…essere “in uscita”” (Esort. Ap. Evangeli gaudiun, 20). Stimoli dall’articolo di Sem Galimberti: ”Identità cattolica e arte di comunità”
Alle condivisibili osservazioni di Sem Galimberti aggiungerei un appezzamento, un po' di rammarico con duplice rimpianto e un auspicio.
Apprezzamento
L’iniziativa del nuovo museo nei luoghi dell’antico palazzo vescovile ha restituito alla Città -non solo alla Diocesi - una parte della sua storia. Sono emerse nuove informazioni sull’area del foro della Bergomum romana e, in particolare, una interessante lettura dell’episcopato Barozzi, promotore, a metà ‘400, non solo della creazione dell’Ospedale Riunito e del cantiere per la nuova cattedrale, ma anche del rifacimento del palazzo vescovile.
Lavorando negli spazi dell’antico palazzo vescovile è tornata in vista parte della decorazione della “Chamera della audienza” decorata dalla sequenza di stemmi compreso quello del consolidato potere laico del Comune di Bergamo: bella idea di chiesa “in uscita” che, riconosceva nuovi soggetti sociali, dialogava, si confrontava proponendosi come luogo di mediazione.
Primo rammarico
Primo rimpianto, pur se limitato: la “privatizzazione” dell’aula della Curia, ora detta “Aula Picta”.
Nei trascorsi novant'anni l’attraversamento dell’aula realizzava il percorso più breve tra centro della Città verso la pianura, tra il nord e il sud; lavoro, studio e movimenti quotidiani potevano incontrare arte, devozione e storia. L’attraversamento dell’Aula evocava quanto raccontano le cronache della Basilica di Santa Maria Maggiore, percorsa a porte spalancate dalle carovane provenienti o dirette alla porta verso Milano.
Adesso l’”Aula picta” è il suggestivo epilogo di un raffinato percorso (a pagamento).
Secondo rammarico
Un museo conserva, studia, promuove e propone visite; un museo diocesano forse dovrebbe essere, nella responsabilità collettiva, propulsore di percorsi e progetti dove l’arte - ovunque si collochi - diventa testimonianza viva.
La collocazione del nuovo museo restituisce l’idea di una Chiesa “rientrata”, arroccata nel centro del suo millenario potere. Non così la precedente sede del museo nel borgo Pignolo.
Per fare rete
La “casa Cassotti” - palazzo tra i più interessanti della Città, manifesto del rinascimento propriamente bergamasco - con luoghi vicini, dove le Comunità locali hanno lascito notevoli testimonianze di arte - parrocchie con sacrestie (“musei spontanei”), monasteri (con incerto futuro), vari conventi (uno ancora fortunatamente “vivo”), chiese vicinali riportate nei manuali di storia dell’arte - poteva rappresentare potenziale centro di “museo diffuso”.
Per sua collocazione fisica la destinazione del museo nel palazzo appariva invito ad “uscire” verso altre più o meno vicine Istituzioni laiche accomunate da medesimi intenti - Accademia Carrara, GAMeC, gallerie private, Politecnico delle Arti, studi di artisti, oggi anche “The Drawing Hall, Gres Art 671.

Paul Klee -Dialogo, 1938
Auspicio
La cultura - fatto collettivo, prerequisito di scelte personali importanti - non si fa da soli, in concorrenza, in eleganti spazi ovattati, e il “nostro oggi” ha l’urgenza di proposte per pensare, di demolire steccati, di nuovi linguaggi inclusivi, di nuova diffusa consapevolezza, di dialogo, di confronto, di progetti, di quello che il Vescovo Bernareggi scriveva: ”…il dovere di essere dell’oggi, sempre.”
P.S.
La rete in effetti si può animare nonostante la distanza, che però non facilita lo scioglimento dei nodi.
Leggi anche:
Roncelli
1 commento
Caro Roncelli,
ho letto con interesse sia il tuo articolo di oggi sia il precedente di Galimberti.
Vorrei farti una domanda: è disponibile la statistica relativa al numero dei visitatori della nuova sede museale?
Mi pare di ricordare da una chiacchierata con don Alberto di due o tre mesi fa, che il precedente allestimento contasse una media di circa 1.000 visitatori al mese, mentre l’attuale si attesterebbe su un numero significativamente più alto.
È vero che il numero di visitatori non è di per sé elemento dirimente per valutare l’incisività e la valenza culturale di un museo, tuttavia può costituire (insieme ad altri indicatori) un riferimento utile di valutazione dell’iniziativa.
Grazie
Un cordiale saluto
Bruno F. Duina