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Giovanni, il Battista. I suoi rapporti con Gesù nei Vangeli e non solo

Battista deserto

 

A cominciare da oggi, il commento al Vangelo domenicale viene anticipato al sabato. Gian Gabriele Vertova presenta, con ampia documentazione, la figura grandiosa e complessa di Giovanni, il Battezzatore, i suoi rapporti con Gesù e con il movimento che da Gesù ha preso origine

 

Il Battista, i suoi seguaci, i testi che ci parlano di lui

E’ difficile per noi riuscire ad immaginare Giovanni il Battezzatore prescindendo da Gesù: eppure sono esistiti gruppi che si sono sentiti “seguaci” del Battista senza credere in Gesù. Esiste una tradizione religiosa, quella dei Mandei, di cui parlò per primo in Occidente il domenicano Ricoldo da Montecroce nel suo Itinerarium (1228), riscoperta dai Gesuiti Portoghesi a metà del 1500, nel sud dell’Iraq, con caratteristiche gnostiche. Molto legati a Battesimi e riti di purificazione, vivono sempre in vicinanza di corsi d’acqua. Si calcolava che fossero qualche migliaio, ma si dubita che siano sopravvissuti alle guerre di questi anni.

Le fonti storiche su Giovanni il Battista (o il Battezzatore) sono: i 4 Vangeli, quindi la tradizione cristiana canonica, la tradizione apocrifa, e Giuseppe Flavio. L’interpretazione cristiana colloca il Battezzatore come il testimone della Messianicità di Gesù, l’ebreo non cristiano Giuseppe Flavio invece (Antiquitates Judaicae XVIII, 116-119) parla di Giovanni Battista come di un uomo buono e profondamente religioso, che praticava il Battesimo di immersione, ma non per purificare i peccati (quelli sono purificati dalla pratica della giustizia), ma per la purità del corpo, richiesta dalla Legge mosaica. Giovanni secondo Giuseppe Flavio fu ucciso per paura di rivolgimenti politici: non si fa cenno alcuno alla storia di Erodiade e di Salomè. Giovanni insomma è un martire, vittima della degenerazione del potere in Palestina, ma noi facciamo fatica a capire perché Erode lo considerasse pericoloso.

La “presa di distanza”  verso il Battista

Colpisce il silenzio di Paolo (e degli autori delle Lettere) sul Battista, che non viene mai citato. E’ chiara la ragione: Giovanni è tutto dentro la tradizione del profetismo apocalittico giudaico; per Paolo il Vangelo di Gesù supera completamente la tradizione di Mosè.Eppure nelle comunità di Paolo il Battesimo è un momento centrale, ma interpretato come passaggio dalla morte alla vita e immersione nello Spirito Santo. Sembra quasi che si voglia prendere le distanze da questa differenza fra cristiani e giovanniti.

Ne troviamo forse traccia in Atti degli Apostoli 19, 1-7: Luca racconta che esistevano discepoli di Giovanni ad Efeso, che conoscevano solo il Battesimo di Giovanni, ma non lo Spirito Santo. Di questi dodici si sono convertiti e sono diventati seguaci di Gesù. Anche in Atti 18, 24-25 si racconta di un certo Apollo, un intellettuale raffinato di Alessandria, che conosceva solo il Battesimo di Giovanni, che venne poi ammaestrato dalla coppia Priscilla-Aquila, amici di Paolo:

Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell'altopiano, scese a Èfeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: "Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?". Gli risposero: "Non abbiamo nemmeno sentito dire che esista uno Spirito Santo". Ed egli disse: "Quale battesimo avete ricevuto?". "Il battesimo di Giovanni", risposero. Disse allora Paolo: "Giovanni battezzò con un battesimo di conversione, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù". 5 Udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, discese su di loro lo Spirito Santo e si misero a parlare in lingue e a profetare. Erano in tutto circa dodici uomini. Entrato poi nella sinagoga, vi poté parlare liberamente per tre mesi, discutendo e cercando di persuadere gli ascoltatori di ciò che riguarda il regno di Dio. Ma, poiché alcuni si ostinavano e si rifiutavano di credere, dicendo male in pubblico di questa Via, si allontanò da loro, separò i discepoli e continuò a discutere ogni giorno nella scuola di Tiranno. Questo durò per due anni, e così tutti gli abitanti della provincia d'Asia, Giudei e Greci, poterono ascoltare la parola del Signore.

