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strada facendo

Vannacci olè!

Vannacci

 

Una notizia di agenzia riferiva che ieri il generale Roberto Vannacci era a Vigevano. Il giornalista (è Cesare Zapperi peri il sito del Corriere) descrive così l’evento: “’Aprite un varco al centro, prepariamo un ingresso trionfale’. La gente radunata in piazza Ducale, 5-600 persone, si scosta per l’arrivo di Roberto Vannacci. Come un novello Mosè, tra due ali di folla osannanti che cantano cori da stadio (‘Un generale, c’è solo un generale’) e applaudono a scena aperta, il fondatore di Futuro nazionale raggiunge il monumento a san Giovanni Nepomuceno dai cui gradini terrà un comizio (con qualche accento non propriamente in linea con la Chiesa)...”

L’accenno alla Chiesa si spiega per il fatto che di Giovanni Nepomuceno, si ricorda che registri ecclesiastici e cronache riferiscono che nel 1393 un certo Giovanni di Nepomuk era vicario generale dell'arcidiocesi di Praga e che il 20 marzo dello stesso anno, su ordine di re Venceslao IV di Boemia, fu gettato nella Moldava e vi affogò. Per questo talvolta la statua di san Giovanni Nepomuceno appare sui ponti che attraversano i fiumi, a scongiurare incidenti o gesti sconsiderati (per chi da Bergamo va verso Albano passando da Gorle sul ponte che attraversa il Serio, c’è una statua dedicata al santo).

Se si vuole vedere a tutti costi un rapporto fra Roberto Vannacci e Giovanni Nepomuceno, si potrebbe puntare sul termine “generale”: il lontano santo boemo era vicario generale. Ma il santo del ‘300 non risulta essere militare e il militare di oggi non pare, per ora, essere santo.

Se si lasciano da parte gli spunti agiografico-militari e ci si concentra sulla cronaca, colpisce la descrizione giornalistica dell’entrata trionfale di Vannacci a Vigevano. Il giornalista ci mette del suo e parla di folla osannante e paragona il generale nientemeno che a Mosè. Si ha l’impressione, però, che i paragoni enfatici servono a rendere l’enfasi dell’evento. Perché di enfasi si tratta: cori da stadio, applausi a scena aperta.

E’ tutto una conferma: il re fa il re ma il pubblico, spesso, è più regale del re. Fuori di immagine, si deve notare che Vannacci contribuisce di suo a trasformare la passione per la politica in passione per il politico. Il rischio che sta al fondo di tutto è che il pubblico approva non perché le cose sono fatte come si deve, ma perché fatte da chi si deve. E cioè, nel caso di Viareggio, dal generale Roberto Vannacci.

Qualcuno, forse, si può consolare constatando che non è solo Vannacci a fare così. A noi resta, a nostra volta, da constatare che si tratta di una consolazione un po’ magra.

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