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Servire la vita, servire la gioia di vivere

ventitreesima domenica del T. O. C

 

Per quanti si giocano in un nuovo inizio.
Ventitreesima domenica del tempo ordinario (immagine: tempera di Giuseppe Sala).
Per leggere i testi liturgici, clicca qui

 

 

Il tempo delle scelte

Siamo arrivati al confine dell’estate. Un confine che si apre, non che chiude. Ci siamo mossi lungo frontiere invisibili – tra paura e fiducia, possesso e relazione, colpa e perdono, solitudine e alleanza – cercando una parola che non ci lasciasse come ci ha trovati. Una parola che – detta sul bordo – ci aprisse al passo successivo nell’inizio di un nuovo anno pastorale.

Oggi, il Vangelo ci mette davanti alla scelta più radicale: seguire Cristo. Non è un’aggiunta, è un’economia della vita.  Ora siamo al punto in cui la libertà di Gesù non è più un’idea, ma una relazione rischiosa, una nuova chiamata e consegna concreta, quella di Gesù: «Chi vuol venire con me, prenda la sua croce, rinneghi sé stesso e mi segua». È una parola, la sua, che può scoraggiare. Eppure, è la più vera che possiamo ricevere, se cerchiamo una vita piena.

Non è il peso di un obbligo: è la leggerezza di una scelta che libera. Perché Gesù non ruba la libertà a nessuno, ma la restituisce a tutti. Non la impone, la propone. Non la definisce, la apre. A chi ha paura di perdersi, insegna che solo chi si dona si ritrova. La restituisce dal fondo: dall’ansia impaurita di salvarsi da soli, dal bisogno continuo di affermarsi, dalla menzogna che “basta solo volere” per essere felici; nella leggerezza di un amore gratuito, nel soffio che apre le porte delle nostre prigioni, e ci guarisce nelle nostre ferite. Rifiorite si ricomincia a vivere.

La Sapienza che viene dall’alto

Abbiamo attraversato l’estate facendo i conti con noi stessi. Con la fame, la colpa, l’amore, la fragilità, il denaro, la morte. Ogni tappa è stata una soglia, un invito a scegliere, a perdere qualcosa per ritrovare sé stessi.

Ma ora ci rendiamo conto che tutte queste soglie non sono ostacoli, ma possibilità. Occasioni per chiederci: – quale legame vale la mia libertà? – per chi vale la pena perdere qualcosa di sé? – da cosa mi lascio vincolare, e a chi voglio consegnarmi? La vera libertà, e sapienza della vita, non è sciogliere i legami, ma spezzare le catene e creare legami nuovi, buoni. Non si può amare senza perdere qualcosa.

Chi segue il Vangelo non è un disincarnato, ma uno che ha fatto bene i conti. Che ha visto quanto costa la libertà – e ha deciso che vale. Seguire Gesù non è adorarlo da lontano, ma condividerne la logica: non di potere, ma di restituzione.

Uno schiavo restituito libero

Siamo davvero liberi? Eppure, il cuore lo sa: la libertà non è uno spazio vuoto, è una consegna concreta. È scegliere il bene e lasciarlo fiorire in noi. È imparare a perdere qualcosa oggi per guadagnare qualcuno domani. È accettare che non tutto si tiene insieme… ma tutto può avere senso se lo riconsegniamo all’Amore.

Lo ha capito bene Filemone, nella lettera che oggi leggiamo: Accogli Onèsimo, lo schiavo, non più come schiavo ma come fratello. Ecco cosa fa la sapienza dello Spirito: non spiritualizza le cose, le trasforma nella carne della realtà. Il corpo ci pesa, l’anima si appesantisce, la mente, mente. Siamo tenda d’argilla, dice la Sapienza. Eppure, proprio in questa tenda Dio impianta il suo Spirito. Ci istruisce su ciò che è gradito a Lui – e a noi.

Rimettersi in viaggio

Rimettersi in viaggio non è riprendere a fare, ma rinascere dall’alto. È credere che può cominciare qualcosa di nuovo – anche da vecchi. «Se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio», (Gv 3,5).

Perciò, all’inizio di un nuovo anno pastorale, abbiamo bisogno di ricentrare noi stessi. Di riallineare corpo, anima e spirito. Il corpo è fragile, l’anima si appesantisce, la mente si chiude nei suoi ragionamenti incerti. Ma se facciamo silenzio, se lasciamo spazio, se alleggeriamo i pensieri e le pretese, qualcosa può accadere. Lo Spirito può parlare. Può ispirare ciò che ancora non immaginiamo. Può raddrizzare i nostri sentieri. Può salvarci con la sua Sapienza.

Allora, oggi preghiamo così: Donaci, Signore, la sapienza nei nostri giorni. Inviaci il tuo Santo Spirito, perché, aprendoci alla comprensione di ciò che è sulla terra, possiamo finalmente intendere ciò che ci viene dal cielo.

Camminiamo insieme

Il viaggio tra i confini ci ha condotti fin qui, dove la libertà si fa scelta, e la scelta diventa vita. Chi resta fermo, resta sospeso. Chi non si lascia mancare nulla, non potrà mai ricevere il Tutto. Chi ama solo ciò che conviene, non conoscerà mai la gioia che rimane. Ed è proprio ora – alla soglia di un nuovo anno pastorale, con il cuore in attesa – che risuona la promessa: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).

La gioia: non un lusso in più, ma il respiro pieno del vivere. Non un’emozione passeggera, ma il senso che resta. Un dono. Un frutto che matura nella terra fedele del cuore. Vuoi conoscerla davvero? Guarda il tuo posto con occhi nuovi: non cercarlo davanti a tutti, cercalo per qualcuno. E occupalo con amore. È lì che sei atteso. È lì che la tua vita si compie. È lì che ti scoprirai beato. «E nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22).

Ecco allora la consegna che ci sospinge: che nulla ci trattenga dal vivere davvero. Che nessun legame fasullo ci impedisca legami veri. Che la ricchezza si faccia giustizia, che l’attesa si faccia promessa, che la libertà si faccia dono. Lascia che qualcosa di tuo diventi nostro. Perché la gioia non è mai privata: è sempre un pane condiviso. È la luce di una comunità che cammina insieme. È la forza disarmata del Vangelo. È il frutto dello Spirito in un cuore pacificato. È la firma di Dio sulla vita che abbiamo scelto di servire. Trasforma questo nuovo inizio in alleanza. Nutri la gioia degli incontri che verranno. Segna la tua strada con passi leggeri. È il segno che stai servendo la Vita. Ed è già la Gioia di vivere. È il tempo giusto.

Rinasci. Ricomincia. Rallegrati.

La relazione con Cristo ci chiama a sviluppare un’attenzione pastorale sul tema della pace. Il Signore, infatti, ci invia al mondo a portare il suo stesso dono: “La pace sia con voi!”, e a diventarne artigiani nei luoghi della vita quotidiana. Penso alle parrocchie, ai quartieri, alle aree interne del Paese, alle periferie urbane ed esistenziali. Lì dove le relazioni umane e sociali si fanno difficili e il conflitto prende forma, magari in modo sottile, deve farsi visibile una Chiesa capace di riconciliazione. L’apostolo Paolo ci esorta così: «Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti» (Rm 12,18); è un invito che affida a ciascuno una porzione concreta di responsabilità. Auspico, allora, che ogni Diocesi possa promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro. Ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa.

Papa Leone, dal Discorso alla CEI, 17 giugno 2025

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