“Salvatore”. Quale salvatore e per salvare chi

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Visto da Sud – rubrica a cura di padre Francesco Cavallini

Secondo te, che tipo dovrebbe essere un “salvatore”. Alcuni giovani rispondono.
Parlano di “maestro di vita”, di uno che sta accanto nei momenti difficili.
Il compito, difficile e necessario, della comunità cristiana

Il salvatore che si aspettano i giovani

Abbiamo da poco vissuto il periodo delle feste natalizie.  Per i cristiani si celebra la nascita del “Salvatore”. Nelle settimane immediatamente precedenti ho dato delle mattinate intere di “ritiro” a delle classi di quarta superiore di un liceo di Palermo. Tra le varie attività proposte nella mattinata di ritiro c’era anche prendersi del tempo di silenzio per rispondere personalmente ed in modo anonimo alla domanda: “Che caratteristiche dovrebbe avere per te qualcuno per poterlo definire il Salvatore ai tuoi occhi, per la tua vita”.  Una domanda che era funzionale al percorso da svolgere in quelle ore di ritiro sul quale non mi soffermo.

“Un maestro di vita”

Mi sembra interessante e utile invece presentare la sintesi di alcune risposte secondo tre filoni principali: 

Tanti ragazzi/e hanno riportato che un “salvatore” per loro dovrebbe essere una persona che insegni a vivere, che sappia spronare e vincere la pigrizia, che sappia aiutare a prendere decisioni di qualità, che sappia aiutare ad affrontare le difficoltà della vita, a  non perdersi d’animo, a non rinunciare a quello che si fa per paura del fallimento, a vivere una vita descritta come “la retta via” qualcosa che ha  a che vedere con l’autenticità ma anche una vita buona e – interpreto io- anche eticamente positiva.

Un esempio è questa risposta: “Un maestro di vita, cioè qualcuno che mi porti a fare ciò che non faccio: se è qualcosa che non riesco o che non so fare me lo insegna; se è qualcosa che non voglio fare per la paura, mi convince a farla; se è qualcosa che non faccio per il dubbio di ciò che può accadere, mi toglie i dubbi. Questa persona mi insegnerà a pensare in modo nuovo. Mi rimprovererà se sbaglio o se faccio una cavolata. Ma non deve essere un parente perché il rapporto deve avere anche una certa distanza e un certo rispetto”.

“Il salvatore mi libera dalle mie ansie”

Ed ancora, tutto ciò che a che fare con la tristezza, i momenti bui e difficili della vita. Infatti, vari riportano che un salvatore dovrebbe conoscerli e capirli (ed aiutarli a capirsi!), essere vicino nei momenti di difficoltà, avere una parola incoraggiante, vincere la tristezza, l’ansia e l’angoscia (caratteristiche diffuse). Dare gli strumenti per vedere il positivo anche nei momenti difficili e saperli affrontare e attraversare. Qualcuno che doni serenità alla vita e anche leggerezza in quelle persone che hanno detto di portare dei pesi troppo grandi per la loro età.  E poi che li aiuti a non perdersi in troppi pensieri e nelle futilità ed essere aiutati ad allontanarsi dalle distrazioni. 

“Il salvatore dovrebbe essere colui che riesce a trasmettermi serenità. Riesce a liberare da tutte le ansie che incidono quotidianamente su di me. Riesce a farmi avere un equilibrio all’interno del quale non ci sono turbamenti. Insomma, riesce a darmi qualcosa che da solo non riesco ad ottenere”. 

Un’altra risposta dice così: “Qualcuno che mi dia una visione positiva del mondo riuscendo a non farmi cadere nella tristezza e nella paura. Insegnarmi come essere felice, (non necessariamente una vita facile) ma insegnarmi ad affrontarla serenamente”. 

Ed un’altra ancora: “Capirmi in quei momenti in cui neanche io mi capisco; Spronarmi sempre e vincere la mia pigrizia; mettere luce e farmi vedere il positivo nei momenti bui; non farmi pensare così tanto anche alle cose futili”.

