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Strada facendo

Le guerre in corso. Si spara. A tempo perso si fanno anche saccheggi

soldati esercito attrezzatura

 

I soldati israeliani rubano motociclette e televisori nei negozi abbandonati del Sud del Libano. I russi rubano le opere d’arte dai musei dell’Ucraina.

 

 

Nei giorni scorsi si è avuta notizia di prese di posizione molto dure da parte delle autorità militari israeliane conto il mal costume del saccheggio, di cui si sono resi colpevoli alcuni militari dell’esercito, in particolare nel Libano del Sud.

Il giornale francese La Croix, da parte sua, nel numero di martedì 5, ha dato una notizia inquietante: “Mosca saccheggia la memoria dell’Ucraina”. Sottotitolo: “Dall’inizio della guerra, la Russia ha svuotato musei e si è appropriata dei tesori archeologici dell’Ucraina”. Titolo nella pagina interna: “Alcune opere, le più preziose, potrebbero aver raggiunto grandi musei di Mosca, collezioni private, oppure il mercato dell’arte”.

La guerra non è solo aggressione verso l’altro, dunque. Ma è anche aggressione verso le cose dell’altro: non solo il nemico ma le proprietà del nemico. La guerra diventa una tragica parabola delle tendenze più malvage dell’uomo.

Si può anche “ricamare” sulle due notizie. I soldati israeliani che saccheggiano le case nel sud del libano sono dei semplici, spregevoli ladri. Le fonti di informazione riferiscono che i soldati avrebbero prelevato ingenti quantità di beni civili da abitazioni e attività commerciali, tra cui motociclette, televisori, quadri, divani, sigarette e attrezzi da lavoro. I furti avvengono principalmente in villaggi svuotati dei residenti, dove le truppe trascorrono lunghi periodi in attesa di ordini. Particolare inquietante: sebbene il capo dell'esercito abbia espresso sdegno definendo questi episodi come "vergognosi" e "violenze gratuite", diversi soldati riferiscono che i loro comandanti diretti sono a conoscenza dei fatti ma non intervengono. 

Diverso il caso dell’Ucraina. Qui si rubano opere d’arte. E’ un brigantaggio di qualità. Ma, in un certo senso, più grave: quasi un voler sottrarre all’Ucraina la sua stessa storia, la sua memoria, come precisa, appunto, la Croix. Anche qui il gesto è molto più grave di quello che si racconta: non solo il nemico, ma la sua storia, la sua identità, in qualche modo.

Ecco. La guerra è anche questo, soprattutto questo. Si rubano le motociclette e i televisori e si profana la storia e l’anima del nemico.

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