Quello che i Vangeli dicono del Battista

Nei Vangeli il nome di Giovanni compare 73 volte (23 in Matteo, 16 in Marco, 15 in Luca, che lo ricorda altre 9 volte negli Atti degli Apostoli, 19 nel Quarto Vangelo) e circa 15 volte è accompagnato dall’appellativo il Battista che significa il Battezzatore; una decina di volte è chiamato profeta o associato a profeti dell’A.T. come Elia e Geremia. Dai Vangeli possiamo sapere quello che i Cristiani pensavano del Battista, non quello che i seguaci del Battista pensavano di Gesù: è vero che nei Vangeli sono riportate le parole di Giovanni su Gesù, ma è sempre il punto di vista dei credenti in Gesù. La nostra curiosità, che vorrebbe conoscere un Giovanni dal punto di vista dei suoi seguaci, è destinata a restare insoddisfatta, non ci sono giunti documenti autonomi dei Giovanniti.

Due soli Vangeli parlano dell’infanzia di Gesù e solo Luca ne confronta le origini con quelle del Battista sul modello delle Vite Parallele di Plutarco. In Luca 1, 5-25 si racconta l’Annunciazione dell’angelo Gabriele (il modello è quello letterario degli annunzi delle nascite dei personaggi biblici) al sacerdote Zaccaria durante la liturgia dell’offerta dell’incenso nel Tempio. Il bambino sarà un nazir, un consacrato che non deve bere vino e bevande inebrianti (cfr Numeri 6, 1-8) come Sansone (Giudici 13, 1-5) e sarà l’Elia redivivo, il riformatore dei tempi ultimi (escatologici) di cui parla Malachia (3, 22-24). Giovanni sarà motivo di gioia perché sarà grande di fronte al Signore (1, 15: questa è la traduzione letterale del testo greco). Facile il confronto con la nascita parallela di Gesù, di cui Gabriele dice qualcosa di più, sarà grande e chiamato figlio dell’Altissimo (Luca 1, 32).

Luca 1,57-80: il padre Zaccaria interpreta la nascita del figlio come l’annuncio del compimento delle promesse messianiche, ricordando Isaia (9,1, 42,6) e indicando in Giovanni il precursore di Gesù.

Il racconto delle origini parallelele in Luca poggia sulla parentela fra Elisabetta e Maria: questo permette di farle incontrare e di sottolineare la diversa identità dei due bambini (Luca 1, 39-45) e la loro stretta relazione.

Dal confronto emerge che è ben più straordinario lo scenario in cui avviene la nascita di Gesù, in cui vengono coinvolti non solo parenti e vicini (Luca 1,58), ma pastori, Angeli, Magi… Anche la presentazione al tempio di Gesù è un momento di Rivelazione del Messia (parallelo del Nunc dimittis con Benedictus: Luca 2, 22-38).

Giovanni è cresciuto bene fino all’inizio della sua missione (Luca 1,80), ma su quella di Gesù si dice che c’era la grazia di Dio (Luca 2,40), il che viene ribadito al termine dell’episodio fra i Dottori del Tempio (Luca 2, 52)-

Il profeta, il suo abbigliamento, il deserto

La figura del Battista, che in sé svolge un’azione autonoma di chiamata alla conversione, è sempre integrata dalla precisazione che è in funzione di uno più importante: così inizia il Vangelo di Marco (1, 1-8). Marco cita Isaia 40,3 con un montaggio di testi, Esodo 23,20 e il già citato Malachia 3,23. Legg.  Isaia 40, 1-11. Il profeta dice al v.6 di avere ricevuto l’ordine di annunciare. Seguendo lo schema delle Lamentazioni (cfr “Lamentazioni” 1) viene affermata la bella notizia (nel testo greco “evangelo”) della consolazione, che è innanzitutto effetto del perdono di Dio, perché le colpe del passato, con le loro conseguenze, sono state cancellate, la catastrofe del 586 è lontana. Il Signore ha deciso di tornare in Gerusalemme con il suo popolo e bisogna perciò preparare da Babilonia a Sion una nuova “via sacra”, piana e rettilinea, adatta per la processione (il motivo è ripreso dai Vangeli applicandolo a Giovanni il Battezzatore; cfr Mt 3, 1-3). Il ritorno non è merito dell’uomo, che è fragile come l’erba, ma di Dio, che mantiene le promesse della sua parola. Commovente è l’immagine del buon pastore, che sarà ripresa da Gesù e dalle prime comunità cristiane (cfr Giov 10, 11-16)

