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Il figlio dell’uomo nelle paure apocalittiche

apocalisse

Nel corso della storia cristiana, che è a dire di gran parte della storia del mondo occidentale, alcune età sono state attraversate da paure legate ad un approssimarsi della fine del mondo. La quale non poteva che essere prodotta da Dio, ed era popolata  da mostri e fenomeni spaventosi, scatenati dalla Sua collera, e atterrita dal Suo giudizio.

 

 

Catastrofe finale. Tra timori e demoni

Anche oggi si diffondono messaggi e timori apocalittici e fantasie demoniache, che fanno la fortuna mediatica (ma anche politica, grazie a menti di governanti predisposte al narcisismo e all’egocentrismo) di predicatori che stanno tra il messianico e lo psicopatico. Alcuni dei quali – come il famoso americano Peter Thiel - oppongono oggi la forza e l’opera d’una élite finanziaria e tecnocratica, ben fornita di armi, all’avanzata dell’Anticristo o mistero dell’iniquità, che si incarnerebbe nella massa atecnologica dei popoli che osa infrangere le relazioni mondiali istituite e ingessate, basate sui flussi dell’economia imperante e sull’etica dell’avere: Essi si sentono rappresentanti dell’Impero del Bene contrapposto a quello del Male, che vogliono imbrigliare.

I proclamatori di queste posizioni non sono però – come vogliono far credere - né il catéchon, cioè quelli che tengono a freno l’Anticristo (2 Ts 2,7) né la soluzione della paura apocalittica, ma ci sembrano piuttosto fattori essi stessi dell’angoscia apocalittica, perché, pur di imporre il loro stile di vita, sono disposti a usare tutto il potenziale distruttivo in possesso dell’umanità attuale. E per salvare il loro ordine non esitano a mettere a repentaglio il mondo.

La fine del mondo possibile oggi, per opera dell'uomo

Ma lasciamo a profeti che non scarseggiano il compito, ricorrente nella storia, di annunciare l’arrivo imminente dell’apocalisse, di cui noi non sappiamo né il giorno né l’ora (Mt. 24,36). Noi pensiamo di sapere bensì che essa oggi potrebbe verificarsi. E potrebbe esserlo per opera dell’uomo, che ha raggiunto un livello di distruzione tale da poterla sicuramente realizzare. Quindi mentre prima la fine del mondo era monopolio di Dio, ora sembra poter essere eseguita dall’opera dell’uomo.

Meglio o peggio?

La S.Scrittura (1 Cronache, 21,11-14) ci dice che il Signore Dio, avendo deciso di punire Davide per il suo orgoglio, inviò a lui il profeta Gad a proporgli di scegliere tra tre punizioni: tre anni di carestia; tre mesi da fuggiasco di fronte ai suoi nemici; tre giorni “della spada del Signore insieme con la peste che si diffondesse sul paese”. Davide rispose a Gad: «Sono in un'angoscia terribile. Ebbene, che io cada nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è molto grande; e che non cada invece nelle mani degli uomini». E così il Signore mandò la peste in Israele [ma poi ritirò prima del tempo la sua mano punitrice].

Sant’Ambrogio commentò così il passo:

Davide ha scelto la pena che ha ritenuto meno eccessiva e così ha preferito affidarsi alla clemenza di Dio, che sa perdonare, piuttosto che al potere degli uomini, che spesso eccedono nella misura del castigo. È infatti misericordioso Colui che non conosce peccato mentre non lo è colui che è partecipe della colpa (Commento al Salmo 37, 14).

La fine per opera di Dio, accompagnata dalla sua misericordia

Avvenga quando avvenga, auspicabile quindi sarebbe comunque quell’apocalisse che venisse da Dio, perché sarebbe accompagnata dalla sua misericordia. Che saprà abbreviarla, come il Signore stesso afferma (Mt 24,22). Ma non solo.

Sono sempre stato intrigato (come va di moda dire adesso) dal fatto che, nelle pagine apocalittiche del vangelo, ad accompagnare quegli eventi drammatici, che la fantasia popolare e l’estro artistico hanno riempito di mostri e fenomeni prodigiosi, compaia con un’insistenza straordinaria la figura del “Figlio dell’uomo” (Mt 24; Mc 13; Lc 21; ma non solo), come Gesù stesso amava definirsi. Né mi bastava l’idea che anche qui si volesse ribadire una generale teologia della natura umana di Cristo.

Certo: a quel titolo nei passi apocalittici è connessa l’idea del giudizio che sarà emesso dal “Figlio dell’uomo”, con tutte le garanzie misericordiose legate alla sua partecipazione sostanziale all’umanità. Ma oggi, quando è da considerare il pericolo d’una apocalisse prodotta dall’uomo attraverso forze da lui scatenate, mi piacerebbe capire un po’ di più che cosa quella affermazione possa significare nel contesto apocalittico. Posso sbagliarmi, ma mi piacerebbe che si potesse da essa ricavare la speranza che, quand’anche sia l’uomo a scatenare l’apocalisse, al di sopra delle forze impazzite della materia abusata il Signore abbia voluto assicurare la sua presenza, e proprio come “Figlio dell’uomo”: per dirci che, anche in quel dramma cosmico, egli non solo sarà presente, ma che lo sarà nella sua forma storica umana, da noi riconoscibile come il volto rassicurante di un nostro fratello che ci compare nel dramma decisivo e universale della storia. A farci sentire lo stesso “a casa nostra”.

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