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Meloni, Vance, la Chiesa

Il vicepresidente USA sarà in Italia nei prossimi giorni.
Si possono prevedere grandi aperture tra Vance e il governo di centrodestra.
Più grandi saranno quelle aperture più gravi saranno i problemi per la Chiesa

Vance, un cattolico molto particolare

Vance sarà a Roma il prossimo 18-20 aprile. E’ già stato annunciato che vedrà Meloni, e si capisce. Ed è stato annunciato che “verrà ricevuto in Vaticano”. Questo si capisce molto di meno. Non si sa ancora se, salute permettendo, vedrà il Papa. Ma, a parte questo, il cattolico Vance pone un bel problema. Vance è cattolico molto particolare. Si è convertito al cattolicesimo nel 2019, affascinato da s. Agostino e dalle opere dell'antropologo francese René Girard. In Vance si fatica a distinguere quanto pesa la fede nei riguardi della politica: non si capisce se è Trump che dà il tono alla fede di Vance o se è la fede di Vance che dà un tono alla fedeltà a Trump.

Questa incertezza fa nascere il problema circa l’udienza in Vaticano. Con una possibilità. E’ facilmente prevedibile che Vance verrà omaggiato e ossequiato da parte di Meloni: fa parte della partitura politica della Meloni e del governo di centrodestra.

Il Vaticano dovrebbe comunque parlare chiaro

Ma, allora, diventano necessarie alcune domande. Vance prenderà atto che la Chiesa non è il centrodestra? E il Vaticano, tanto più se il Vaticano fosse rappresentato dal Papa, prenderà atto che la politica di Vance e di Trump non è la politica della Chiesa? In altre parole: la Chiesa farà tutto il necessario per non mettersi al traino della politica del governo italiano? E la Chiesa avrà il coraggio di farlo anche se questo dovesse scontentare il cattolico Vance? 

Perché è evidente la strategia del vice presidente USA. Va dal governo di cui condivide quasi tutto. Poi va in Vaticano e viene accolto con tutte le distinzioni del caso: è il vice di Trump, è cattolico. La diplomazia lo chiede. Così si fa e così si deve fare. Ma, in questo caso, le consuetudini diplomatiche diventerebbero pesantemente politiche. La Chiesa, sia per l’opinione pubblica in genere, sia per l’opinione ecclesiale, rischierebbe di apparire al traino e di Vance e della Meloni. 

Trump pensa che la fede deve servire alla sua politica

Va notato, in effetti, che tutta simbologia del potere che Trump e Vance hanno messo in atto, va in questa direzione: non la distinzione e la differenza del potere rispetto alla fede cristiana, ma la simbiosi. Ci ricordiamo tutti la penosa riunione di preghiera dei rappresentanti religiosi nella Casa Bianca.

E, per contro, la reazione stizzita di Trump di fronte alla vescova episcopaliana Mariann Edgar Budde. Questa, in occasione della cerimonia di ringraziamento per l’elezione di Trump, aveva, semplicemente e con molta pacatezza, raccomandato al neo eletto di essere umano con gli immigrati.  Apriti cielo: non solo Trump aveva contestato la raccomandazione ma aveva aggiunto che Mariann Edgar Budde non era all’altezza del suo ruolo di vescova. 

Ecco. Non vorrei che anche l’udienza in Vaticano obbedisca alla stessa logica: molte lodi se si è d’accordo, molte rampogne se si è contrari.

Mi auguro che la Chiesa, il Vaticano e il Papa, abbiamo il coraggio della chiarezza e quello di affrontare, come conseguenza, tutte le rampogne del caso.

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