Ricordi di Natale dolci e struggenti

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Abitavo a Milano, dove Gesù Bambino portava i doni. Babbo Natale sessanta anni fa non era ancora così di moda. Al massimo la Befana, che nelle grandi aziende, come la Breda dove mio padre era operaio, portava un piccolo regalo ai figli dei dipendenti.

I miei nonni, però, erano di Bergamo e noi venivamo a trovarli almeno una volta al mese e durante le feste.

Il ricordo più vivo della mia infanzia è la stanza buia, con una grande finestra che dava sulla strada e lì, con il naso appiccicato al vetro, mentre fuori nevicava. E’ la scena che non ho mai più scordato.

All’inizio, un Bambino come me

Su un modesto carro, una mamma teneva in braccio un bambinello. Un papà li guardava come se volesse proteggerli dal freddo e da ogni pericolo. E poi c’erano quelli che a me sembrarono angeli, ma che in realtà suonavano quella che a Bergamo era chiamata la “pastorella”. Sfilavano tutti davanti ai miei occhi nella Notte di Natale.

Ancora i Vangeli non mi erano stati spiegati. Il racconto di un bambino che veniva a salvarmi a quell’età non mi avrebbe toccato il cuore. Quella scena invece aveva dato corpo alla storia che i miei genitori, i nonni o gli zii, sicuramente mi avevano raccontato. E l’incarnazione era diventata chiarissima anche a una bambina molto piccola. Quel Gesù che attendeva di essere messo nella culla del Presepio era un bambino come me e stava tra le braccia di una mamma come la mia!

Poi è arrivata la Messa di mezzanotte

Quando sono stata più grandicella, la Messa di mezzanotte con i suoi canti, con la chiesa vestita e illuminata a festa, con il calore delle tante persone intorno a me, è diventata la porta spalancata sul Natale.

Una notte speciale, dove l’atmosfera e le parole che ascoltavo erano piene di gioia e parlavano di speranza, d’amore sparso su tutto il mondo. Ancora la tv finiva dopo Carosello e nella mente non c’erano le mille dolorose notizie che oggi ci appesantiscono ogni momento. Sembrava proprio che per una notte e per il giorno seguente tutto potesse essere bello, luminoso, pacifico.

Si usciva e qualche volta capitava che nevicasse, come per magia. Niente piumini e Ugg di moda, ma un cappottino, una sciarpa e guanti di lana. Il freddo pungente ci faceva correre a casa, dove c’era mio fratello più piccolo. Ma la gioia di essere con mamma e papà scaldava anche i piedi intirizziti nelle scarpette nuove portate dalla Santa Lucia.

Il Bambino non era solo nel Presepe

A volte capitava che papà finisse il turno di notte proprio a Natale, allora si restava a Milano, per venire a Bergamo con il primo pullman del mattino. Il presepe non mancava mai, c’era anche un alberello, per la verità un po’ spelacchiato rispetto a quelli d’oggi quasi copie perfette di quelli veri. Le palline di vetro, fragilissime, erano scartate e poi riposte, passate le feste, con il massimo della cura. Chissà perché anche mio fratello piccolo aveva capito che erano preziose e mai si sarebbe sognato di cercare di prenderle per giocarci.

La chiesa era lontana e poi dovevamo svegliarci prestissimo: allora si andava a letto presto. Nel lettone con la mamma. Ci pensava lei a raccontarci di quel Bambino che nasceva povero, che non trovava doni sotto l’albero, ma era Lui a portare il dono più prezioso, pace al mondo intero.

Era più facile allora parlare di pace, di un mondo che si sforzava di essere più buono. Era più facile per noi fare promesse che sembravano realizzabili. Ci addormentavamo senza chiedere, come qualcuno ho sentito fare oggi: “Ma l’anno prossimo che regali mi arriveranno?”.

Avevamo cose che ci rassicuravano, una famiglia che riusciva a trasmetterci l’amore, senza dover passare per l’ultimo gioco elettronico, la borsa e i quaderni della Ferragni. Possedevamo una casa, modesta, dove però c’era sempre qualcuno pronto ad ascoltarci, dove in cucina si sentiva profumo di cose buone, dove l’attesa di ricevere qualcosa ci aveva insegnato che il desiderio non deve per forza essere esaudito immediatamente.

Una casa dove a Natale il Bambino era proprio lì, non solo nella culla del Presepe, ma nel cuore di tutti noi.

 

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