Bonacina/Servizi ecosistemici

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La grammatica della casa comune/Un mito indiano dice che il Gange, figlio del Signore delle Nevi,
è aiutato da Shiva a frenare la discesa perchè la Terra da sola non sopporterebbe
i torrenti che precipitano dai cieli più alti.

Il significato del mito è chiaro: nei testi sacri c’è la percezione che la vegetazione forestale dell’Himalaya (i capelli di Shiva) frena la discesa impetuosa delle acque. Se esse si abbattessero sulla nuda terra, questa ne verrebbe sconvolta ed erosa. Dunque c’è una relazione fondamentale fra acqua e foreste.

Il valore enorme degli ecosistemi

Ciò che è chiaro per i popoli che hanno stabilito una convivenza secolare con le foreste e con le forze immense della natura, viene invece ignorato da forme di pensiero per le quali la natura è solo risorsa da sfruttare, nel modo più veloce e più proficuo.

Lo studio scientifico degli ecosistemi naturali ha portato, negli ultimi decenni, a riconoscere che essi svolgono una serie di funzioni. Queste, spesso, sono invisibili ad uno sguardo superficiale, ma garantiscono stabilità e resilienza. Poichè il mondo, nell’ottica capitalista, scientifico-tecnologica, occidentale, è dominato dall’economia, si è cercato di dare valore economico ai “servizi” che gli ecosistemi svolgono (gratuitamente!). Da quei sistemi, oltretutto, dipende la vita delle società umane. E’ nato quindi il concetto di servizi ecosistemici, evidentemente antropocentrico. Il passo più difficile da compiere è rendere visibile ciò che è nascosto.

Uno studio del 1997, apparso sulla prestigiosa rivista Nature, ha stimato, per difetto, il valore monetario dei servizi di un certo numero di ecosistemi. Lo studio ha stabilito che era di poco inferiore al doppio delle economie di tutti gli Stati messi assieme. Ma il sistema economico dominante poggia sullo smantellamento dei servizi ecosistemici, non li vede, non li considera. Non è un consapevole “progetto” di distruzione, è il risultato di carenze fondative del sistema di pensiero occidentale economico.

Le api e l’impollinazione

Nel 2010 è apparso lo studio “The economics of Ecosystems and Biodiversity” che fornisce i dati per valutare ed integrare nell’economia umana il valore economico dei sistemi naturali. Un piccolo esempio: il valore economico dell’impollinazione, svolta gratuitamente dalle api, senza la quale non avremmo la produzione agricola di frutta, supera di almeno 5 volte il valore del miele prodotto.

Il recente rapporto della FAO sulle foreste recita ” Foreste ed alberi apportano contributi vitali sia alla gente che al pianeta, rafforzando mezzi di sussistenza, fornendo aria ed acqua pulite, conservando la biodiversità e rispondendo ai cambiamenti climatici. Le foreste agiscono come fonte di cibo, medicine e combustibili per più di un miliardo di persone. Oltre che contrastare i cambiamenti climatici e proteggere suoli e acqua, le foreste contengono più dei tre quarti della biodiversità terrestre. Forniscono molti prodotti e servizi che contribuiscono allo sviluppo socio-economico, e sono particolarmente importanti per centinaia di milioni di persone nelle aree rurali, compresi molti dei più poveri del mondo“. Il riconoscimento della multifunzionalità, comprendente i valori sociali, specialmente per i più poveri, è un importante passo avanti rispetto a precedenti impostazioni basate sulla pura produttività.

La considerazione dei servizi ecosistemici potrebbe diventare dunque un ottimo strumento per la pianificazione nell’ottica dell’ecologia integrale lanciata dalla “Laudato Sì”.

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