Migranti di altri tempi e immagini che li ritraggono. Immagini che parlano anche oggi per dirci la dignità di coloro che sono “scartati” e la necessità di saperli guardare con rispetto.
Stati Uniti 1929
Negli anni dalla Grande Depressione, in particolare 1932 e ’33, negli Stati Uniti i disoccupati oscillano tra 13/15 milioni con tasso di disoccupazione del 25%: sono fallite 5.000 banche e 100.000 imprese. Milioni di famiglie del ceto medio, cadute in miseria, si sfamano alle mense di carità e vagano in cerca di lavoro, costrette a vivere in baraccopoli.
Nascono tre neologismi originati sarcasticamente dal nome del presidente - ritenuto responsabile della crisi economica, incurante del diffondersi della povertà - Herbert Hoover: hooverville per le baraccopoli, una perfino in Central Park a New York; hooverblanket, coperte fatte di giornali vecchi; hooverflag, tasche rivoltate all’esterno, come bandiere simbolo di povertà assoluta.
Con il New Deal (nuovo corso, nuovo patto) il governo Franklin D. Roosvelt lancia un gigantesco piano di lotta alla disoccupazione con progetti pubblici in tutti i possibili settori; la parola d’ordine è: lavoro e retribuzione per tutti, anche per artisti e fotografi.
In questo contesto Walker Evans, Dorothea Lange e altri fotografi vengono assunti per documentare l’America nella morsa della Grande Depressione. La campagna fotografica produrrà immagini di grande impatto; due diventeranno icone della “dignità degli scartati”.
La madre dei migranti

Nei primi giorni del marzo 1936 la fotografa Dorothea Lange passa nei pressi di un campo che ospita oltre duemila disoccupati, migranti in cerca di lavoro. Ai margini del campo, in una tenda improvvisata, nota una donna con alcuni bambini e scatta la foto.
Il 10 marzo 1936 il San Francisco News pubblica la foto.
“Madonna degli emigranti”
L’immagine viene definita da subito “Madonna degli emigranti”. La donna - oggi sappiamo tutto di lei perché la suggestione della sua immagine scatena l’interesse mediatico - fissa fuori campo, persa in un futuro incerto. Nell’immagine l’azione è assente: c’è silenzio, attesa, pensiero preoccupazione. Dignità umana senza tempo emerge da disperazione sommessamente espressa; due bambini di spalle - laceri e spettinati - si stringono al collo della madre. Il groviglio tra stracci, mani e braccia moltiplica la monumentalità della figura.
Per Dorothea Lange (1895 - 1965) il fotografo è “osservatore sociale per scelta e artista per istinto”. La fotografia - la Lange dirà: “… la macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza macchina…” - trascende la documentazione per diventare la testimonianza dell’anima umana, anche potente strumento di giustizia sociale. Entra “in punta di piedi” nei contesti più drammatici e restituisce dignità.
Nei suoi scatti le sfumature emotive danno all’impegno umanitario la dignità dell’arte.
Contraddizioni dei tempi correnti: nel 1998 una copia della “Migrant Mother” autografata dalla Lange è stata venduta per 244.500 dollari.
Il padre dei diseredati

Floyd è un mezzadro colto dallo scatto di Walker Evans al tramonto sulla soglia della sua baracca di Hale County in Alabama dopo una giornata di lavoro. E’ esausto.
Il suo volto è segnato da difficili vicende e dalla perseveranza; le rughe del suo volto, come le venature del legno grezzo del suo riparo, parlano di resistenza.
Guarda pensoso, diritto nella fotocamera. E’ evidentemente povero, ma non cerca commiserazione. E’ immagine di forza nella scarsa speranza.
Diventa emblema di un popolo nella tribolazione: dal particolare di una singola esistenza, il suo ritratto si espande diventando immagine della condizione universale di fragilità e di angoscia per un prossimo, incerto futuro.
Walker Evans (1903- 1975) - definito “artista sociologo armato di macchina da ripresa”, fondatore del moderno stile documentario” - registra i fatti con la fredda oggettività della macchina fotografica e, in velate istanze tra documentazione e denuncia sociale, li trasforma in poesia, cioè in immagini di arte per la coscienza.
La sua estetica si basa sulla “pura registrazione” con un distacco dal soggetto che, paradossalmente, ne accentua l’intensità emotiva; con scatti frontali e privi di artifici, soggetti ordinari e banali diventano folgorante richiamo a una dignità umana senza tempo, oltre la storia.
Dalla storia alla cronaca
P.S.
“…ero forestiero non mi avete ospitato” (Mt 25,43)
Non mi avete accolto e avete ostacolato chi voleva salvarmi.
Palermo - 20 febbraio 2026
dalla lettera del cardinale Corrado Lorefice all’ OnG Mediterranea Saving Humans nel giorno in cui a Trapani si commemorano i migranti morti negli ultimi giorni nell’indifferenza generale
Prendere il largo
“…sono sinceramente dispiaciuto di non poter prendere il largo con voi ad accarezzare le martoriate acque del Mare Nostro ancora scosse e scandalizzate dall’ennesima strage…”
Narcotizzati da scelte politiche
“…svegliare il sonno degli occhi di noi tutti, narcotizzati da scelte politiche che pianificano l’oblio di quanti continuano ad attraversare il mare in cerca di vita, di libertà, di pace, forti del diritto di ogni uomo e di ogni donna alla mobilità…”
Adamo dove sei?... Dov’è tuo fratello?
“…le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo…”
“Sognare un mondo senza guerra e senza sopraffazione; un mondo senza armi e dove non valga la legge del più forte; un mondo in cui i poveri siano innalzati e i potenti, i narcisi, vengano buttati giù dai loro troni; un mondo dove i popoli del Sud povero trovino pace e benessere; un mondo dove il colore della pelle sia come un arcobaleno…”.
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