Dopo 45 anni arte per un lutto non ancora elaborato. Siccome, ha detto Goya, il sonno della ragione genera mostri, l'arte si è assunta l'incarico di tenere viva la memoria di un dramma che ha segnato pesantemente la storia del nostro Paese


Il sonno della ragione genera mostri
Il 17 agosto 1980 - a soli 15 giorni dalla strage, nell’Italia attonita - il settimanale “L’Espresso” pubblica un numero speciale dedicato ai fatti di Bologna; per la copertina Renato Guttuso - importante e famoso artista già politicamente impegnato - dipinge di getto l’acquarello che intitola “Il sonno della ragione genera mostri”: è un chiaro riferimento all’ incisione di Goya nella serie i “Capricci” pubblicata nel 1799 nei tempi sconvolti dagli eccessi della Rivoluzione Francese.
Nell’acquarello è dipinto un mostro orrifico, come quelli dipinti nell’incubo di Goya, con sembianze di uccello rapace e corpo umano - denti aguzzi, occhi sbarrati e di fuoco, testa piccola, serpenti sul petto - che, reggendo pugnale e bomba a mano, colpisce e calpesta corpi morti e morenti, anche di un bambino. Intorno si levano mani a chiedere pietà e pugni a rivendicare giustizia: il clima è convulsamente tragico.
Unico riferimento ai fatti di Bologna è la data “2 agosto 1980” che Guttuso dipinge prima della sua firma.
L’arte cura la memoria
Passano gli anni e sarà l’ “Associazione familiari delle vittime della strage di Bologna” - nata un anno dopo l’attento allo scopo di “…ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta…” (art. 2 dello Statuto)” - a promuovere arte - pittura, scultura, musica con il Concorso internazionale di composizione - e archivio per la memoria delle vicende politiche e giudiziarie connesse alla strage.
Arte particolarmente graffiante matura negli anni dieci del nuovo secolo.
Anno 2011

Francesco Arena - pugliese nato nel 1978 - è artista impegnato nella comprensione della contemporaneità. In questa opera - senza titolo - dedica alla strage un “anti lapide”. Consapevole che il destino delle solenni parole encomiastiche incise nella pietra sfidano i secoli ma nel tempo, logorate dell’abitudine, vengono ignorate dagli sguardi, ribalta i significati e stimola la memoria cancellandola.
Incide sulla lastra di marmo i nomi delle 85 vittime con forza tale da perforare la pietra, provocando un buco che l’attraversa da parte e parte; resta la sagoma vuota della sequenza di nomi con ai margini frammenti di lettere iniziali e finali: la celebrazione storica diventa drammatica evocazione di morte, di violento esplosivo vuoto.
L’ “anti lapide” viene murata sul preciso luogo dell’esplosione.
Anno 2014

Luca Vitone - Genova 1964, artista dei luoghi, dell’identità e della memoria collettiva - in coerenza con la sua ricerca artistica, ha voluto commemorare la strage di Bologna in modo particolarmente originale suscitando prevedibili dibattiti e polemiche. Per il Natale 2014 ha predisposto sul ponte che attraversa i binari della Stazione Centrale una luminaria pubblica che ha intitolato “Souvenir d’Italie-(lumières)”. Grandi insegne luminose riportano i simboli che concorrono a comporre il logo massonico della Loggia P2, tragicamente legata ai fatti di Bologna: il triangolo, il circolo di raggi, l’occhio umano e divino e la luce stessa.

In punti particolari del ponte le forme luminose viste in prospettiva combaciano formando appunto il simbolo della Loggia P2, occulta regista del tragico attentato.
Anno 2015


Sonia Lenzi - bolognese nata nel 1964, artista e fotografa multidisciplinare - realizza “Avrei potuto essere io” come particolare monumento alla memoria composto da 85 fotografie, non delle vittime della strage, ma di persone che hanno voluto simbolicamente identificarsi con una specifica vittima.
Per realizzare il progetto l’artista ha inizialmente coinvolto anonimi viaggiatori transitanti dalla stazione di Bologna durante le vacanze di Natale 2013, individuati per situazione socio anagrafica come potenziali figure speculari di ciascuna delle 85 vittime.
L’abbinamento emotivo ha consentito all’artista di creare la sequenza di 85 immagini che affiancano al viso e al nome della persona che continuerà nelle vacanze di Natale il suo viaggio, con la memoria di chi, invece, definitivamente lo interruppe per un tragico destino nelle vacanze dell’estate 1980.
Le immagini, come piccole lapidi, sono esposte nella sala d’attesa dove fu collocata la bomba e lungo le pensiline della nuova stazione per l’alta velocità.
Anno 2020
Il Collettivo FX è un originale gruppo di operatori culturali, artisti che lavorano nel territorio raccontando - con il disegno e i mezzi dell’arte di strada - storie raccolte dal vissuto dei luoghi. Lo scopo è conservare memoria - quasi sempre di ingiustizie - e consolidare il senso di comunità tra le persone che quelle storie vissero, spesso subendole: innescare partecipazione.
Per il quarantesimo anniversario della strage, il dialogo tra il Collettivo e i parenti delle vittime ha definito le forme di un grande murale creato sul fronte dismesso dell’ex scalo ferroviario, proprio a lato del piazzale della Stazione Centrale, luogo della tragedia.
Il titolo è: “Lacrime pesanti”. Sono lacrime pesanti quelle della donna già in lutto che, attonita, vede lo strazio generato dalla bomba.

Sul volto il braccio di una gru dismessa diventa asta di bilancia, bilancia come simbolo della virtù cardinale; i due piatti pendono in equilibrio ma sono lacrime: da una parte reggono l’immagine - icona della strage - dell’orologio della stazione fermo sull’attimo dell’esplosione, dall’altra lo stivale dell’Italia stravolto. Il messaggio è preciso: la strage ha fatto a pezzi 85 persone e una stazione, tanto quanto a fatto a pezzi l’ Italia.
P.S. - perché ricordare
Sub-dolo (che nasconde vere intenzioni, persegue fini nascosti, non rivela apertamente motivazioni)
Il termine subdolo trova attualità per una “precisa” dichiarazione riferita all’attuale governo italiano fatta il 2 agosto dall’ arcivescovo Gian Carlo Perego, presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e della fondazione Migrantes che ha detto tra l’altro: “… il balletto di decreti e di leggi… subdole manovre…in fuga dalla nostra responsabilità costituzionale."(Il governo si è ovviamente molto arrabbiato).
La strage di Bologna è atto subdolo. Anche in questa ricorrenza le forze di governo hanno accuratamente evitato la definizione “strage fascista”.
Per capirne i motivi potrebbe essere interessante sostituire la qualificazione “strage fascista” con “strage finalizzata a insediare governi anticostituzionali, autoritari, sovranisti, nazionalisti…”, cioè, con definizione attribuibile anche alle striscianti scelte politiche dell’attuale governo, risultanti dallo scardinamento democratico di chi 45 anni fa inaugurò trame subdole.