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Pochi preti, molti impegni

prete dialogo chiesa

 

Si amplia il fenomeno di singoli preti con molti incarichi. Avviene per le parrocchie e, in forma molto forte, per i curati. Per un motivo molto semplice: i preti giovani sono pochi e le istituzioni restano molte.

 

 

Domenica scorsa l’Eco di Bergamo ha pubblicato la prima “sfornata” delle destinazioni dei preti: parrocchie che cambiano parroco, curati che ricevono destinazioni varie, altri incarichi in diversi settori della diocesi.

I preti giovani sovraccaricati

Tra le tante osservazioni che si potrebbero fare, una si impone. Aumentano i preti che hanno molti incarichi. La cosa è particolarmente evidente per quei preti che ufficialmente vengono designati “vicari parrocchiali” e che tutti, da noi, chiamano “curati”. Sono quei preti, giovani la maggior parte, che si occupano soprattutto degli oratori e, negli oratori, di ragazzi e giovani. Il fenomeno si spiega per un motivo molto semplice: i preti giovani sono pochi e sono sempre di meno. Nella diocesi di Bergamo, i “curati” all’inizio degli anni 2000 erano circa 130, oggi sono una trentina. I pochi che sono in attività vengono sovraccaricati di impegni. Spesso devono seguire gli oratori o comunque i giovani di più parrocchie.

Nell’ultima sfornata di cui parlavo, nel numero di vicari parrocchiali, i curati, un nome è significativo. Il testo ufficiale della Curia recita esattamente così:

Don Gianpaolo Baldi sarà vicario interparrocchiale di Alzano Maggiore, di Alzano Sopra, di Monte Nese, di Nese e di Olera nell’Unità Pastorale “Beato Tommaso Acerbis”, e Cappellano dell’Ospedale di Alzano Lombardo.

I preti “devono” fare tutto

Diventano inevitabili alcune riflessioni.

La Chiesa di Bergamo è ricca di istituzioni, parrocchie, oratori soprattutto. Sono istituzioni che devono essere curate e seguite, anche in omaggio ai molti sforzi che le comunità del passato hanno messo in atto per crearle. Gli oratori sono uno dei tanti fiori all’occhiello.

Ora, si dia pure come scontato che quelle istituzioni vanno tenute in piedi. Ma lo stato attuale delle parrocchie deve far porre la domanda se devono essere i preti a tenerle in piedi o, perlomeno, se devono essere soprattutto loro. Facile prevedere che la cosa sarà sempre più difficile, perché, vedi sopra, i preti giovani saranno sempre di meno e le istituzioni sempre le stesse.

Cambiare o morire

Donde la conclusione. O le istituzioni – oratori soprattutto – moriranno o, se dovranno vivere, dovranno vivere ed essere tenuti in vita diversamente. Da cui l’altra conclusione: i preti, finora animatori (quasi) unici e (praticamente) indispensabili, dovranno imparare a fare i preti diversamente: non fare tutto, ma far fare tutto; non animare tutto ma animare gli animatori. Facile a dirsi, difficile a farsi? Certo. Le cose importanti, i grandi cambiamenti sono sempre difficili. Ma la realtà preme e, o si fanno i cambiamenti necessari o, mi pare inevitabile, si muore.

Quando sento considerazioni di questo tipo mi torna sempre alla mente il geniale gioco di parole attribuito a Paolo VI che, parlando dei responsabili delle comunità, diceva che questi non devono avere la sintesi dei carismi, il carisma della sintesi.

Semplificando al massimo si potrebbe dire che il curato vecchio stile, quello che è di fatto ancora in vita, deve avere la sintesi dei carismi, il curato “nuovo” tutto, possibilmente da inventare, dovrebbe avere il carisma della sintesi.

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