La lunga intervista a Sergio Di Benedetto pubblicata settimana scorsa ha suscitato un dibattito acceso. Sono tantissimi coloro che mi hanno chiamato o scritto. Oggi ospito alcuni degli interventi che mi sono stati inviati.
Non solo parrocchia
La parrocchia odierna è nata con la riforma tridentina. Da secondaria essa è diventata la principale struttura di evangelizzazione. Tuttavia non è mai stata l’unica. Essa è stata affiancata dai monaci contemplativi, dai movimenti ecclesiali e dalle associazioni laicali sovraparrocchiali. Oltre che per iniziative proprie di tipo locale, la forza della parrocchia è stata la capacità di ospitare e coordinare mondi variegati (pensa alle confraternite).
Queste associazioni avevano statuto e regolamenti propri che facevano capo ai rispettivi centri, che davano indicazioni di formazione e di attività. I francesi hanno calcolato che in una buona parrocchia del Sette-Ottocento, i cristiani impegnati che costituivano lo zoccolo duro, erano 1/3 del totale e più o meno trascinavano gli altri. Nel corso di quattro secoli le associazioni sono scomparse e sono state sostituite da altre. L’ultima grande sostituzione è avvenuta con il movimento Cattolico dell’Ottocento e l’Azione Cattolica del Novecento, che offrivano formazione spirituale e di apostolato, che le singole parrocchie e neanche le diocesi sapevano garantire. Da notare che queste forme di apostolato rispondevano al bisogno dei cristiani. Ed in genere a bisogni di un’epoca, spirituali e materiali, comunque umani: attraverso di essi avveniva l’evangelizzazione. Questo apparato si è smantellato dopo la Seconda Guerra mondiale e in gran parte non è stato sostituito.
Credo occorra partire dai nuovi bisogni umani, che comprendono anche la spiritualità, per annunciate e vivere il Vangelo. Questo esige un ripensamento globale della pastorale, occorre che le associazioni giovanili, familiari, caritative, di impegno sociale e politico e di spiritualità (la conoscenza della Bibbia) e la liturgia abbiano a ripensarsi per una pastorale adeguata. La parrocchia non può essere tutto, va ripensata nella sua struttura e ispirazione. Alcune esperienze valide ci sono già in alcuni campi. Bisogna avere il coraggio di fidarsi.
Non si fa formazione
Un tema che trovo carente nella nostra diocesi è quello relativo alla formazione del clero e laicato. Da anni la diocesi non organizza convegni, anche di più giorni, per l’esame sistematico di un problema pastorale. Vi sono solo conferenze occasionali. Questa è la premessa necessaria per la programmazione pastorale. In genere quando si parla di un piano pastorale, lo si annuncia e lo si chiude in fretta, per cui lascia scarsi segni. La complessità dei problemi esige specializzazioni che il singolo non può avere. Mi chiedo: la parrocchia può essere ancora organizzata con l’affidamento ad un singolo, cui è affidato il compito di seguire tutte le età, dall’infanzia alla vecchiaia?
La collaborazione pastorale. Formare in una zona equipe specializzate di preti e laici che sappiano lavorare in un particolare settore. Per un minimo di specializzazione, la cosa è possibile a livello zonale più che parrocchiale. In questo contesto sono importanti movimenti e associazioni specializzate in un settore pastorale: penso alle equipe de Notre Dame per le famiglie. La parrocchia tradizionale era aperta ad introdurre nuovi gruppi ed associazioni che godevano di una loro autonomia per la gestione del loro itinerario formativo.
Nella nostra diocesi mi sembra sia diffusa l’idea che tutto debba essere progettato all’interno del clero. Storicamente non è mai stato così. Occorre conoscere quello che avviene al di fuori dei nostri confini e cercare associazioni che si mostrano feconde e capaci: penso al Sermig, ad esempio. Inoltre, andrebbe custodita l’attenzione ai movimenti e alla loro spiritualità: pensiamo a Taize’ ecc. Il clero bergamasco è incline al km zero pastorale e a promuovere ciò di cui egli è protagonista. Infine, credo che accanto alla pastorale parrocchiale esiste quella di ambiente, da noi sottostimata: lavoro e scuola. L’A.C. tradizionale l’aveva attuata. Penso che debba essere ripresa e riformulata.
