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strada facendo

Un giorno con Marco dell’Oro

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Ieri mattina presso la “Casa di riposo Santa Maria Ausiliatrice” gestita dalla fondazione “Carisma”, ha avuto luogo una cerimonia particolare. E’ stato inaugurato un nuovo ambulatorio a ricordo di Marco dell’Oro, l’indimenticato giornalista, morto il 30 dicembre del 2023. La nuova struttura è stata donata da Massimo Dell’Oro, fratello di Marco, dalla moglie di questi e dalla famiglia. Era presente la sindaca Elena Carnevali, Miro Radici, presidente della Carisma e molte persone.

Si sono moltiplicati i riconoscimenti verso Marco e i ricordi di lui. Anch’io, nel mio piccolo, mi sono fatto srotolare dentro un ricordo, tra i tanti che hanno segnato la nostra amicizia reciproca. Marco mi aveva invitato a una gita, noi due, sul lago di Como. Ci eravamo fermati sul lungolago di Varenna. Marco aveva tirato fuori dal suo zainetto una edizione in lingua francese della Chartreuse de Parme, di Stendhal. Mi aveva chiesto di leggere un certo passaggio dove si citava Griante. E mentre io leggevo Marco mi indicava, sull’altra riva del lago, proprio, Griante. E mi faceva notare che Stendhal cita anche Bellagio che sta sulla punta dove il lago si divide in due rami. Il ramo occidentale che scende fino a Como e il ramo orientale che è “quel ramo del Lago di Como che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…”, quello dei Promessi Sposi, insomma, cha arriva fino a Lecco. Era particolarmente suggestivo goderci una geografia così piena di letteratura, quella del “nostro” Manzoni, legato alla Francia per una buona fetta della sua vita giovanile e quella del francese Stendhal legato all’Italia (e a Bergamo: in piazzetta Terzi, a Bergamo Alta, una targa su Palazzo Terzi ricorda che lì ha soggiornato, appunto, Stendahl).

Tutte questi ricordi letterari li ho riciclati per imbastire il mio personale, interiore ricordo di lui e di quella gita a Varenna. E mi pare di poter dire che, anche quel giorno, Marco ha fatto, nei miei confronti, il giornalista. Ma lo ha fatto con il suo personalissimo stile. Il giornalista, di solito, vede o sente qualcosa e scrive quello che ha visto. Quel giorno, a Varenna Marco non raccontava ciò che si vedeva, ma vedeva ciò che si raccontava, quello che Stendhal raccontava nel suo capolavoro letterario. Quel giorno, a Varenna, è capitata un’altra volta la mirabile stranezza: all’inizio c’era il verbo letterario che comunicava nobiltà letteraria anche a ciò che si vedeva.

Ecco questo era Marco, capace di rendere nobile ciò che vedeva. E siccome vedeva anche noi, suoi amici, ci sentivamo nobilitati dal suo sguardo e da quello che scriveva anche quando non guardava a noi.

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