Nodi e ferite a viso aperto. Per chi cerca l’unità, nella verità, senza uniformità. E' la solennità dei santi Pietro e Paolo, 29 giugno. Per i testi liturgici clicca qui
Carissimo, carissima,
Ci sono incontri che non scegli. Persone che ti vengono messe accanto e con cui non sempre è facile camminare. Pietro è istinto, corpo, slancio. Paolo è parola, pensiero, visione. Uno aveva le chiavi, l’altro i viaggi. Uno legava, l’altro scioglieva. Ma proprio perché così diversi, entrambi necessari. Non si sono scelti, si sono trovati. Pietro la roccia che trema, Paolo fuoco che brucia. Uniti nella stessa fede in Cristo Gesù hanno litigato, si sono amati a viso duro. O forse “Non uniti ma legati”? Non identici ma entrambi incontrati dall’unico Maestro e Signore.
Una tensione vitale
È su quella loro tensione – e non sulla loro somiglianza – che il Dio di Gesù ha edificato il suo corpo, la Chiesa. Pietro e Paolo sono simboli viventi nella Chiesa di un conflitto generativo. Noi siamo quella Chiesa: legata e sciolta, ferita e fedele, piena di distanze che diventano ponte. Nessuna comunione è vera senza frizione. Nessuna unità è tale senza tensione. Ogni legame umano profondo passa per il rischio del conflitto. E il confine, quando è vissuto nella verità, smette di essere barriera: diventa soglia, apertura. Il confine non divide, espone, collega. Il volto risponde quando la fede domanda: “Chi sono io per te?”
Legare e sciogliere
Gesù affida a Pietro il potere di “legare e sciogliere”. È un compito delicato, pericoloso e vitale. Legare, annodare ciò che va custodito; sciogliere, liberare ciò che trattiene e soffoca.
Cosa va legato, in te? Quali promesse, quali relazioni vanno riannodate, magari dopo anni di silenzio? E cosa va sciolto? Quali maschere, quali pesi inutili, quali sensi di colpa che non fanno crescere?
Alcune cose si tengono strette. Altre si sentono strette. Altre si lasciano andare. Anche la Chiesa – e ciascuno di noi – è chiamata a sciogliersi dall’ipocrisia, dalla rigidità, dalle paure che immobilizzano. Troppo spesso abbiamo legato fardelli pesanti sulle spalle degli altri, come ricorda Gesù, senza muovere un dito per alleggerirli (Mt 23, 4). C’è un nodo nel cuore: lo leghi per ricordare chi sei o lo sciogli per lasciare andare ciò che pesa? C’è qualcosa che va riannodato, rafforzato ulteriormente e c’è qualcosa d’altro che va sciolto, liberato, lasciato andare: «Slegatelo e lasciatelo andare». Legarci è il coraggio di una confessione di fede personale in Cristo Gesù. Scioglierci è toglierci di dosso le maschere religiose con cui ci difendiamo e proteggiamo; è liberarci da ogni forma di dipendenza e giudizio di conformità al giudizio altrui.
Sciogliere il nodo, reggere lo sguardo
Gesù a un certo punto si ferma e chiede ai suoi discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?». Non chiede cosa pensiamo degli altri, ma chi siamo noi in quel preciso momento. È una domanda che costringe a uscire allo scoperto. Non puoi rispondere restando nascosto. La fede in Gesù non è un qualcosa da infiorettare, è posizionarsi davanti a Dio, agli uomini e al mondo. È metterci la faccia. Dire «Tu sei il Cristo» è come dire: “Io sto con te”, anche quando tutto lo nega. Anche quando ci si sente piccoli, incoerenti, impauriti.
Credere in Gesù significa reggere il suo faccia a faccia, metterci la faccia, esposti a muso duro e con cuore sciolto. Disposti a giocarsi la vita. «Noi non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e udito», (At 4, 20). Noi non possiamo tacere e nemmeno possiamo fuggire.
Come Gesù quando «prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme», letteralmente «Indurì il suo volto», (Lc 9, 51). Così è per il Servo del Signore che non si tira indietro. «Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso. È vicino chi mi rende giustizia: chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci. Chi mi accusa? Si avvicini a me. Ecco, il Signore Dio mi assiste: chi mi dichiarerà colpevole?» (Is 50, 7-9).
C’è qualcosa e qualcuno da affrontare nella verità costi quel che costi così come Paolo ha affrontato Pietro a viso aperto, quando, ad Antiochia, voleva imporre la circoncisione a coloro che dalle genti erano venuti alla fede (Gal 2, 11-14). A muso duro se il conflitto è cammino necessario da attraversare per giungere all’autentica comunione.
Poiché il male è inaccettabile, a muso duro si è disposti ad affrontare la lite quando si tratta di non tradire sé stessi, di rimanere fedeli alla chiamata dell’Evangelo. La lite (o controversia bilaterale, l'ebraico la chiama rîb) infatti è cosa diversa dal processo giudiziale (mišhpat, l’iter di tipo dibattimentale). Si viene a contesa con l’altro, mediante l’accusa, non perché lo si vuole condannare, ma avendo nel cuore di ristabilire la comunione con lui e nella comunità. C’è qualcosa e qualcuno da affrontare nella verità, costi quel che costi, così come Paolo ha affrontato a muso duro Pietro quando, ad Antiochia, voleva imporre la circoncisione a coloro che dalle genti erano venuti alla fede. A muso duro, se il conflitto è cammino necessario da attraversare per giungere all’autentica comunione.
Lettera alla Chiesa
Noi siamo la Chiesa, Corpo di Cristo. Dov'è oggi la nostra frizione generativa? Quale coraggio ci caratterizza nell’affrontare in modo generativo e non distruttivo i nostri conflitti? Cerchiamo l’unità nella pluralità e convivialità delle differenze, o pretendiamo l'uniformità che spegne il respiro? Personalmente chi hai escluso per evitare di metterti in discussione? Quali volti non riesci a sostenere? Chi è il tuo Paolo, oggi, che ti chiama a conversione a muso duro? Chi è il tuo Pietro, fragile e fedele, che ti chiede di non essere abbandonato? Hai il coraggio di riannodare relazioni spezzate e ferite e sciogliere pesi che opprimono? La tua vocazione è tenere insieme ciò che il mondo divide?
Un gesto da custodire e lasciar agire
In questi giorni, trova un nodo importante nella tua vita. Può essere una parola che non riesci a dire, una persona con cui senti distanza, un dubbio che hai paura di affrontare. Scrivilo. Fallo diventare preghiera. Poi chiediti: questo nodo va legato o va sciolto? E in silenzio, davanti a Dio, compi un gesto piccolo che senti vero: scrivi una lettera (anche se non la invierai), chiama qualcuno, poni una pietra miliare sul sentiero.
Con te, in cammino
Confine
Non si sono scelti.
Si sono trovati.
Hanno litigato.
Si sono tenuti.
Diversi.
Necessari.
Ogni legame vero
scricchiola.
Ogni incontro profondo
scotta.
Il confine non separa,
espone.
Ti chiede chi sei
davvero.
Senza maschera.
Senza scudo.
C’è qualcosa da stringere
per non dimenticare.
E qualcosa da lasciare
per tornare vivi.
Non puoi restare neutrale
nel cuore.
Il volto, prima o poi,
parla.
E Tu
comincia da lì.
Da ciò che ancora
brucia.