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Dai vicariati alle CET

palazzo del Podesta in old town, Bergamo, Italy

Le CET. Se ne parla. Ma che cosa sono? I “dati” di partenza e gli sviluppi futuri, tra possibilità e rischi.
Natale Carra è impegnato nella CET 5 del Sebino-Valle Calepio

CET e cetacei

Dalle vicarie alle CET, comunità Ecclesiali Territoriali. E’ uno degli eventi che ha attraversato la storia recente della diocesi di Bergamo. Si dovevano superare le difficoltà in cui si dibattevano le Vicarie. Insieme ci ci chiedeva se fossero utili, necessarie o semplicemente logiche. Tutto questo dovette forse ispirare il nostro Vescovo Francesco ad avviare nuove forme organizzative sovra parrocchiali. Durante questo periodo perinatale – svoltosi intorno al 2017-18 – accadde spesso che si sviluppassero durante gli incontri in Diocesi, alcune discussioni intorno al nome da dare a questa nuova creatura. Si racconta che durante una di queste occasioni spuntò l’aggiunta del termine “Ecclesiali” a quello di Comunità Territoriali pensato dal Vescovo. Nel tempo queste sono divenute note attraverso l’acronimo CET. Da qui il fatto che i membri oggi sono scherzosamente identificati come “cetacei” – dal greco κῆτος, ordine di mammiferi acquatici di grossa mole -. Strano destino quello di creature come queste, che nate per far fronte alle contraddizioni di organismi, si ritrovino… con gli stessi problemi.

Dalle vicarie alle CET. Cosa sono le CET

Ma di cosa parliamo quando parliamo di Comunità Ecclesiali Territoriali?

Lo Statuto costitutivo così recita:

La Comunità Ecclesiale Territoriale (CET) è un’articolazione diocesana che comprende parrocchie, unità pastorali, fraternità presbiterali, comunità di vita consacrata e aggregazioni laicali, presenti in un’area geografica definita.

La Comunità Ecclesiale Territoriale si propone come fine primario di promuovere, alimentare ed elaborare il rapporto tra comunità cristiana e territorio, inteso come rappresentazione dei mondi vitali, istituzionali, sociali, culturali, relazionali, costituiti da ogni persona nella sua singolarità e nelle sue relazioni, nella speranza di generare insieme condizioni e forme di vita autenticamente umane alla luce del Vangelo.

Avviate nel 2018, anche le CET hanno subito i contraccolpi del periodo pandemico, peraltro in un momento di avvio, quindi particolarmente delicato per una nuova forma organizzativa.

Le 13 CET istituite in Diocesi sono molto meno delle 28 Vicarie fino a ieri esistenti (cartina di sinistra: le vecchie vicarie, cartina di destra le CET):

 

                    

 

 

Elementi fondamentali delle nuove CET sono le cinque Terre Esistenziali che le compongono:

  • Le relazioni d’amore
  • Il rapporto tra il lavoro e la festa
  • Le forme della tradizione
  • Le esperienze personali e sociali della fragilità
  • I mondi della cittadinanza

Ciascuna è governata da un coordinatore e composta da ulteriori 6-8 componenti.

Possibilità e limiti

Tale scansione dell’azione territoriale nasce dal Convegno ecclesiale nazionale di Verona (2006) che sviluppò il tema centrale – Gesù risorto, speranza nel mondo – esattamente su queste cinque polarità. Al riguardo risulta molto interessante tornare alle relazioni che furono tenute allora da C. Esposito, A. Fabris, R. Lafrate e A. Sabatini e L. Diotallevi.

L’obiettivo di queste Terre di collocarsi sul sagrato (e oltre) delle nostre Chiese, per “cogliere la vita là dove questa accade”, espone al rischio di un dialogo poco intenso con le Parrocchie, i Consigli Pastorali Territoriali e la vita liturgica e comunitaria delle stesse.

Come è possibile superare questo limite? Intanto accettando che l’avvio delle CET possa richiedere un periodo non breve di incubazione. Poi, i rapporti tra rappresentanti delle Parrocchie e le CET, vanno intensificati con pazienza, ascolto e conoscenza reciproca.

Tra qualche anno, spero, potremo raccogliere i frutti di questa stagione di semina.

Il Signore ci aiuterà, ne possiamo star certi.Dai

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