Stimo molto, pur non conoscendolo direttamente, Davide Assael. E’ un piacere ascoltarlo a “Uomini e profeti” su RadioRai3 e leggerlo (vi consiglio la sua “Storia culturale degli ebrei”, edito dal Mulino 2024). Ho letto dunque con molto interesse la sua “lettera aperta” all’ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled
Un testo in cui si rivolge da ebreo italiano, con parenti e amici in Israele, “paese di cui difendo strenuamente il diritto all’esistenza come stato ebraico, ben sapendo che in molti, anche alle nostre latitudini occidentali, preferirebbero vederlo sostituire con altre formule.”
Rabbia, vergogna e imbarazzo
L’oggetto della lettera è la rabbia, l’imbarazzo e la vergogna che Assael, insieme a molti altri ebrei italiani, ha provato alla notizia del premio come “amico dell’anno” a Matteo Salvini. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti vinto il premio Israele-Italia 2025, istituito da una rete di associazioni vicine allo Stato ebraico. Alla cerimonia di consegna — svoltasi alla Camera dei Deputati — l’ambasciatore di Tel Aviv a Roma ha lodato Salvini per il suo “coraggio” di schierarsi al fianco di Israele in ogni situazione.
Salvini. Molte iniziative pro governo israeliano. Silenzio su Gaza
Soltanto pochi mesi fa, sfidando il mandato di arresto spiccato dalla Corte Penale Internazionale (CPI), il vicepremier e segretario della Lega aveva invitato Benjamin Netanyahu a Roma. A febbraio ha rincarato la dose, organizzando una visita istituzionale in Israele per denunciare “l’indecenza” della CPI. Nel corso del discorso di ringraziamento, Salvini non ha speso una parola su Gaza e sui massacri dell’esercito israeliano, incolpando Hamas del genocidio in corso.
"Più che guerra, un massacro senza scopo"
Torno alla lettera. Assael scrive di provare orrore per come il governo israeliano sta conducendo la guerra a Gaza.
Più che una guerra, a dire il vero, un massacro senza scopo militare e, peggio ancora, sbocco politico. Guardiamo sgomenti le violenze dei coloni in Cisgiordania, iniziate ben prima della guerra. Chi può scordare il pogrom di Huwara ad opera di coloni sionisti religiosi? Rabbrividiamo di fronte alle dichiarazioni genocidiarie di ministri, che, tra l’altro, danneggiano lo stato di fronte alle corti internazionali. Ci angosciano, noi che abbiamo una memoria ebraica, espressioni come «città umanitarie», non sappiamo se ridere o piangere di fronte a farneticazioni su bombe atomiche a Gaza (roba che in mezz’ora hai la nube radioattiva a Tel Aviv) o altre affermazioni del genere. Sono pesi che ci portiamo sullo stomaco da quando ci alziamo al mattino fino a quando andiamo a dormire.
Dunque, sostiene il filosofo ebreo, se Salvini è così amico di Israele e del suo governo che faccia pressione sul primo ministro Netanyahu, proponga un piano di pace, una qualche idea per uscire da questo ginepraio in cui si è infilato. “Non si ricorda mezzo contributo in questo senso.” Che gli faccia presente le centinaia di migliaia di israeliane/i che gli manifestano contro dall’inizio del suo ultimo mandato, danneggiando il paese, che, così diviso, non può affrontare le enormi sfide che ha davanti.
I toni esplicitamente razzisti del leader della Lega
Assael prosegue:
Inoltre, spettabile ambasciatore, sempre per la nostra memoria anzitutto famigliare, molti di noi deprecano i toni esplicitamente razzisti avuti in più di una occasione dal leader della Lega, che una volta si spinse, da ministro degli Interni in carica, a chiedere un censimento dei rom, che ha ricordato le schedature del ventennio fascista. Non a caso, intenzione politica censurata da Liliana Segre nel suo primo discorso parlamentare. E che dire delle amicizie «ambigue» che Salvini ha coltivato in questi anni? Che dire delle marce con «I fascisti del nuovo millennio» di CasaPound e delle convergenze elettorali con gruppi dell’estrema destra antisemita, che vediamo susseguirsi da anni?
Assael prosegue poi ricordando le battaglie del leader leghista contro la macellazione rituale, che spinsero anche il rabbino di Roma, Riccardo Di Segni, a un intervento pubblico. Infine chiede all’ambasciatore Peled:
Crede di aver offerto un contributo positivo all’immagine di Israele con questo gesto divisivo? Non capisce che in questo modo avvalora l’immagine del nazi-sionismo che è oggi sostenuta da un’enorme propaganda, che sta approfittando del conflitto per mettere in discussione l’idea stessa di stato ebraico? Insomma, spettabile ambasciatore Peled, in questo modo Lei ha danneggiato Israele confermando tutti i pregiudizi che oggi gli si scaricano addosso e ha reso noi ebrei italiani impegnati nella sua difesa più vulnerabili. Per questo, ho trovato doveroso rivolgerle questa mia lettera. Rispettando questa coerenza, credo di aver dato ad Israele e all’ebraismo un contributo migliore di quanto possa essere la scelta di premiare un leader diviso e con le opacità di cui ho detto come Matteo Salvini.
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