Più fraternità e meno moralità
Ho letto il contributo e ti ringrazio. Mi appassionano queste letture della situazione della parrocchia con le sue fatiche e i suoi germogli. Noi continuiamo a credere che sono i progetti e le iniziative a tenere in piedi le parrocchie... ed in parte è vero... ma rischiamo di ridurle a centri funzionali senza annuncio del vangelo... se insieme non coltiviamo relazioni che sanno riconoscere quanto di bello e di buono si costruisce anche al di fuori del perimetro della parrocchia. Cerchiamo più fraternità e meno moralità....
L'ansia della attese
Lo dico da prete. Oltre alla testa del prete deve cambiare anche la testa dei laici. Se io vado in parrocchia un anno e mi dedico alle relazioni e basta come in Romagna, il commento più delicato che mi possono fare è che "non faccio nulla". Ci sono una serie di attese che i laici hanno nei confronti delle parrocchie che devono cambiare. E ci sono una serie di attese che i preti hanno nei confronti delle parrocchie che devono cambiare. Insomma se dovessi dirla in modo semplicistico: dobbiamo essere più sereni.
Il rischio di sparire senza accorgerci
Condivido quanto scrivi. A Bergamo si continua a non voler vedere la situazione, poiché ancora si riesce in qualche modo a gestirla. Visto che non si vuol vedere, presto ci scontreremo con la realtà. E sarà un trauma perché ci troverà impreparati. Pensa che qui dove presto servizio pastorale quest'anno abbiamo celebrato un solo matrimonio! La Chiesa tradizionale rischia di sparire, senza che qualcuno si accorga.
Il rischio di non vivere il momento opportuno
Sto leggendo il libro. Davvero ben fatto. Non semplicemente ripetitivo di cose dette e ridette in tante salse. Sta il fatto che le riflessioni e annotazioni ... oltretutto saggiamente agganciate al brano evangelico... dovrebbero diventare patrimonio di un approfondimento anche corale di preti soprattutto e di laici nelle parrocchie. È un passaggio tanto determinante e delicato e ricco di opportunità che è grave se ci si attarda in ripieghi... lamenti... amarezze... che oltretutto logorano e tolgono entusiasmo. Quello che... pur nella comprensibile fatica e nello sbigottimento... darebbe spinta ad approfittare di un momento che ribalta ma interroga per un modo evangelicamente sereno di abitare questo tempo. E di vedere i... gelsi trapiantati!
Forse qualcosa di nuovo sta nascendo
A distanza di qualche giorno dalla lettura del tuo articolo, quello che mi ha maggiormente toccato è la necessità del lasciarci evangelizzare. Il linguaggio ad esempio del peccato originale che tocca l'autore del libro, dei giovani precari... esempi concreti. Mi ha interrogato molto la sospensione per un tempo della catechesi... Credo che questi siano semi che dobbiamo seminare senza la pretesa di vedere subito dei frutti... E’ necessario almeno smuovere il terreno secco per lasciar crescere il seme. E forse anche il coraggio di credere che qualcosa di nuovo sta nascendo...
Non solo agenzia
A mio parere non è la parrocchia in crisi ma la "gestione". Oggi mi pare di vederla più come un’ agenzia di servizi ...(fidata, certo, ma sempre agenzia...). Vedo cose che mi scoraggiano: la sinodalità tanto strombazzata e poco vissuta... La liturgia... rito affrettato e poco significativo.
Parrocchia = casa vicina alle case ...(dove? quando?). E che dire della catechesi?
Nota: non sono un pessimista!! Un pò di esperienza me la son fatta al di fuori del cerchio della nostra diocesi... e ringrazio il Signore.
