Dalla Cappella Scrovegni - Padova, 1305.
Le prime sei sequenze delle Storie di Maria - parete laterale destra in alto.
La liturgia celebra la memoria dei santi Gioacchino e Anna il 26 luglio.

I protagonisti
I sentimenti: vergogna, umiliazione, delusione, attesa, disperazione, fiducia, speranza, tenerezza, amore… anche un dolcissimo lieve erotismo.
La sceneggiatura
Giotto mostra “alla lettera” la storia come raccontata a metà Duecento nella “Legenda Aurea” da Jacopo da Varagine; la “Legenda” a sua volta riprende i testi apocrifi del Protovangelo di Giacomo, risalente alla metà del Secondo secolo, il vangelo dello “Pseudo Matteo” e l’ “Evangelium de nativitate Mariae”.
Gioacchino, della stirpe di Davide, e Anna, della tribù di Levi, concepiscono Maria che sarà madre del Dio incarnato nella genealogia della salvezza.
La vicenda si svolge in sei tempi.
Gioacchino cacciato dal tempio
Gioacchino uomo ricco e virtuoso non ha generato figli e il suo matrimonio con Anna, dopo vent'anni, è ancora sterile; la consuetudine ebraica riteneva la sterilità ignominiosa, non benedetta da Dio, indegna di sacrificare nel tempio.
Una mattina Gioacchino accede al Tempio portando un agnello. Il sacerdote di nome Ruben lo riconosce come sterile e lo scaccia, mentre un altro sacerdote nell’area del tempio benedice un giovane padre.

La scena è ambientata sulla soglia del sacrarium di basilica paleocristiana che, citazione di architettura arnolfiana, collocano l’accadimento nella contemporaneità.
Spazi dilatati, colori compatti e cupi dello sfondo, contrasto tra il gesto benedicente e il gesto respingente dei due sacerdoti, sgomento sul volto di Gioacchino: tutto moltiplica l’eloquenza del narrato in crescendo che introduce i sentimenti della successiva scena.
Gioacchino si ritira tra i pastori
Gioacchino, scacciato, pieno di vergogna e di rimpianti si rifugia negli ovili presso i pastori delle sue greggi: sono proprio loro, i più umili emarginati dal, ad accoglierlo, preoccupati e perplessi.

Uomini, animali piante e rocce concorrono nel creare atmosfera mesta e raccolta intorno al mortificato vecchio pensoso che neanche le feste del cagnolino riescono a distogliere da tristi pensieri.
Annuncio ad Anna
Anna non ha notizie del marito. Prega nella sua stanza e - come riporta il testo apocrifo Pseudo Matteo (2,3-4) - un angelo irrompe con l’annuncio: “Non temere Anna. Dio ha stabilito di esaudire la tua preghiera, chi nascerà da te sarà di ammirazione per tutti i secoli”.

La stanza di Anna è immagine di vigile attesa nella speranza operosa; tutto è in ordine: il letto nuziale ben rifatto, le cortine dell’alcova accuratamente raccolte, i semplici suppellettili della quotidianità pronti sulle scansie.
Una figura solenne in veste di ancella sotto il portico esterno fila la lana; non si tratta di un semplice gomitolo: tra fuso e rocchetto passa il filo della storia.
La donna sotto la veste divarica le gambe, come nell’attesa di un parto: una forte luce dorata la inonda.
Il sacrificio di Gioacchino
Ignaro dell’annuncio alla moglie, Gioacchino decide di offrire a Dio un sacrificio implorando la nascita di un figlio. Mentre l’agnello immolato brucia sull’altare - col fuoco ravvivato dal soffio di Gioacchino - il cielo si apre e appare, benedicente, la mano di Dio.

Alcune capre in primo piano brucano pacifiche poveri arbusti mentre due maschi - uno bianco, l’alto nero - si sfidano a cornate contendendosi la femmina che aspetta a lato. Alla scena fanno da quinta teatrale, a sinistra, un pastore che prega, a destra l’arcangelo Raffaele che appare solenne avvolto di luce diafana.
La scena diventa una sintesi di mondo tra pace, guerra, fatica, istinti, speranza, rivelazione, cielo e terra.
Il sogno di Gioacchino
Gioacchino è ancora tra i pastori; mentre è assopito sulla soglia dell’ovile; nel sogno arriva l’angelo con il messaggio: “…io sono il tuo angelo custode, non avere paura. Ritorna da Anna… le vostre opere sono state narrate a Dio che vi esaudisce…” (ancora dal capitolo terzo dello Pseudo Matteo).

L’opera della natura ha spazi contorti: gli anfratti di roccia scanditi dalla luce; l’opera dell’uomo ha spazi ortogonali: l’ovile di assi accostate.
Sullo sfondo statico emerge il movimento dei corpi: il pastore, stupito, inciampa e il bastone si impiglia nella veste; nel sonno Gioacchino si avvolge nel mantello avviluppato tra spalla, gomito, ginocchia.
Cielo e braccio dell’angelo puntano sulla testa del dormiente come a indicare dove la rivelazione divina prende forma.
Incontro
Sono stati ascoltati i messaggi divini.
Ancora “Pseudo Matteo” racconta che gli anziani sposi si incontrano finalmente alla Porta Aurea di Gerusalemme; Gioacchino arriva dai monti, Anna esce dalla città; si incontrano su un ponte che connette generi, spazi, modi, diversi.
L’incontro, dalle conseguenze straordinarie, accade nel quotidiano; un contadino porta il cesto degli ortaggi al mercato; le donne guardano commosse e sorridenti; solo una, intabarrata nel nero, distoglie lo sguardo: sarà vedova, bigotta, invidiosa, sterile… certamente sola.
Il bacio è la premessa all’amplesso che darà inizio alla promessa di salvezza.
Una bella storia, narrata in forme subito capite da illetterati e semplici di cuore; può essere anche delicato percorso di formazione all’ affettività.
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