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Gesù, Messia che scandalizza con la sua umanità

Terza domenica di avvento A Battista

Il Battista ha pagato la sua coerenza con il carcere. Dubbi inquietanti lo turbano: Gesù, così stranamente umano, è proprio lui il Messia? E Gesù risponde: basta vedere quello che sta succedendo

 

 

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui» (Mt 11, 2-11)

 

 

Gesù è un enigma. Anche per il Battista

Anche Giovanni ha i suoi dubbi. E non li ha per le sue posizioni religiose o etico-politiche per le quali sta pagando caro con il carcere quanto per l’identità di Gesù. «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» è un’altra maniera per dire l’unica grande domanda che percorre i vangeli: «Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,30).

Gesù rimane un enigma o quanto meno un mistero per Giovanni. Non è semplice scioglierlo, perché Gesù, “Dio che viene all’uomo” (e l’“uomo che veniva da Dio”), non sembra (av-)venire nella forma del messia come si sarebbero tutti aspettati e che il Battezzatore aveva annunciato.

Non si veste da Super

Le perplessità (la delusione?) di Giovanni, a distanza di secoli e di storia cristiana, sono ancora anche le nostre che per lo più conserviamo un’idea onnipotentistica e giustizialista di Dio. Gesù rischia di deludere e di mandare in frantumi i nostri schemi su Dio: egli non si presenta al mondo come il risolutore del Giudizio annunciato, non imbraccia la «scure posta alla radice degli alberi» e il fuoco del suo battesimo ha a che fare più con al misericordia e la compassione.

Non indossa i panni regali del Potere, né gioca la carta del (Super-) Soprannaturale o del Sacro, sceglie di annunciarsi soltanto con la sua singolare umanità chiedendoci di scoprirlo nella debolezza notturna di Betlemme e di riconoscerlo nel volto tragico del Crocifissorisorto (senza trattino).

Scriveva un grande teologo francese: «Ciò che Gesù ha di eccezionale non è di ordine religioso, ma umano: proprio perché porta in se stesso l’immagine eterna del Dio invisibile, a somiglianza del quale siamo stati creati e diveniamo uomini, ci è dato di vedere la luce di Dio riflettersi dalla sua figura umana su ogni volto umano e possiamo lasciarci guidare da essa fino a Dio sulle vie di umanità che Gesù ha tracciato» (J. Moingt, L’umanesimo evangelico)

Beato chi non si scandalizza della sua umanità

Quindi, tornando all’incipit del nostro vangelo, dobbiamo accettare il lavoro mai finito di lasciare che le nostre convinzioni e convenzioni su Gesù vengano misurate dalla sua «semplice umanità» (O. Clément), l’unica in grado di parlarci di Dio, rinunciando a una rapida divinizzazione della sua figura.

Forse l’avvento, che non è l’ingenua riproposizione del presepe natalizio (come se Gesù dovesse nascere un’altra volta, tutti gli anni) ma l’attesa del Figlio nella sua venuta ultima, è un appello a convertirsi allo “scandalo”: beato chi non si scandalizza della sua semplice umanità. Gesù, che prova a “convertire” la visione del cugino, non rinvia i discepoli senza risposta e invita Giovanni a guardare e ascoltare bene quello che sta accadendo: con l’avvento del Figlio dell’Uomo è in atto una nuova creazione e la concretizzazione dell’anno di grazia (giubileo): i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi odono, i morti risuscitano, e i poveri sono raggiunti dalla buona notizia del regno.

Non sta parlando di miracoli, ma della speranza in una umanità finalmente nuova che restituirà dignità agli offesi dalla vita e farà giustizia dei poveri. Il popolo dei ciechi, sordi, zoppi che nessuno vuole considerare assomiglia molto alla teoria dei non-umani cantati da De Andrè nella sua Smisurata preghiera: «Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti / alle leggi del branco / non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare / è appena giusto che la fortuna li aiuti / come una svista / come un’anomalia / come una distrazione / come un dovere».

Questo fa un vero messia: il giudizio di Dio è la sua giustizia. Giovanni lo imparerà e per questo Gesù lo magnificherà a tal punto da “battezzarlo” come il “più grande tra i nati di donna”. Non male come apertura di credito.

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