizione!
1 commento
Caro Pizzolato,
ho letto con interesse il tuo articolo e vorrei esporre alcune personali riflessioni.
Il Cardinale Gualtiero Bassetti, in una intervista rilasciata in prossimità dell’apertura del conclave che avrebbe portato alla elezione di Leone XIV (pubblicata su Avvenire del 3 maggio scorso), rispondendo alle domande del giornalista affermava: “nel nuovo papa sogno una sintesi fra Benedetto XVI e Francesco”
Io penso che i diversi segni di discontinuità con lo stile e la prassi di papa Francesco che nel tuo articolo hai richiamato (alcuni più vistosi come il ritornare ad abitare l’appartamento pontificio, altri più discreti, ma non per questo meno ricchi di significato, come l’imposizione del pallio), possano essere interpretati proprio nella logica di realizzare un pontificato che si ponga quale sintesi tra gli ultimi due, che superi certi “eccessi” di entrambi e sappia trovare un percorso che, arricchito dei punti di forza di Benedetto e di Francesco, affronti con pacatezza e decisione le sfide della Chiesa .
Non si tratta quindi solo di tratti personali, di sensibilità, che necessariamente distinguono ogni papa (e che possono offrire ai giornali di diverso orientamento spunti di interpretazioni fin troppo di parte), ma di una scelta ben precisa, che risponde ad una specifica esigenza nel governo della Chiesa, come ben evidenziato dal Cardinal Bassetti e, come credo, ci possiamo augurare noi tutti
Un cordiale saluto
Bruno Felice Duina
https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/conclave-cardinale-bassetti-benedetto-xvi-e-francesco-la-sintesi-nel-nuovo-papa