Ricordo che il deserto è il luogo dell’incontro del popolo uscito dall’Egitto con Dio. Vi sono echi di questi temi nei testi di Qumran. Giovanni ha un comportamento alimentare (Marco 1,6) tipico delle testimonianze apocalittiche: il particolare delle cavallette è importante: secondo la tradizione rabbinica sono carne, ma sono cibo puro e privo di sangue. Il miele selvatico era respinto dagli Esseni e da molti Osservanti (l’ape è animale impuro…), così come il pelo di cammello come vestito, mentre i Farisei dicevano che il miele si può mangiare perché  in realtà è prodotto dai fiori e solo ingurgitato temporaneamente (e non digerito) dalle api e del cammello è impura la carne, ma non pelle, pelo, zoccoli, ossa… che possono essere usati per vestiti e recipienti.

Si noti anche che le uniche parole di Giovanni secondo il racconto di Marco sono per dire che sta per venire uno più forte, più potente; e infatti subito dopo arriva Gesù: (Marco 1, 14-15) L’immagine del servo serve a confermare la subordinazione di Giovanni a Gesù.

La differenza messianica di Gesù (Mc 2, 18-22) significa anche un superamento delle pratiche religiose tradizionali e della legge mosaica: con lo Sposo Gesù inizia il banchetto dei tempi messianici.

La morte del Battista, le ragioni, anche politiche

Marco, come i Sinottici, sottolineano che nelle polemiche con i Giudei di Gerusalemme, anche poco prima dell’arresto e della Passione, Gesù si riferiva alla testimonianza di Giovanni: Marco 11, 27-33.

Marco, come Matteo,  dà una versione ben diversa da quella di Giuseppe Flavio della morte di Giovanni. Erode aveva fatto arrestare Giovanni perché lo denunciava per aver sposato la cognata Erodiade, che aveva dei figli (il che la poneva fuori dalla legge del levirato). Le ragioni di questo matrimonio non erano solo erotiche (sarebbe bastata un’avventuretta…), ma politiche: Erode Antipa (che aveva già sposato una figlia del ricchissimo re Areta dei Nabatei) non aveva una goccia di sangue ebreo nelle vene e sperava di legittimarsi politicamente sposando Erodiade, figlia di un fratellastro di Erode il Grande, Aristobulo, e di Mariamne, ultima principessa della dinastia degli Asmonei. La denuncia di Giovanni aveva conseguenze politiche: Erode era in uno stato di impurità costante, gli osservanti potevano disobbedire ai suoi ordini, attirava l’ira divina sul suo regno e i suoi abitanti…

La storia di Salomé introduce nella tragedia un particolare narrativo piccante che doveva piacere al popolo ed ha avuto tante riprese. Comunque Erode doveva averne una gran paura, da vivo e da morto, perché giunge a pensare che Gesù sia Giovanni resuscitato (Mc 6, 14-16).

Matteo rende la predicazione di Giovanni una specie di duplicato di quella di Gesù, rappresentato da questo evangelista come un profeta rinnovatore della Torah: Matteo 3, 1-12. La figura di Giovanni impressiona per la forza, l’ira, la consapevolezza dell’urgenza del Regno. Secondo Matteo 11, 2-15 Gesù  si autocomprende come il Messia dei tempi messianici preconizzati da Isaia e definisce il Battista come il misterioso messaggero di cui parla Malachia, l’Elia che deve venire. D’altra parte il Vangelo che Gesù viene a portare lo distingue chiaramente da Giovanni anche nella pratica, nelle frequentazioni, nello stile di vita: Matteo 11, 16-19.

Nell’episodio di Cesarea di Filippo  (legg. Matteo 16, 13-14) ci rendiamo conto che la gente non aveva molto capito ed accettato questa interpretazione di Gesù della testimonianza di Giovanni e della sua. Matteo insiste (legg. Matteo 17, 1-33) e fa capire che Gesù andava pensato come il Servo sofferente del Deuteroisaia ( Isaia 52,13 – 53,12)  e la figura di Elia andava interpretata in un’ottica di sofferenza e di persecuzione come Giovanni Battista, incarcerato e decapitato. Sulla croce (legg. Matteo 27, 45 –50), al momento della morte di Gesù, si ripete il fraintendimento del popolo: se Elia non viene a salvare Gesù significa che non è ancora giunto il giorno del giudizio di Dio…ma Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto!

Invece nel vangelo di Luca (3, 1-18) la predicazione di Giovanni è interpretata soprattutto come su un programma di etica cristiana, quasi una catechesi per i catecumeni. Nei racconti della Nascita abbiamo visto che il Battista per Luca è profeta dell’Altissimo, ma non è identificato con Elia.

