Spunti di riflessione sul vangelo di domenica 14 luglio, quindicesima del Tempo Ordinario “B”.
Il Vangelo è Marco 6, 7-13.
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Gesù ha conosciuto lo smacco "a casa sua", Nazaret: i suoi parenti, amici, compaesani lo hanno rifiutato. Ma, nonostante questo, continua ad annunciare la "bella notizia" nei villaggi di Galilea. Non sono, ma "allena" i suoi ad annunciarla a loro volta. Li invia in missione, allarga a loro il suo stesso potere e fornisce loro le istruzioni sul come comportarsi. Il brano si conclude con il "successo" dei Dodici. Il Vangelo si diffonde.
Attrezzatura e Parola
Che strana bellezza nel particolare delle raccomandazioni di Gesù: i suoi discepoli devono portare con sé solo ciò che serve per camminare: bastone e sandali. Tutto il resto non serve e può perfino creare una drammatica distrazione negli ascoltatori che potrebbero fare attenzione agli annunciatori più che all’annuncio.
L’invio dei Dodici ci ricorda una verità semplice e decisiva: il discepolo che ha incontrato il Signore, deve poi “andare” a incontrare i fratelli. Il che ci ricorda che la Chiesa non nasce dalle cose, ma le cose, quando necessarie, nascono dalla fratellanza e devono poi servire soprattutto per curarla e proteggerla.
Il che ci mette in guardia contro un nostro grave rischio: trasformare i mezzi in fine. Succede spesso, infatti, che ci fidiamo troppo delle nostre chiese, dei nostri oratori, dei nostri soldi, del nostro prestigio e dimentichiamo colui che ci ha mandato e la Parola straordinaria che ci ha affidato perché la donassimo a coloro che abbiamo incrociato.
“E’ il momento del trionfo che temo”
Da “Cominciò in Galilea” di Stefano Jacomuzzi, Casale Monferrato, 1995, pagg. 138s.
L’Autore fa parlare Gesù che ha appena mandato i suoi discepoli e si “lascia andare” ad alcune riflessioni.
“Li mando al mondo e il mondo li rifiuterà, li giudicherà nei suoi tribunali, li consegnerà ai suoi carcerieri. Non è questo che temo (…). È il momento del trionfo che temo per loro, non quello della prova (…). Dimenticheranno che ho detto loro di uscire dalle case e allontanarsi dalle città che non vorranno accoglierli; non scuoteranno sulla soglia la polvere dai loro calzari come ho loro imposto, ma cercheranno accordi per spartirsi le spoglie del mondo che non è per loro, se non perché lo aiutino a salvarsi. Per questo ho detto, salutandoli (…): ‘Non prendete con voi per il viaggio né denaro, né bisaccia, né bastone, né due tuniche per cambiarvi’. Molti invece avranno più di due tuniche e bisacce troppo piene. E dimenticheranno che il più diseredato, il più miserabile, il più sgradevole degli uomini è in attesa del loro arrivo e che per lui dovranno mettersi ogni giorno in cammino. E solo accanto all’ultimo potranno ritrovarmi”.