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Una pietra scartata

ventisettesima domenica T. O.

 

Domenica 4 ottobre – 27 domenica T. Ordinario.
Una pietra scartata
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I contadini dipendenti che si credono padroni

Ancora una parabola con una vigna, una vigna che porta con sé una lunga storia piena di contraddizioni, una storia fatta di cura, violenza, profezia, tempo di attesa e responsabilità. La parola che accompagna, che segna questa parabola, è alleanza che è iniziata con il primo testamento e arriva a pienezza con la nuova ed eterna alleanza. I due interessati a questa alleanza sono Dio Padre e l’umanità intera. La parabola descrive il momento finale, decisivo di questa alleanza. La raccolta dei frutti, che non è una resa dei conti, ma la raccolta del frutto buono che tale alleanza tra Dio e l’uomo ha prodotto, ha generato. E qui abbiamo due modi di pensare questa raccolta dei frutti buoni.

Parto dai contadini descritti dalla parabola. Il loro modo di pensare l’alleanza e poi il raccolto è segnato dal sentirsi proprietari della vigna, di sentirsi come coloro che possono predare la vigna e i suoi frutti e per fare questo non esitano a picchiare e uccidere chi è inviato per la raccolta. Nel primo testamento questi inviati sono i profeti, nel nuovo testamento è lo stesso figlio Gesù. Possiamo descrivere così questo comportamento: questi uomini tradiscono il mandato del padrone, della cura della vigna e non si assumono nessuna responsabilità di fronte ad essa, se non quella di prendere, possedere, sentirsi padroni, quasi una brama di possesso di fronte alla vigna e ai suoi frutti.

Il Creato e noi, i grandi rapinatori

Penso alla nostra madre terra, al creato, e penso a come Dio Padre ha affidato a tutti noi il compito di prendersene cura e a come noi invece ci siamo sentiti in diritto di prenderne possesso, di diventare padroni, di fare violenza per prenderne i frutti fino alla violenza della guerra. Questo è il modo di agire di uno dei due termini dell’alleanza sancita tra Dio e l’uomo. Definirei questo comportamento dei servi che pensano di rapinare tutti i frutti buoni della vigna, come perdita della misura del limite, distacco dalla realtà che ci circonda, ma anche perdita del senso di responsabilità nei confronti di quella vigna che è segno dell’umanità intera.

E qui entra in gioco l’altro protagonista di questa alleanza: nella parabola è detto il padrone della vigna, ma sappiamo che è segno di quel Dio creatore e amante della creazione e dell’umanità che semplicemente cerca di raccogliere frutti buoni.

La domanda che segna la svolta della parabola e che ci aiuta a comprendere che cosa farà il Signore della vigna dopo che è stato preso e ucciso anche il figlio è scritta così: Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?» Questa domanda con la sua risposta, segna il modo totalmente diverso di pensare e agire di Dio Padre rispetto ai farisei e ad ogni persona che è presa da questa mancanza del limite e che conosce solo la violenza. La risposta umana in linea con tutto quello che è successo finora è ancora nel segno della violenza: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

Dio e lo scarto che trasforma il mondo

La risposta di Gesù si muove per altre strade. Si parla di una pietra di scarto che diventa pietra d’angolo. L’agire umano produce scarto e la conosciamo la cultura dello scarto; chi non riesce ad entrare nella logica dell’efficienza dell’agire senza limite, nella scuola, nel lavoro, nella società, diventa prodotto di scarto. L’agire di Dio si prende cura dello scarto e lo trasforma in un qualcosa che genera frutti buoni.

Lo scarto per Dio diventa materiale per trasformare il mondo. Allora la grande sfida di questa parabola è quella di riprendere in mano la vera alleanza che conosce il limite, che si prende cura della giustizia, della pace e dello scarto, per generare frutti buoni per questa terra e per questa umanità. Questa è la nuova e definitiva alleanza: la rappacificazione universale dentro un mondo disarmato con un cuore disarmato e disarmante.

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