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Un'immagine alla settimana - Rubrica a cura di Osvaldo Roncelli

Il tamburino di Borgo Canale

 

Pantomima di tutti gli eserciti della storia.
Parodia delle guerre.

 

 

Una delle più forti immagini in tema di guerra inventata dall’arte si trova esposta nell’abside - proprio dietro l’altare maggiore - di una chiesa di Bergamo, una tra le più antiche e importanti nella storia della Città.

Il fatto è insolito per svariati motivi; si tratta di una parodia, genere poco consono ai luoghi liturgici: non presenta segni di iconografia religiosa o devozionale; parla di morte senza cenni a significati cristiani, tanto meno escatologici; non è un “memento mori” perché, come parodia, stimola curiosità profana rasentando il comico.

Il Tamburino

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Su un pannello di legno lungo e stretto è dipinto a tempera un “personaggio” in divisa da soldato nel ruolo di tamburino; nell’immagine si impone infatti un grande tamburo portato a tracolla. Il Tamburino, in primo piano, si incammina per una strada sassosa; suonando la grancassa precede il battaglione inquadrato che marcia al tempo scandito dai rulli di tamburo. L’ufficiale di reggimento, agitando la spada, comanda impettito: tutti “minuscoli automi in balletto parodisticamente marziale.”

Il cielo è limpido, il paesaggio solare: non è dato capire se si prepari una battaglia, o si tratti di preparativi per una parata.

La bandiera sul fondo - oltre a cimieri e giubbe - consente di collocare la scena ai tempi della Repubblica Cisalpina, tra sussulti napoleonici e attese di nuova società.

C’è però un particolare: i personaggi sono tutti scheletri: Tamburino, ufficiale e plotone in marcia.

La scena non ha l’austerità di una prolessi, anticipo di futuro certo per questi personaggi, nemmeno la solennità di prossimi eroismi.

Quello che si impone è la spietata rappresentazione della vacuità delle guerre e la pantomima critica di tutti gli eserciti del mondo.

“Macabri” molto particolari in Borgo Canale

Il Tamburino è uno dei sei pannelli che formano una serie insolita di figure che interrogano.

Opera enigmatica - in parte riso, in parte grido - esprime la secolare visione della vita e della morte, ancora consolidata nei ceti popolari, non ancora inficiata da concezioni romantiche.

Nella nuova cultura la morte diventa atto esistenziale estremo, esasperazione della persona - fine di un individuo, fine di un mondo - tragica separazione di affetti: non è ancora così nel Borgo Canale ai margini della Bergamo frastornata tra caduta della Serenissima e turbinosi arrivi si idee e di eserciti. Nel Borgo - estrema parte della Città verso ovest, emarginata da antiche fortificazioni, già proiettata verso il piano - vive un artista, figlio di pittore, molto libero e originale, Vincenzo Bonomini.

 

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La coppia di sposi borghesi

Morte già dentro la vita, vita ricomincia dopo la morte

La parrocchia gli commissiona nei primi mesi del XIX° secolo un catafalco per il triduo dei morti: una sorta di paravento fatto da sei pannelli da aprire al cento della chiesa di “Santa Grata inter vites” durate le ricorrenze dedicate alla preghiera per i defunti.

Vincenzo dipinge a grandezza naturale su ciascun pennello abitanti del borgo, vivi, identificabili per ruoli, modi di vestire, atteggiamenti, anche alludendo a vicende personali, manie e fissazioni.

Distribuisce sui pannelli nove personaggi - uno è il Tamburino; dipinge anche se stesso autoritratto con moglie e garzone; su un altro due frati in preghiera - tutti però in forma di scheletri impegnati nel quotidiano: tutti i viventi in forma di scheletro, tranne un delizioso cagnolino a passeggio con la coppia di sposi borghesi.

Il catafalco sembra affermare: “Morte è già dentro la vita, vita che ricomincia dopo la morte”.

 

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Antica fotografia del catafalco prima dello smontaggio

Arte, non più devozione

Parroco e fabbriceria accettano l’opera condividendone implicitamente un qualche significato didascalico, moralistico, forse escatologico; non solo: l’apparato viene utilizzato nelle liturgie e la memoria orale del borgo tramanda l’identità dei “personaggi” illustrati.

L’apparato, esposto a Firenze alla memorabile mostra a Palazzo Pitti sulla pittura italiana tra Seicento e Settecento, riscuote grandissimo interessa al punto che il catafalco viene - purtroppo - smontato e l’abside della chiesa di Santa Grata sfondato per alloggiarvi i dipinti, non più supporti liturgici, ma opere d’arte, solare interrogativo sul senso del vivere.

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Roncelli

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