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Il radicalismo punta a un ordine nuovo

Conte e Vannacci

Recenti fatti anche internazionali ripropongono il problema della radicalizzazione della lotta politica. Il fenomeno è apparso con particolare evidenza nelle elezioni in Germania. Ma anche in Italia si manifesta nei movimenti interni ai due poli: nel centro-destra con l’irruzione di Vannacci e nel centro-sinistra con il Movimento 5Stelle.

 

 

Al centro non si vince più

Questo amore per l’estremo scandalizza i benpensanti nostrani che pensavano che la vittoria della destra meloniana avrebbe eliminato le ali destre estreme. E forse anche i cattolici tradizionali, soggetti ad un lungo trattamento di anestesia sociale, pensavano di dover rappresentare in quanto cattolici la “gamba moderata” di qualsiasi schieramento, e ritenevano che un efficace contrasto alla destra potesse avvenire spostando la sinistra verso il centro che resta invece a percentuali irrisorie (Renzi, Calenda e &).  Si scopre così che la voglia di centro è soprattutto dei mercati e delle alte istituzioni, sia nazionali sia internazionali, che credono ancora nel vecchio brocardo: “al centro si vince”.

Invece sta accadendo che l’elettorato dimostra che al centro non si vince più, ma che si vice con posizioni le più decise possibili. Da entrambe le parti si contesta la gestione moderata del proprio patrimonio ideale: quello di destra accusa il suo Governo di gestire troppo moderatamente la sicurezza, l’identità e il sovranismo; quello di sinistra accusa la sua leadership di gestire timidamente le questioni della guerra e delle disuguaglianze sociali e del Welfare.

Sulla scena politica avanzano quindi non i valori di moderazione, ma quelli di sostegno delle posizioni estremizzate.

La protesta rende: Vannacci, i 5Stelle

A destra le richiese estremistiche di Vannacci indeboliscono la Lega e costringono Fratelli d’Italia ad inseguirlo nella lotta all’integrazione e nella politica sicurtaria repressiva e individualistica; intaccano le posizioni opportunistiche borghesi di Forza Italia che ambiva a diventare un partito del mercato, liberistico, craxiano e berlusconiano.

A sinistra il Movimento 5 Stelle vede che il quadro sociale ed economico e i valori del Welfare sono compromessi da una stretta servitù atlantistica (ancora dura dentro il PD e che crea problemi alla Schlein), che ha imbarcato l’Italia in una economia di guerra che distrugge scenari energetici più favorevoli e risucchia risorse da dedicare allo Stato sociale. Oltre che mettere a rischio il destino del cosmo.

Nella società occidentale si riduce sempre più la classe media che faceva da cuscinetto moderato tra ricchi e poveri, e che ora invece tende a confluire nella massa impoverita. È comprensibile quindi che oggi non attiri attenzione la posizione politica mediana che non ha destinatari che gli portino consensi; mentre cresce chi sa motivare al voto il maggior numero dei protestatari. I quali si impegnano solo quando e se vale la pena di impegnarsi e se si ritiene credibile chi lo richiede. Lo scontro politico radicalizzato esige infatti motivazioni choccanti. Così si spiega lo scarso afflusso alle elezioni normali e l’alto numero attratto dai referendum più divisivi.

Forse si va verso un ordine mondiale nuovo

Oggi il voto si attiva verso chi sollecita risorse per progetti identitari nazionalistici (della purezza nazionale, della sicurezza a scapito delle libertà individuali; della privacy contro la comunione) o verso chi vuole la ripresa dello Stato sociale con i suoi temi dell’equità fiscale, della sanità pubblica, della istruzione, della integrazione. Ma in ogni caso ci vogliono risorse e questo spinge il popolo, più che le sue classi dirigenti, a ridurre le spese militari a favore di quelle di promozione sociale; a liberare l’Europa da soggezioni ingessate e a renderla libera di scegliere i propri interlocutori, a favorire un dialogo tra popoli contro la deterrenza che nutre la paura.

Probabilmente sta avanzando l’idea di un ordine mondiale nuovo. Come auspicava papa Francesco (papa sudamericano) e continua ad auspicare papa Leone (papa originariamente statunitense), ha da essere un ordine non determinato da un’unica potenza, né fatto di poli fissi contrapposti, ma un ordine multicentrico e mobile, che unisce popoli e sceglie leadership in maniera variabile a seconda delle esigenze epocali. Che si cura della terra.

L’antico resisterà il più possibile, ma il futuro sta andando in quella direzione. Una spinta viene dall’atteggiamento inaffidabile di Trump che sta squalificando l’ordine stabilito sulla pace americana, una volta paladina della libertà dei popoli e ora resa serva delle lobby più individualistiche e classiste. E più distruttive.

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