Nella Messa del giorno di Pasqua,
ho tenuto l’omelia nelle mie parrocchie a partire da una domanda:
come celebrare la Pasqua, la tomba trovata vuota di Cristo,
nel tempo in cui, causa guerra, le tombe si riempiono?
Riporto qui il testo dell’omelia.
Cari fratelli e sorelle,
mai come quest’anno la Pasqua mi ha chiesto di rimettere in discussione la mia fede. E lo stesso, da quanto ho potuto ascoltare dai bambini, da adolescenti e giovani, da tanti adulti delle comunità di Grumello e Telgate, caratterizza il momento particolare che la fede di molti sta attraversando.
Il paradosso di questa pasqua
Nella solenne veglia della notte di Pasqua, la Chiesa esulta e la gioia esplode per la risurrezione di Cristo dalla morte. La Chiesa esulta perché la luce ha trionfato sulle tenebre, perché la tomba del Signore è vuota.
Ecco, qui si colloca per me la grande difficoltà, che mi ha dato da pensare, in questi giorni. Come posso io, come possiamo noi esultare e gioire per una tomba vuota, mentre tante tombe, spesso delle fosse comuni, si riempiono di corpi di uomini, donne, anziani, bambini innocenti? Come provare gioia per l’annuncio “Non è qui, è risorto”, mentre tante donne non sanno cosa ne sia dei loro figli, mandati a uccidere altri uomini per un disegno folle di guerra?
Sono domande che, a Pasqua, non possiamo evitare; anzi, abbiamo il dovere di tenerle aperte e ben presenti, per non ridurre la Pasqua a festa vuota, nella quale ci si ritrova a condividere cibo e spensieratezza, nella più assoluta indifferenza verso gli altri.
Se in questo giorno decideremo di salutarci con le parole “Buona Pasqua”, occorre sapere il significato autentico di questa espressione e gli impegni che essa comporta per la nostra vita; altrimenti, un semplice “buona giornata” risulterebbe più opportuno.
A risorgere è il Crocifisso
Che fare, allora? Mi sembra, alla luce di tutta la liturgia quaresimale e del Triduo Pasquale in particolare, che Gesù indichi chiaramente la via per celebrare la Pasqua, che illumina anche questi giorni faticosi per il mondo. Ciò che Egli indica può sembrare scontato, ma è esattamente ciò che rischia di sfuggirci. Ossia che a risorgere è il Crocifisso, cioè Colui che in obbedienza al Padre ha sperimentato il rifiuto radicale, fino alla morte da innocente perseguitato, per amore degli uomini che dal suo sacrificio sono salvati.
Qui sta l’aspetto decisivo della Pasqua, nel legame indissolubile tra la croce e la risurrezione. Lo sappiamo bene, ma dobbiamo riconoscere che noi preferiremmo e preferiamo di fatto una risurrezione senza la croce, una Pasqua senza venerdì santo. Suonano allora come profetiche e decisamente opportune le parole che pronunciò un grande che per tanto tempo ha abitato la nostra terra bergamasca, di cui abbiamo ricordato recentemente i trent’anni dalla morte, padre David Maria Turoldo. Così scriveva:
No, credere a Pasqua non è
giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!Fede vera
è al Venerdì Santo
quando Tu non c’eri
lassù.Quando non una eco
risponde
al suo gridoe a stento il Nulla
dà forma
alla Tua assenza.
Non celebra la Pasqua chi non sa stare sotto la croce
Padre Turoldo coglie il centro: non celebra la Pasqua chi non sa stare sotto la croce, chi chiude gli occhi dinanzi alla sofferenza e alla morte. Non c’è Pasqua senza la morte. Chi ha perso di recente una persona cara, sa bene che l’amore per lei, unito alla fatica del distacco, rende possibile la speranza che quel legame non sia interrotto definitivamente, ma sia destinato ad assumere una dimensione di eternità.
Per credere in Cristo Crocifisso e Risorto, come il discepolo amato che, entrato nel sepolcro, vede e crede, occorre aver fatto esperienza dell’amore di Colui che, come scrive Giovanni prima del gesto della lavanda dei piedi, “avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
Non solo: occorre aver preso sul serio l’invito di Gesù che dalla croce ha consegnato al discepolo amato Maria come madre. È l’invito ad amare la Chiesa e gli altri, chiunque essi siano, come fratelli.
E allora ci risulta un po’più chiaro il dono, insieme alla responsabilità, che la Pasqua ci consegna. Siamo chiamati a riconoscere tutti i crocifissi della storia, a sentire la loro storia e la loro sofferenza come qualcosa che ci riguarda e ci interpella direttamente.
Solo così faremo esperienza di quell’amore divino che sconfigge la morte, che ha risuscitato Gesù e che, speriamo, farà risorgere anche noi!
Buona Pasqua