Con l'avvicinarsi del Natale, la figura "natalizia" di Maria viene in primo piano.
La Vergine visita la cugina Elisabetta.
Il bimbo che Elisabetta porta in grembo balza per la gioia. Per i testi liturgici clicca qui.
Il contagio salutare della salvezza
L’articolarsi dell’incontro tra Maria e Elisabetta può essere visto come possibile allusione simbolica del credere cristiano. L’amore spinge verso i fratelli (“partì in fretta”). L’amore verso i fratelli fa incontrare il Signore. L’incontro con il Signore provoca la gioia e la lode a Dio. La visita di Maria a Elisabetta è dunque come il manifestarsi del contagio salutare della salvezza e la gioia ne diventa l’immagine viva. Le attese si sono realizzate e quindi esplode la gioia.
Fatichiamo oggi a vivere nella gioia. D’altronde, in questi periodi di gravi difficoltà, molti motivi ce lo impediscono. Ma la gioia del cristiano viene dal Signore e dalla sua benevolenza verso di lui e questa non manca mai. Gioisco, sono beato perché il Signore si fa uomo per me. Poi, con quella gioia nel cuore, affronto le sofferenze, le perdite delle persone care, le malattie… Quando non perdo la fede in mezzo alle sofferenze, non sono allegro, perché soffro, ma sono beato, perché soffro con il Signore. La fonte della mia gioia non sta nella sofferenza, ma in quella inattesa, immeritata forma di compagnia.
La lode della gioia
Per cui potremmo chiederci: la mancanza di gioia, di beatitudine, non potrebbe essere il segno che il contagio salutare della Bella Notizia non ci ha toccato? Oltretutto, la gioia dell’incontro con il Signore dovrebbe svelarsi nella gioia dell’incontro con i fratelli. La gioia, infatti, nasce dalle relazioni, da questa forma tipicamente umana, insostituibile, di ricchezza. Niente è più arricchente, infatti, del bene che i fratelli ci vogliono, niente è più drammatico della sua perdita, dell’odio e degli scontri sociali. E, al contrario, niente è più consolante della certezza che le nostre relazioni belle saranno tutte salvate: questo sarà il paradiso: il trionfo delle relazioni.
In questo senso, l’incontro di Elisabetta e Maria può essere visto come un’immagine mirabile del paradiso: Dio è lì e fa balzare di gioia chi lo incontra. E quelli che lo incontrano non fanno altro che lodarlo: lo lodano perché sono nella gioia e la loro più grande gioia sta nel lodarlo. Pensiamo allora a come sono preziose le nostre relazioni di famiglia, di amicizia, di lavoro: tutte le volte che noi riusciamo a vivere bene quelle relazioni e a trarne della gioia noi anticipiamo il paradiso.
Mentre è sul letto di morte, Teresa di Lisieux pronuncia alcune parole di straordinaria bellezza. Le consorelle le raccolgono e, in seguito, le pubblicano. Sono gli “ultimi colloqui”. In un passaggio di queste parole ultime e definitive, Teresa esclama:
Quando sarò in cielo mi avvicinerò al buon Dio… Il buon Dio mi dirà: ‘Cosa vuoi, bambina mia?’. Ed io risponderà: ‘Gioia per tutti quelli che amo’. E farò lo stesso davanti a tutti i santi” (Teresa di Lisieux, Ultimi colloqui, 1997).