Si può parlar bene di Hitler e del fascismo, come ha fatto il generale Vannacci. La libertà di dire cavolate è certissima. I criteri per definire che cosa sono le cavolate lo sono un po' meno
La notizia è di qualche giorno fa. Adolf Hitler? “cool”, figo. Gli ebrei? Dominano l’America, vanno tolti di mezzo. Alle donne piace essere violentate.
Sono le tesi di Nick Fuentes, “provocatore di ultradestra”, americano. Negli Usa, dopo la morte di Charlie Kirk, la destra trumpiana è alla ricerca di un erede. Fuentes è stato “lanciato” da Tucker Carlson, presentatore televisivo ultraconservatore molto popolare che si è dichiarato sostanzialmente d’accordo con Fuentes.
Solo che Fuentes è molto più a destra di Trump. E, in effetti, alcuni trumpiani “istituzionali” sono sorti a condannare sia Carlson che Fuentes.
Questo avviene in America. In Italia, il Fuentes nostrano è Vannacci, per il quale il fascismo ha fatto cose buone (tanto buone che ci è consentito di dimenticare e il delitto Matteotti, e le violenze, e il massacro della guerra...), la marcia su Roma è stata poco un gita tra amiconi... E via dicendo.
“Si è sempre meridionali di qualcuno” diceva Bellavista, cioè Luciano De Crescenzo, lo scrittore napoletano “creatore” di Bellavista. Quindi non ci si meraviglia che ci sia qualcuno più a destra di qualsiasi destra”, tanto che rispetto a Fuentes perfino Trump può apparire di sinistra.
Semmai si può notare che queste allegre cavalcate oltre ogni limite sono figlie imbastardite della nostra libertà. Si è liberi di dire – e di fare – quello che si vuole. In altre parole: si è liberi di dire tutte le cavolate che si vogliono.
Il problema è trovare qualche criterio che ci permetta ancora di dire che cosa sono le cavolate.
Di libertà ne abbiamo molta. Di criteri per definire le cavolate ne abbiamo pochi. Anzi: non ne abbiamo affatto.