Una Chiesa partecipata e sinodale resta lontana
Tengo letto Sergio Di Benedetto. Come sai, nasco, cresco, vivo in parrocchia ma da sempre i suoi confini per me sono stretti. Eppure quel passaggio di paradigma fra territorialità e relazionalità, fra territorialità ed elezione resta una questione su cui serve ulteriore riflessione pastorale, spirituale e teologica. Istintivamente ne vedo la fecondità ma non ne colgo la pienezza, temo una deriva soggettivistica e movimentistica, temo una ricerca di guru e guide a scapito di vera corresponsabilità. Chi sono i veri soggetti e le vere ministerialità di questo nuovo corso? Nemmeno il Sinodo mi pare ci aiuti. Detto questo, se guardo alla mia chiesa locale sempre più in caduta libera, mancano vescovi e responsabili preparati, grintosi, coraggiosi e capaci di affidarsi allo Spirito.
Ogni tentativo di ristrutturazione pastorale diventa sempre più verticistico e sempre meno sinodale, ministeriale e partecipativo, sempre più difensivo e sempre meno missionario. Dalle mie parti stiamo preparando una risistemazione strutturale e territoriale della diocesi (dopo l’ennesima riforma dell’iniziazione cristiana dei fanciulli) senza il minimo coinvolgimento di laici e sacerdoti attivi nella pastorale, di famiglie e mondi delle nostre comunità. Metodi di consultazione inconcludenti e che temono qualsiasi conflitto, cancellandolo.
Sai che non sono pessimista ma realisticamente stiamo rifiutando il lutto della morte di una storia parrocchiale senza vedere il germoglio e senza avere piantato semi di novità.
Vedo da sempre che la pace, la giustizia, la riconciliazione, la cura, la legalità evangelica, l’educazione, l’accoglienza, l’incontro, la diversità… sono vie evangeliche fecondissime. Per loro la parrocchia è spazio troppo stretto e l’intuizione deleteria di Unità Pastorali sempre più ampie ma con struttura parrocchiale sta cancellando quel poco di relazione che ci è rimasta.
… E’ molto il lavoro che ci aspetta, spero che Dio ci veda appassionati a questa nuova storia e non ci incontri relegati ai margini per paura e rigidità.
1 commento
Ringrazio innanzi tutto per la diffusione di questo libro interessantissimo e vero, molto vero. Io sono una laica che crede ancora molto nella parrocchia, a cui ho dedicato il mio impegno fin da ragazzina, ai tempi del Cardinal Lercaro.
Certamente la parrocchia ha molti problemi, perché molti ne ha la Chiesa, sempre lenta e timorosa dei cambiamenti spesso finisce per arroccarsi in posizioni difensive e di retroguardia.
Cito per brevità solo pochi argomenti che mi paiono particolarmente spinosi. Innanzi tutto la pastorale delle persone LGBT, che non possono essere ignorate e abbandonate, specialmente quelle che vorrebbero rimanere vicine alla Chiesa.
Nella nostra diocesi un sacerdote si è molto speso per loro, tanto da essere sospeso a divinis. Dopo essere stato sradicato dalla sua parrocchia( dove era amatissimo), ha cominciato a girare l’Italia visitando gruppi, comunità e famiglie LGBT per portare loro vicinanza e aiuto. E appunto il risultato è stato questo. Mancano i preti e quando ce ne sono di capaci di intessere relazioni e di portare Cristi fuori dai canoni, ecco la scure.
Una nota positiva della parrocchia: gli oratori intelligenti. C’è un enorme bisogno di aiuto con bambini e adolescenti, nelle famiglie dove tutti lavorano e il tempo e la cura sono poche. un posto dove trovare amici, una mano per i compiti, un aiuto per leggere i tempi, cura e ascolto è quanto di più utile si possa fare per le famiglie. Occorrono non solo capaci volontari, ma anche educatori di professione e tanta pazienza. E quando ti chiedono perché fai tanta fatica per loro, puoi anche parlargli di Gesù.