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Materiale bellico, made in Bergamo

armi guerra commercio

 

 

 

La Corte Penale Internazionale ha stabilito nel giugno 2024 l’illegalità del commercio delle armi destinate degli avamposti dei coloni israeliani nelle terre palestinesi occupate. Nonostante la chiarezza del pronunciamento, come succede per ogni dichiarazione umanitaria, la società politica e civile sembra colpita da profonda sordità.

 

 

Le armi per Israele partono anche da Bergamo. La Ditta Battagion

Anche a Bergamo si commerciano materiali di produzione locale destinati alle azioni militari israeliane a Gaza e in Cisgiordania.

 

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Il Coordinamento giovanile bergamasco, gruppo composto da liste universitarie, collettivi, esponenti giovanili di partito, ha registrato nel suo sito due realtà tecnologiche bergamasche che commerciano ancor oggi con le peggiori realtà belliche. Si tratta della Ditta Battaggion in viale Pirovano, e la Gru Fassi con sede ad Albino.

 

 

 

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La Battaggion agisce nel silenzio ma la legge 110 del 1975, ancora in vigore ma già in predicato di modifica da parte del governo Meloni, ha disposto regole di registrazione per il contenuto, la produzione, il commercio delle armi destinate alla guerra.

Specifica la legge: “Sono armi tipo guerra quelle che pur non rientrando tra le specifiche armi da guerra, possono utilizzare lo stesso munizionamento… Sono munizioni da guerra le cartucce, i bossoli, i proiettili o parti di esse destinati al caricamento”.

Davanti alla sede della BATTAGGION S.p.A. è stato organizzato un presidio nel mese scorso. I giovani manifestanti hanno fatto volare decine di aerei di carta oltre i cancelli sbarrati della fabbrica.

L’azienda in oggetto produce dal 1918 impastatrici e miscelatori per polveri, liquidi e solidi destinati a vari settori di applicazione, dall’alimentare al farmaceutico. Nel 2023 ha avuto l’autorizzazione ministeriale per esportare macchinari che servono a miscelare polvere e prodotti esplosivi destinati ad armi, mine e bombe in Israele, Uzbekistan e India. Il fatturato è schizzato alle stelle e sembra che nuovi ordinativi per 5 milioni di euro siano in attesa di assenso governativo per l’esportazione.

Davanti a questi rilievi l’azienda non ha mai emesso un comunicato.

La ditta Fassi Gru

L’altra realtà sotto l’attenzione del Coordinamento giovanile è la ditta FASSI GRU con sede ad Albino, quella che ha istallato una luminosa gru pubblicitaria in movimento all’uscita dal casello autostradale di Grumello. Le gru della ditta sono presenti e funzionanti negli sgomberi forzati dei palestinesi dai villaggi della Cisgiordania (esistono decine di fotografie che lo testimoniano). Servono a demolire case, trasportare macerie, abbattere strutture, spostare barriere.

 

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 Sul sito della ditta si legge: “Una gamma completa dei nostri prodotti è destinata alle esigenze delle forze armate e alla protezione civile. Le gru possono essere montate su autocarri ribaltabili, furgoni, parte anteriore o posteriore di pick-up”.

Anche in questo caso, il silenzio della ditta è tombale.

“Non è la sola società in provincia di Bergamo ad essere coinvolta nelle guerre presenti. La Battaggion è quella che incrementa maggiormente le sue vendite, proprio mentre Israele è accusato di genocidio” scrive Michele Cremaschi, ricercatore indipendente che per primo ha lanciato l’allarme. “Anche per le Gru Fassi, come per la Battaggion, è pronta una petizione on line per chiedere di interrompere immediatamente ogni esportazione di macchinari a scopo bellico nei territori martoriati dalla guerra e dalle occupazioni”.

 

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