Infine, in varie risposte c’è un riferimento alla famiglia. Un salvatore per qualcuno dovrebbe anche contribuire a portare serenità, unione e più amore in famiglia. Ad esempio: “Portare serenità e gioia all’interno della mia famiglia… che rendesse felice mia mamma”.

Gesù è “Salvatore”. Ma il messaggio non passa

Da queste risposte si potrebbero trarre diverse considerazioni. Io ne elenco qualcuna in riferimento alle comunità cristiane.

Intanto, personalmente ritengo che molte delle caratteristiche che per questi giovani dovrebbe avere un salvatore, le abbia Gesù! Davvero incarna concretamente la “salvezza” su molti degli aspetti che segnalano i ragazzi. E insegnare loro una vita spirituale di qualità darebbe quegli strumenti necessari per affrontare la vita.

Se leggiamo questo alla luce delle parrocchie e del ruolo del sacerdote potremmo dire che spesso non si è in grado di veicolare nel modo giusto ai giovani la Buona Notizia i Gesù che per davvero è il Salvatore della Vita. Pur emergendo che invece è qualcosa che i ragazzi desidererebbero incontrare. Ci deve quindi interrogare su come ripensare l’annuncio del Vangelo che così come è non arriva ai giovani.

Inoltre sembra evidente che molto passi dalla presenza fisica. Il bisogno dei ragazzi di una figura autorevole, saggia, che sia presente nella loro vita, che sia un riferimento, che possa ascoltarli, capirli e poter dire la parola giusta, consigliare, stimolare, sollecitare, incoraggiare, fare riflettere e correggere.

Esserci, per arginare il disorientamento

Dalle loro risposte emerge la mancanza di punti e figure e di riferimento, spesso non le trovano in famiglia, non a scuola, non in parrocchia… Emerge un disorientamento generale e la mancanza di persone adulte sagge. Il che è triste e drammatico.

Ma anche veicolare il Vangelo, mio malgrado, non basta. Non basta insegnare a meditare e proporre la lectio (in cui credo molto). C’è bisogno di un’opera di mediazione attraverso riflessioni specifiche, confronto, dinamiche, esperienze. Ancora una volta tutto ciò rimanda ad una presenza, ad esserci con la testa, a dare tempo per stare con i ragazzi, ascoltarli in profondità e quindi poi essere in grado di proporre le attività più adeguate. 

Intanto, i preti non ci sono o non ci arrivano più

Il problema però è che da molto tempo questo tipo di presenza educante non la svolge più il sacerdote. In tantissimi luoghi d’Italia i pochi preti sono assorbiti dalla gestione delle molte parrocchie, dalle molte messe, dai molti funerali…  E la formazione ricevuta non li attrezza adeguatamente per accompagnare i giovani e rispondere alle loro domande.

Ma se non è il sacerdote che lo svolgerà questo compito? Chi sono gli educatori nelle parrocchie? Hanno la formazione adeguata? Hanno il tempo per “stare” con i ragazzi? Come ripensare l’organizzazione? Come fare in modo che la comunità cristiana sia “educante”, veicolatrice della salvezza liberante del Vangelo?

Spesso questo ruolo lo svolgono i movimenti giovanili: Scout, AC, CL, Meg… Ma i movimenti intercettano una porzione limitata di giovani. E anche per i movimenti esiste il problema dell’adeguata formazione di educatori capaci di leggere le richieste del mondo giovanile e di rispondervi.

Si dovrebbe aprire poi un altro capitolo circa la nostra società: lavoro, famiglie, social, tecnologia, politica nazionale e internazionale… Che società e che mondo veicoliamo ai nostri giovani? Che stili di vita e valori trasmette questa società il cui frutto in molti è tristezza, insicurezza, ansia, angoscia, mancanza di speranza, paura, poca autostima, distrazioni e futilità? 

Ci sarebbe da fare un mea culpa generale e ripensare radicalmente il nostro mondo… Ma questo sarà materiale per altre riflessioni.

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