Anche secondo l’inizio degli Atti (1, 2.5.21), Gesù fa un discorso in cui presenta il Battista come l’anello di congiunzione fra la storia di Israele e la sua missione. Paolo ad Antiochia di Pisidia (13, 16-25) riprende l’incipit di  Marco.

I dubbi dei primi cristiani: perché Gesù si sottomette a Giovanni?

Il racconto del Battesimo di Gesù certo doveva suscitare qualche problema ai primi cristiani, perchè Gesù si sottomette a Giovanni. Forse per questo Marco 1, 9-11 lo inquadra in una cornice teofanica che  esalta la messianicità di Gesù. Invece Matteo 3, 13-17 racconta di una improbabile resistenza di Giovanni. Sul Battesimo di Gesù Luca è particolarmente frettoloso e lo colloca dopo aver spiegato l’arresto di Giovanni da parte di Erode (Luca 3, 19-20). Il quarto Vangelo risolve il problema omettendone il racconto. Per i cristiani il Battesimo nel nome di Gesù è nello Spirito Santo e non solamente nell’acqua.

Il quarto Vangelo (Q.V.) invece dà molta importanza alla testimonianza di Giovanni su Gesù (Giov 1, 15; 18-41).   Si noti che qui il Battista non si autocomprende né come Elia, né come il Messia, né come il Profeta (probabilmente la figura attesa da Mosè in Deuteronomio 18, 15-18), ma come colui che prepara la strada al Signore. Gesù per Giovanni è colui che battezza in Spirito Santo e in quanto tale può essere ritenuto l’Agnello che toglie i peccati del mondo. Dal racconto si può pensare che alcuni discepoli di Giovanni sono entrati a far parte del movimento di Gesù.

Si capisce come intorno all’attività battesimale si sia sviluppata una polemica tra i discepoli di Giovanni e quelli di Gesù: si vede nell’incontro con Nicodemo (Giov. 3, 1-10) e subito dopo nella nuova testimonianza del Battista (Giov. 3, 22-30) che riflette una probabile controversia fra discepoli intorno a problemi di proselitismo. Non è ben chiaro se era Gesù o i suoi discepoli che battezzavano: il successo ottenuto, secondo Giov. 4,1-3, allarmò i Farisei e allora Gesù si spostò in Galilea (secondo il Q.V. Gesù avrebbe iniziato la sua attività prima in Giudea, per i Sinottici in Galilea).

Sempre nel Quarto Vangelo Gesù si serve della testimonianza di Giovanni nella polemica con i Giudei di Gerusalemme, ma afferma che la sua testimonianza è superiore (Giov. 5, 33-36). Il tema ritorna al termine della controversia a Gerusalemme con i Giudei, quando Gesù, di fronte alla minaccia di essere arrestato, ritorna aldilà del Giordano, dove prima Giovanni battezzava (Giov. 10, 39-42).

Conclusioni circa l’immagine di Giovanni nei quattro Vangeli: in questa tradizione il Battista è inseparabile da Gesù. Senza Gesù Giovanni sarebbe l’ultima voce del profetismo biblico giudaico. Ma senza Giovanni Gesù sarebbe un maestro taumaturgo che dà vita ad un movimento messianico che esce dalla tradizione giudaica: il legame con Giovanni radica la messianicità di Gesù nella tradizione biblica e giudaica.

Le amplificazioni fantasiose dei vangeli apocrifi

L’iconografia riprende molte leggende, sviluppatesi sulla scorta dell’apocrifo Protovangelo di Giacomo: il piccolo Giovanni scampò dalla strage degli Innocenti perché si rifugiò nel deserto e una montagna si sarebbe aperta per dare a lui e alla madre riparo sottraendolo ai persecutori. Durante il ritorno di Gesù dall’Egitto si sarebbero incontrati e avrebbero condiviso bei momenti di gioco… Il quarto Vangelo dà molta importanza alla testimonianza di Giovanni su Gesù (vedi Giov. 1, 15; 18-41).   Si noti che qui il Battista non si pensa né come Elia, né come il Messia, né come il Profeta (probabilmente la figura attesa da Mosè in Deuteronomio 18, 15-18), ma come colui che prepara la strada al Signore.

Gesù per Giovanni è colui che battezza in Spirito Santo e in quanto tale può essere ritenuto l’Agnello che toglie i peccati del mondo. Dal racconto si può pensare che alcuni discepoli di Giovanni sono entrati a far parte del movimento di Gesù.

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