Bisogna votare, ha detto il cardinal Zuppi, presidente dei vescovi italiani. Poi ha detto che l’indipendenza dei giudici è un valore che va salvaguardato. Forse qualcuno potrebbe pensare che il “no” salva quel valore più del “sì"
Il cardinal Zuppi, ha introdotto i lavori del Consiglio Episcopale CEI, parlando del prossimo referendum. Ha detto due cose importanti. La prima, scontata, che bisogna andare a votare. La seconda, meno scontata e più impegnativa, sulla autonomia dei giudici che va salvaguardata. “C'è un equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è dovere preservare. Autonomia e indipendenza sono connotati essenziali per l'esercizio di un processo giusto, e tali valori devono essere perseguiti, pur nelle diverse possibili realizzazioni storiche e pluralità di opinioni e orientamenti". Dunque per Zuppi "la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e l'assetto del Csm sono temi che, come pastori e come comunità ecclesiale, non devono lasciare indifferenti".
Che quest’ultima affermazione sia meno scontata lo si deve al fatto che l’opposizione insiste molto sui rischi che l’autonomia dei giudici corre se la riforma proposta dal governo dovesse passare l’esame del referendum. I vescovi non dicono di votare no, ma dicono di avere molto a cuore l’autonomia dei giudici che, nel dibattito attuale, è più una preoccupazione del no che del sì.
Dunque, mi domando. Se io buon cattolico (i preti, di solito, sono buoni cattolici) volessi obbedire ciecamente a quello che i miei vescovi mi dicono di fare, dovrei preferire il no al sì perché tutti mi dicono (oddio, quasi tutti) che il no è meglio del sì per difendere l’autonomia del giudici.
Perché torna un problema che annoia perché torna, ma torna perché è importante. Questo. I vescovi mi danno le indicazioni di massima. Tocca a me elettore trarre le mie personali indicazioni di minima. E cioè decidere cosa votare. Solo che le indicazioni di minima sono strettamente legate alle indicazioni di massima. Anzi: le indicazioni di massima non servono a nulla se non intercettano le indicazioni di minima. Ed è talmente vero, questo, che nel caso del referendum sulla giustizia anche il cardinal Zuppi sembra sbilanciarsi e suggerirmi che è meglio votare no.
Il cardinal Zuppi non me lo dice, ma me lo suggerisce, che è un altro modo di dire. Che dice delicatamente, ma dice.
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