“Dio è morto”. Ma quale Dio è morto? E’ morto il Dio tappabuchi che l’uomo non ancora adulto invoca quando non riesce a vivere in pienezza la propria umanità. L’umanità buona della Bibbia e l’impegno nel mondo e nella politica.
Gira voce che Dio è morto
Da Nietzsche in poi c'è chi parla della morte di Dio.
Anzi, per la verità, oggi non se ne parla neppure, perché il problema di Dio lascia indifferente, anche fra coloro che frequentano le chiese ripetendo linguaggi convenzionali.
Oppure se ne discute per screditare Dio perché non risolve la guerra, non elimina i dolori e le sconfitte del mondo: è debole, impotente, quindi inutile e anche dannoso.
Bonhoeffer dice che è quello che è morto è il Dio della religione
Ma in tutto questo Bonoeffer, il teologo pastore luterano, vissuto in Germania nelle ore più buie del xx secolo, che c'entra?
Dio non è scomparso dall'orizzonte, sostiene Bonoeffer, ma è diverso dal Dio del cristianesimo tradizionale, quello della religione, che è una forma storica della fede, dove Dio è ridotto a un tappabuchi, un Deus ex machina,che interviene quando l'uomo non è in grado di affrontare la realtà.
Egli propone un Cristianesimo non religioso “come se Dio non esistesse”, che sappia leggere e interpretare la Bibbia con categorie nuove, ponendo Dio al centro dell'esistenza e nello stesso tempo prendendo sul serio il profano della realtà con gli strumenti intellettuali, storici, esistenziali che possediamo, nella grande fedeltà alla terra.
“L'uomo si è fatto adulto” e non ha più bisogno di un biberon consolatorio, non c'è bisogno di un Dio come tutore di ciò che non è risolto.
Cristo però si lascia cacciare da noi sulla croce
Cristo non è venuto per questo.
Egli stesso “si lascia cacciare da noi sulla croce” per invitare i “suoi” a “vivere in pienezza l'aldiqua”, che è “fare la verità”, non una speculazione accademica, ma quella verità che rende liberi (Gv 8,22).
Questa è la condizione della identità cristiana, vivere nella profanità della vita dentro la storia, rinunciando a fughe pseudoreligiose come quel tale che, per paura, nasconde il talento sottoterra.
Da qui nasce, per Bonoeffer l' “obbligo” di calarsi nella tragica realtà del suo tempo, come Gesù, “l'uomo per gli altri”, che vive con gli uomini, che muore per gli uomini.
E l’Antico Testamento annuncio un’umanità autentica
Così, nell'Antico Testamento, che Bonoeffer particolarmente amava, coglie la terrestrità, le passioni, la carne, le battaglie, le vittorie, le sofferenze di Giobbe e l'erotismo del Cantico, un'umanità autentica e vera.
A una teologia che schiacciava l'uomo per mezzo della sua onnipotenza perviene a una teologia che fa dell'uomo un collaboratore della creazione e della redenzione: si tratta della nuova alleanza per mezzo di Cristo nella coniugazione uomo-Dio.
Dio si riconosce solo a partire solo da quel rovesciamento della vita che Gesù ha portato nella sua incondizionata libertà del suo essere per-gli- altri.
Così l'uomo nella sequela di Cristo non è più “in sé e per sé, ma vive per gli altri.
Dentro questa umanità Bonhoeffer vuole uccidere Hitler
Ed è la “vita per gli altri” che provoca Bonoeffer all'azione dentro la “situazione” concreta nella congiura (andata fallita) contro Hitler.
E' qui, nel ricorso alla violenza in campo politico, che il teologo elabora un'etica “in situazione”: non principi universali, ma una teologia incarnata in un preciso contesto.
E scrive: Se un pazzo guida l'auto sul marciapiede, io come pastore non posso solo seppellire i morti e consolare i parenti: io devo fare un salto e strappare l'autista dal volante”.
“Io vorrei imparare a credere”
Così il teologo pastore rispondeva a un amico che gli chiedeva cosa voleva fare della sua vita.
In lui l'impegno per imparare a credere non si è mai interrotto: il Vangelo che si deve sempre di nuovo cercare, il dono per cui si deve sempre pregare, la porta cui si deve sempre bussare, l'azione che si deve sempre osare, nell' “ubbidienza della fede”.
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