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Una lezione di biologia. Per la natura e la per la politica

mondo primordiale

Nell’estate si fa qualche strappo alle abitudini. Mi è così capitato sott’occhio un libro non dei miei soliti: era di biologia o, forse meglio, di microcosmologia, che stava leggendo una mia nipote. Si titolava: Microcosmo.Quattro miliardi di anni di evoluzione batterica, Mimesis, Milano 2026, ed era di Lynn Margulis (e del figlio Dorion Sagan), grande biologa americana, da poco defunta (2011). Ne veniva fuori un’idea straordinaria: nel cosmo la vita è andata avanti non distruggendo ma integrando.

 

 

Nella natura la vita nasce non dalla guerra, ma dalla cooperazione

Mi colpì il risvolto di copertina che portava queste parole:

La visione dell’evoluzione come competizione cruenta tra individui singoli e specie, distorsione della teoria darwiniana della ‘sopravvivenza del più idoneo’, si dissolve dinnanzi alla visione nuova di una cooperazione continua, di un’interazione forte e di una dipendenza reciproca tra forme di vita. La vita su questa terra non è emersa dalla guerra, ma dalla cooperazione.

Mi sono incuriosito e ne ho letto alcune pagine dove, tra tanti riscontri analitici da specialisti, figurano passaggi per me più abbordabili di vera e propria lettura etica di grande attualità.

La scienziata dimostra scientificamente (iuxta propria principia) che la natura, o la materia, non prescrive inevitabilmente le leggi della competizione e della guerra, che diventano invece leggi ineluttabili in una tradizionale visione di selezione competitiva. La Margulis dimostra piuttosto che, nella evoluzione delle specie, fa vincere di più la cooperazione e la solidarietà e che le forme di vita si sono moltiplicate e sono diventate sempre più complesse grazie a meccanismi di cooptazione di altre specie, non attraverso la estinzione di queste. Sicché il principio darwiniano della “sopravvivenza del più idoneo”, può restare valido a condizione che il “più idoneo” vada inteso non come l’essere che è individualmente più forte e distruttivo, ma come quello che si accompagna ad altri e sostiene altri ed è sostenuto da altri e avanza con altri e grazie ad altri. Non eliminandoli ma integrandosi con essi.

La vita nel cosmo è sempre una storia di “comunità di batteri in cammino”.

Anche in politica la forza vincente non è quella che combatte il nemico

La Margulis non è credente e comunque si attiene a risultanze scientifiche e non  trasborda nella metafisica, né tanto meno nella teologia. Però che spunti magnifici offre anche ad un credente!

Lungi da noi percorrere la strada fondamentalistica della pretesa di dimostrare principi di fede tramite formule scientifiche. La storia insegna che chi vi si azzarda, va incontro a smentite e disillusioni, o spesso a fanatismi. A noi preme rilevare che dallo studio scientifico della Margulis emerge che nella evoluzione della vita è stato ed è tuttora importante il rapporto relazionale di aiuto reciproco tra esseri viventi. Sicché anche la politica, proprio se vuole esercitare il potere che le compete, deve tener conto che la forza vincente nel lungo periodo è stata soprattutto forza di sostegno: non lotta di amico contro nemico, ma relazione da amico a amico.

È un avviso ad un’epoca che porta la competitività e la polemica all’eccesso, credendo di progredire grazie all’eliminazione dell’avversario e allo “scarto” di chi è reputato “disutile”.

Ma la visione della forza ha prevalso. La vita a spese degli altri

Ci si potrebbe chiedere perché è prevalsa la visione della forza. Qui gioca l’eterno stravolgimento operato dall’Avversario. S. Ambrogio esprime con grande efficacia come Dio abbia posto realtà buone come incentivo alla virtù (incentivum virtutis) e che il Nemico dell’uomo le ha trasformate subito in sprone alla colpa (calcar erroris: Commento al Salmo I, 1).

La voglia di vivere, che spingerebbe a collaborare con la vita di altri e a condividere, è diventata uno stimolo a viverla a spese della morte di altri.

Oggi la sopravvivenza del mondo stesso è in discussione

Da studi come questo e dal parallelo sviluppo della situazione politica mondiale non può non discendere la percezione della fondamentalità umana della questione della guerra e della pace che è, a mio avviso, il dato politico emergente e discriminante della politica attuale perché oggi è in gioco la sopravvivenza stessa del mondo. Altro che lotta di Occidente vs Oriente! Altro che atlantismo vs comunismo! E più che di un tutore di un ordine mondiale stabilito, basato su ragioni e principi ed equilibri ormai superati, c’è bisogno di un garante della pace a costo di adire ad un ordine nuovo. Quel trapasso è già iscritto nella nostra Costituzione, e non solo nell’art.11.

Altrimenti in bocca di chi punta sul mantenimento di quell’ordine antico basato sulla competizione e sul complesso dell’aggressione, i discorsi sulla pace diventano o falsi o retorici.

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