Papa Leone ha preso posizione su un titolo attribuito alla Vergine, il titolo è "corredentrice". Dietro ci sta un bel problema che tocca la fede dei cristiani, ma la presa di posizione di papa Leone dice qualcosa anche di come potrà essere il suo pontificato
"Corredentrice". Meglio evitare
E’ arrivata una precisazione dal Vaticano. Non si può parlare – è sconsigliato parlare - della Madonna come “corredentrice”. Non è che gli italiani spasimassero per il termine e per il problema. Per cui l’intervento è sembrato un colpo di pistola in salotto. Forse, qualche italiano più curioso che teologo si è chiesto: ma quale è il problema?
In effetti, un problema c’è. Si sa che è diffusa, da sempre in tutto il mondo cattolico, una forte, tenace devozione alla Madonna. La madre, la Vergine, “figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura…” è la figura cruciale e affascinante che avvicina Dio agli uomini e gli uomini a Dio. Quella devozione ha creato per Maria una serie di attributi che la esaltano. Le litanie cosiddette “lauretane”, quelle che si usano nella recita del rosario, ne sono una sintesi significativa: Maria viene “chiamata” decine di volte con titoli sempre più grandiosi e devoti.
La devozione rischia di esagerare
Solo che questa devozione e queste liturgie pongono alla fine una domanda: fin dove si può arrivare? Perché la devozione è affettiva e agli affetti non si comanda. Il rischio delle devozioni, di conseguenza, è quello di esagerare. Durante i miei lontani studi teologici avevamo seguito un corso di “mariologia” (teologia della Madonna) il cui professore aveva fatto suo uno slogan: “De Maria numquam satis”: non basta mai quello che si dice di Maria. Ovvio che, con questo slancio, tutte le esagerazioni diventano sante.
La precisazione da poco pubblicata ricorda che è perfettamente legittimo il titolo di «Madre di Dio», Theotókos, adottato dal concilio di Efeso nel 431. Soprattutto da quel solenne pronunciamento conciliare derivano molti dei titoli con cui viene designata la Vergine. Si parla di lei come «prima discepola», si parla anche di lei come “prima dei salvati”. Appunto: è la prima, certo, ci precedete tutti, ma fa parte, anche lei dei “salvati”. Maria non salva, non redime, anche se unita al figlio come corredentrice, ma è salvata anche lei come tutti i figli degli uomini. E’ già in paradiso, anche con il suo corpo, ma vi è arrivata perché in paradiso ci è arrivato il Figlio, il Risorto (Anzi, dice il teologo Kasper, con la risurrezione Gesù è diventato lui stesso il paradiso e noi andiamo in paradiso perché, semplicemente, siamo uniti a lui, battezzati “in lui” e grazie a lui “figli del Padre che è nei cieli”).
Papa Prevost e la sua "linea"
La precisazione di papa Leone è interessante anche in prospettiva. Ci fa capire che tipo di papa potrà essere papa Leone. Se dovessi immaginare papa Wojtyla al posto di papa Prevost, o lo stesso papa Bergoglio, forse – non posso essere sicuro – ma forse quella precisazione non sarebbe stata scritta. Non tanto perché papa Wojtyla e papa Bergoglio approvassero il titolo mariano di “corredentrice”, ma perché, sempre forse, non avrebbero ritenuto il caso di prenderne le distanze. Non approvare ma neppure disapprovare. Papa Prevost, invece, prende la penna e scrive e dice che un eccesso di devozione, anche se di devozione, resta comunque un eccesso.
Qualcuno incominciava a pensare che papa Prevost, da buon missionario, sarebbe stato aperto socialmente ma conservatore ecclesialmente. Il documento recente dice invece che papa Prevost ritiene che la fede debba restare ragionevole. E questo è un atteggiamento che ha segnato la fede di molti credenti del passato, ma che deve segnare, in maniera decisiva, la fede dei credenti di oggi.